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POLITICA/ PUGLIA, I NUOVI COLLEGI UNINOMINALI.

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LA RIDEFINIZIONE DOPO IL REFERENDUM TAGLIA-PARLAMENTARI. LA DAUNIA AVRÀ DUE ELETTI, UNO DEL CIRCONDARIO DI FOGGIA E L’ALTRO DEL GARGANO E DI CERIGNOLA.

L’Italia, tecnicamente, è pronta per tornare al voto. Il passaggio che sblocca sul piano elettorale l’impasse del recente passato è la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 29 dicembre della riforma dei collegi elettorali disposta dal governo presieduto dal professor Giuseppe Conte. La riperimetrazione dei collegi uninominali è stata imposta come effetto obbligato dell’approvazione del referendum che ha ta­gliato il ninnerò dei parlamentari, sfida vinta dal M5S, dalla Lega e dalla Meloni, a cui anche il Pd si è accodato per amor di pace (e di governo).

La nuova mappatura. La divisione dei nuovi col­legi uninominali risente della ratio referendaria: meno parlamentari e di conseguenza ogni eletto nel maggioritario previsto dal Rosatellum Ter sarà espressione all’incirca di 400mila elettori alla Ca­mera e di 800mila cittadini al Senato. I nuovi collegi sono stati elaborati da un comitato di tecnici guidati dal presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo: l’en­nesima task force era stata istituita per garantire a tutte le forze politiche una terzietà nell’esito dei la­vori, che è stato vagliato dalle Commissioni Affari istituzionali di Camera e Senato (qualche correzione è stata sollecitata solo per alcuni collegi laziali). La pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale assicura che se i marosi dovessero far affondare l’esecutivo Conte, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella po­trebbe – nel caso mancasse una nuova maggioranza parlamentare – sciogliere le Camere, indicendo nuo­ve elezioni a tre anni dal voto di marzo 2018.

La legge elettorale in vigore. Si voterebbe con il Rosatellum Ter: solo il 36% dei seggi è previsto sia distribuito attraverso la formula dei collegi unino­minali maggioritari, mentre il restante 64% viene assegnato proporzionalmente ai partiti che predi­spongono dei «listini» plurinominali: alla Camera saranno 245 (su 400) gli eletti nelle liste bloccate, 147 negli uninominali; mentre i deputati del collegio estero passano da 12 a 8; al Senato dai listini pro­porzionali verranno ben 122 eletti, dagli uninominali 74 parlamentari eletti (previsti solo 4 i senatori scelti dagli italiani all’estero). La maggioranza Pd-5S-Renzi però lavora per un ritorno al proporzionale puro.

Gli effetti sulla Puglia. I pugliesi potranno eleggere alla Camera dieci deputati con il voto maggioritario nei collegi uninominali. La Daunia avrà due eletti, uno del circondario di Foggia e l’altro del Gargano e di Cerignola; la Bat avrà un collegio co­struito intorno ad Andria. Poi c’è il caso Bari: un deputato sarà eletto da Bari città e da pochi comuni dell’hinterland; il secondo dai cittadini di una cinta metropolitana che andrà da Moffetta a Monopoli. Un altro eletto sarà scelto dai cittadini della Murgia (da Altamura) più il nord del Tarantino (con i comuni di Palagiano, Palagianello, Mottola, Castellaneta e Gi­nosa); poi Taranto città e il resto della provincia indicherà con il voto il secondo deputato. Un eletto è destinato al collegio di Brindisi e provincia, ben due al Salento: il primo dai comuni intorno a Lecce, il secondo dai municipi del basso Salento (da Alessano a Zollino). Alla Camera il decreto conferma quattro collegi plurinominali: Foggia-Andria, Bari, Altamura-Taranto, Brindisi-Lecce-Galatina (17 i posti to­tali).

Al Senato i collegi uninominali saranno solo cin­que: uno per il Foggiano; uno per la Bat più un pezzo di Murgia che va da Altamura a Martina Franca passando per Locorotondo, Gioia e Sammichele; uno per Bari e i comuni costieri (da Moffetta a Monopoli); uno per le province di Brindisi e Taranto; e infine uno per la provincia di Lecce. Ci sarà invece un unico collegio plurinominale per Palazzo Madama (con 8 eletti).

Michele De Feudis

gazzettamezzogiorno


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