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Coronavirus/ La Puglia resta arancione anche per i test antigenici. Riaprono le superiori, ma con la DAD a richiesta classi vuote

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Quasi tutta l’Italia toma (o resta) in zona gialla mentre la Puglia (insieme a Um­bria, Sardegna, Sicilia e Provin­cia autonoma di Bolzano) è tra le cinque regioni che restano in fascia arancione. Non basta dunque che l’indice Rt (il nu­mero di contagi secondari pro­dotti da ogni caso non asinto­matico) sia sceso sotto 11 a in­dicare un arretramento dell’epi­demia: la Puglia paga infatti il carico ancora troppo elevato dei ricoveri, mentre è rinviata a ve­nerdì la valutazione dell’anda­mento delle percentuali di po­sitivi.

Il «boom» del numero di test effettuati (che è ormai costan­temente superiore a quota 10mila) si spiega con il fatto che la Puglia ha cominciato a include­re nel totale anche gli antigenici rapidi. Questa scelta ha fatto sì che il parametro sia sceso dal 37,6% dei sette giorni precedenti al 21,3% della settimana appena trascorsa. Tuttavia, essendo cambiato il denominatore, per le regole ministeriali il dato non è valutabile ai fini dell’andamen­to dell’epidemia: e questa circo­stanza costituisce una «allerta» che incide sulla valutazione di «resilienza» (cioè della capacità di reagire all’emergenza) del servizio sanitario territoriale.

La Puglia al momento è con­siderata a rischio moderato ma con un alto impatto dell’epide­mia su ospedali e territorio. Af­finché l’impatto scenda a mode­rato è necessario che i parametri di controllo scendano sotto le so­glie di guardia. La percentuale di positivi verrà valutata nuo­vamente nel prossimo monito- raggio, quando la cabina di regia avrà a disposizione due settima­ne di percentuale calcolate sulla stessa base di test. E allo stesso tempo si vedrà se l’ospedalizzazione (che di norma viene va­lutata con i dati del martedì) sa­rà scesa al di sotto delle soglie di allerta. Per cambiare fascia, ov­viamente, serviranno due setti­mane di parametri stabili.

Oggi intanto in Puglia riapri­ranno (almeno fino a sabato) le scuole superiori, con il limite del 50% della capienza e con la di­dattica a distanza «fai da te»: le famiglie possono infatti chiede­re di non tornare in classe e se­guire le lezioni da remoto. «Le istituzioni scolastiche – dice l’or­dinanza della Regione che sarà valida per tutta la settimana – organizzano le attività scolasti­che, applicando preferibilmente la percentuale ad ogni singola classe e garantendo comunque la didattica digitale integrata per tutti gli studenti le cui fa­miglie ne facciano richiesta, te­nendo presente che a coloro che hanno chiesto la didattica digi­tale integrata, non può essere imposta la didattica in presen­za».

Il risultato di questa imposta­zione, secondo fonti sindacali, è che nelle scuole superiori pu­gliesi la frequenza in classe sarà molto bassa: sono segnalati isti­tuti in cui il 100% degli studenti ha scelto di proseguire con la didattica a distanza, e in molti hanno ritenuto non affidabili i servizi di trasporto. Su questa possibilità lasciata alle famiglie dalla Regione il mondo della scuola si è spaccato: gran parte delle sigle che rappresentano il personale (Cgil, Cisl, gli auto­nomi, l’associazione dei presidi) hanno infatti criticato il presi­dente Emiliano annunciando iniziative di protesta.

m.s.

gazzettamezzogiorno


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