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11 DICEMBRE/ IL MIELE DI TIMO

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Non possiamo compiere atti di grande dolcezza e pazienza e preparare il miele delle virtù più eccellenti, finché non mangiamo il pane dell’amarezza e viviamo in mezzo alle angosce. Come il miele ricavato dai fiori di timo, piccola erba amara, è di gran lunga il migliore, così più eccellente tra tutte è la virtù che si esercita nelle amarezze più vili, basse e abiette.

SAN FRANCESCO DI SALES

È, questa, una delle tante lezioni che ci ha riservato san Francesco di Sales (1567-1622), vescovo, predicatore famoso e autore di scritti spirituali, tra i quali quell’Introduzione alla vita devota da cui abbiamo tratto la nostra citazione. Il messaggio è chiaro: come il miele di timo è il più fragrante e dolce, eppure proviene da un’essenza amara, così la virtù più alta non si affina se non attraverso l’esercizio aspro della prova e della sofferenza. L’antico motto latino cristiano Per crucem ad lucem o quello più «laico» Per aspera ad astra confermano la legge del­lo spirito secondo la quale si conquista la luce attraverso il percorso aspro e oscuro della fatica e dell’angustia.

Discorso, certo, sgradito soprattutto ai nostri giorni nei quali si vuole che ogni cosa sia facile, a partire dalla stessa educazione dei ragazzi ai quali tutto si concede e poco si chiede. C’è, invece, un esercizio che è fondamentale ed è quello della formazione e dell’a- scesi: parole quasi dimenticate e riservate al massimo ai campioni di certe discipline sportive, mentre dovrebbero essere il punto di riferi­mento di tutti. Anche perché è la vita stessa a rivelarsi come un im­pasto di prove e di soddisfazioni. Scriveva ancora san Francesco di Sales: «La rosa tra le spine è per noi una dimostrazione: le cose più gradevoli in questo mondo sono frammiste a tristezza».

Gianfranco Ravasi


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