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Scuola/ In Puglia l’ordinanza è un flop: «Classi piene oltre il 50%». Gran parte degli alunni tornano in aula nonostante il diktat della Regione

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Non meno del 50-60% degli alunni delle scuole elementari ha scelto la didattica in presenza, mentre nelle scuole medie la proporzione è più bassa. Ma il dato – assolutamente empirico – smentisce nei fatti la linea del presidente Michele Emiliano, che mirava a tenere a casa almeno fino al 15 tutti gli iscritti alle scuole pugliesi. L’ordinanza della Regione, in vigore da ieri, ha però creato caos e polemiche: tanto che moltissimi istituti hanno ammesso in classe, in presenza, chiunque si sia presentato ai cancelli a prescindere dalla «richiesta» prevista dall’ordinanza.

La situazione sul territorio è a macchia di leopardo. Nei capoluoghi (ad esempio a Bari) non sono rari i casi di classi elementari che hanno interamente scelto la didattica in presenza: i genitori ritengono dunque di non condividere le motivazioni «epidemiologiche» che hanno portato la Regione, in controtendenza con quasi tutto il resto d’Italia, a non allinearsi alle indicazioni di Palazzo Chigi che da ieri hanno disposto la riapertura regolare delle primarie e delle secondarie di primo grado, rinviando a lunedì (e con il 50% della didattica a distanza) quella delle superiori.

In Puglia gli iscritti alle scuole sono 597mila, di cui 207mila alle superiori: sono quelli che, utilizzando in prevalenza i mezzi pubblici, risultano più a rischio per numero di contatti. Gli altri 390mila alunni sono suddivisi tra 95mila iscritti alla scuola dell’infanzia, 176mila alla primaria, 117mila alla scuola media: gli asili sono esclusi dall’ordinanza (perché non c’è obbligo: i genitori già possono scegliere se mandare o meno i bimbi in classe), per tutti gli altri invece la Regione ha imposto l’attività a distanza salvo richiesta contraria.

Ma anche il nodo della «Did», la Didattica integrata a distanza che dovrebbe consentire a chi resta a casa di fare lezione in maniera sincrona rispetto a chi è in classe, è stato affrontato e risolto in maniera diversa sul territorio. Molte scuole chiedono agli alunni di presentarsi in classe con il proprio tablet, in modo da collegarsi dal banco alla piattaforma di video-conferenza: questo però è possibile solamente negli istituti dotati di linee in fibra e wi-fi nelle classi. In tutti gli altri, è il computer dell’insegnante a fare da «hub» per la la lezione di chi è a casa.

Il tema delle scuole ha scatenato ovviamente la polemica politica. Dal ministero dell’Istruzione, che già in occasione delle due precedenti ordinanze aveva polemizzato con Emiliano, non ci sono reazioni ufficiali: ma dall’entourage del ministro Lucia Azzolina trapela l’«irritazione» per l’iniziativa della Regione che «ancora una volta» è intervenuta sull’autonomia scolastica. «La scuola va riaperta subito in presenza, se è vero che siamo in grado di garantire le regole di sicurezza – attacca il consigliere regionale Fabiano Amati (Pd) -. Se invece non lo siamo, il problema non è la scuola, ma la nostra incapacità». «L’ordinanza di Emiliano era talmente chiara che lui stesso la sera del 6 ha sentito il bisogno di fare un post su Facebook – aggiungono da Fratelli d’Italia -, salvo poi essere costretto a modificare pure quello per le inesattezze contenute». Di «pasticcio pugliese sulla scuola» parla Antonella Laricchia, consigliere regionale M5S, secondo cui «la scelta tra didattica in presenza e a distanza viene “sbolognata” ai genitori, come se non avessimo gente pagata proprio per guardare i dati». Anche per Forza Italia, «Emiliano fa come Ponzio Pilato», mentre per il parlamentare grillino Giovanni Vianello «Emiliano crea disagio e pregiudica educazione e formazione».

Massimiliano Scagliarini

gazzettamezzogiorno


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