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15 DICEMBRE/ UNA LAMPADA NELL’OSCURITÀ

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Diventa una lampada per coloro che camminano nell’oscurità, un motivo di gioia per quanti sono addolorati, una distesa d’acqua per gli assetati, un porto sicuro per gli afflitti, una casa per lo straniero, un balsamo per chi soffre, una torre salda per chi è in fuga.

BAHA ALLAH

Quando si sale dalla città israeliana di Haifa lungo le pendici del monte Carmelo, si intravede a mezza costa la cupola dorata di un tempio circondato da giardini: là è la tomba di Baha Allah (1817-92), il fondatore di un movimento religioso staccatosi dall’Islam e detto appunto «bahaismo». Dai suoi insegnamenti abbiamo estratto que­sto bel monito rivolto al fedele. È un appello all’amore per l’altro, un amore che porti serenità nel dolore, sostegno nella fatica, sicurezza nella paura. Noi, però, vorremmo fermarci sull’invito iniziale: essere «ima lampada per coloro che camminano nell’oscurità».

Forse si è pronti con una certa facilità a metter mano al portafo­glio per aiutare uno sventurato o un affamato. Si è anche pronti ad ascoltare uno che racconta le sue pene. È, invece, più arduo consi­gliare, guidare, sorreggere nel cammino della vita una persona che è in ricerca. In questa azione, infatti, si deve attingere a una fonte spi­rituale che forse è già in noi disseccata; non si può misurare il tempo necessario; si deve riflettere e vagliare per non condurre l’altro a un approdo errato. E forse per questo che ai nostri giorni scarseggiano le guide spirituali, quelle figure sapienti che non sogguardavano l’o­rologio mentre ti ascoltavano, che sapevano prenderti per mano ma non si sostituivano a te nelle scelte, che ti infondevano luce e corag­gio. Eppure ogni cristiano, secondo Gesù, dovrebbe essere lucerna su un candelabro che squarci l’oscurità (Matteo 5,15).

Gianfranco Ravasi


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