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26 DICEMBRE/ GOMITOLO DI STRADE

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Non ho voglia di tuffarmi in un gomitolo di strade. Ho tanta stanchezza sulle spalle. Lasciatemi così come una cosa posata in un angolo e dimentica­ta. Qui non si sente altro che il caldo buono e sto con le quattro capriole di fumo del focolare.

GIUSEPPE UNGARETTI

L’ho trascritta a memoria, senza gli «a capo», questa poesia che forse come me tanti lettori hanno imparato à memoria a scuola, nel­l’adolescenza. S’intitola Natale e fa parte della raccolta Allegria di naufragi di Giuseppe Ungaretti (1888-1970), uno dei grandi poeti del Novecento. Sono tante le emozioni che questi versi suscitano. Ne vorrei sottolineare solo due. La prima è proprio in quella bellissima immagine del «gomitolo di strade» che il poeta evoca e che si rifiuta di percorrere. Il Natale è, infatti, una festa che purtroppo accende più le luminarie delle strade che i cuori. Eppure bisognerebbe lo stesso uscire dal «caldo buono» della casa per scoprire che, accanto all’opulenza delle vetrine, c’è tanta stanchezza, solitudine e miseria cui si potrebbe recare conforto.

Ma è anche vero che il Natale è ima festa di intimità. E qui entra in scena la seconda immagine, quella delle «quattro capriole» di fu­mo del focolare. È appunto «il caldo buono», la semplicità delle pic­cole cose, dei sentimenti trascurati, della vita quotidiana e familiare. Spesso siamo attraversati all’improvviso da una stanchezza che non è del corpo ma dell’anima. Essa nasce dal troppo fare, avere, girare, dalla superficialità e dalla banalità. Si ha bisogno di sostare in silen­zio, di placare il cuore e di pregare, di ritrovare la verità ultima e profonda della vita, il significato dell’esistere. È questo il nostro Na­tale, il rinascere dello spirito.

Gianfranco Ravasi


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