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MAFIA FOGGIANA AGGRESSIVA E SPIETATA. LO SCENARIO DEL PROMONTORIO RIMANE QUELLO PIÙ IN FERMENTO

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Lo scenario criminale nell’area garganica rimane quello mag­giormente in fermento -si leg­ge nella relazione-, essendo anco­ra in corso un processo evolutivo volto a colmare i vuoti di potere de­terminati sia da arresti e condanne sia dall’eliminazione fisica di espo­nenti di vertice delle opposte fazioni riconducibili ai clan Li Bergolis e Ro­mito. Il clan dei Montanari, che al momento resta quello dominante, è guidato dal reggente dei Li Bergolis (Enzo Miucci,ndr), elemento di punta che esercita la sua influenza anche sulle altre famiglie orbitanti attorno al sodalizio quali i Lombardi, detti i “Lombardoni” di Monte San­t’Angelo (con propaggini nel resto del Gargano), i Frattaruolo (da sem­pre attivi su Vieste, con propaggini su Manfredonia e collegamenti con la criminalità cerignolana) e i Prencipe (originari di San Giovanni Ro­tondo).

Per quanto riguarda lo schieramen­to opposto, legato al clan Romito (quest’ultimo fortemente ridimen­sionato da arresti e omicidi), si sta assistendo a una costante riconfi­gurazione della relativa mappatura criminale. Dopo l’omicidio, l’11 no­vembre 2019 a Monte Sant’Angelo, del capoclan reggente dei Ricucci (Pasquale Ricucci,ndr), il nuovo assetto è fondato sulla neocostitui­ta alleanza Lombardi-Ricucci-La Torre, prevalentemente operanti nell’area di Manfredonia-Mattinata- Monte Sant’Angelo, ai quali resta le­gata la frangia militare mattinatese. Nonostante la fase di crisi, i riscon­tri info-investigativi sembrano indi­care strategie in atto anche da par­te di quest’ultima coalizione volte al­la riorganizzazione e alla riafferma­zione di una propria egemonia nel­l’area garganica.

A Vieste sembra ormai sopita la fai­da scissionista tra i Raduano e i Perna-Iannoli (i primi legati ai Romito, i secondi ai Li Bergolis), anche in questo caso per lo stato di deten­zione in cui si trovano quasi tutti i so­dali organici ai due clan sopravvis­suti agli scontri. Dal 27 aprile 2020 si trova agli arresti domiciliari quello che attualmente può essere consi­derato l’esponente di maggior rilie­vo nel territorio di Vieste (Danilo Della Malva, ndr). I gruppi criminali del Tavoliere con­fermano la propria rilevanza rispet­to ai traffici illeciti che si svolgono nell’intera regione e, in qualche ca­so, in tutto il Paese, nonché in ra­gione della commistione d’interessi e di collaborazioni con la criminalità organizzata del capoluogo e del Gargano. Nell’alto Tavoliere, gli as­setti risultano prevalentemente sta­bili. San Severo si conferma centro di raccordo dei fenomeni criminali più significativi, in un’area territoria­le ove la batteria foggiana Moretti- Pellegrino-Lanza ha concentrato i propri interessi curati per il tramite del suo luogotenente capoclan del gruppo La Piccirella-Testa, attestandosi (come rilevato con l’opera­zione “Ares” del giugno 2019) qua­le associazione di tipo mafioso au­tonoma, indipendente e propulsiva di nuovi assetti nel territorio.

Nel basso Tavoliere, la trasversali­tà dei settori interessati dall’infiltra­zione mafiosa ha trovato un concre­to e grave riscontro nello sciogli­mento del consiglio comunale di Cerignola che ha confermato l’indi­scusso “controllo” del territorio da parte di quella mafia dotata di un’elevata capacità di controllo in un tessuto criminale eterogeneo, vero­similmente grazie alla presenza di un organo decisionale condiviso, che riesce a contemperare la mol­teplicità degli interessi illeciti in gio­co riducendo al minimo le frizioni in­terne. Tuttavia, la situazione interna all’associazione è di non facile lettu­ra anche alla luce della “blindatura” dell’ambiente nel quale operano i sodali, con rigide regole comporta­mentali quasi di tipo militare. I clan di riferimento restano i Piarulli e i Di Tommaso. Svincolata dai legami familiari, che prevalentemente caratterizzano le altre associazioni foggiane, la mafia cerignolana si presenta come una organizzazione imprenditoriale do­tata di risorse umane ed economi­che che le hanno consentito, negli anni, di espandersi fuori regione, spesso infiltrandosi in modo silente in svariati settori economico-finanziari riciclando i capitali accumulati con le attività illecite condotte. Que­ste vanno dai traffici di armi e stupe­facenti, per i quali la città di Cerigno­la costituisce un’area di snodo per tutta la regione, a reati di natura pre­datoria (rapine ai tir, furti di autovet­ture e mezzi pesanti) per il compimento dei quali si assiste a una commistione tra criminalità comune e quella organizzata che rende di fat­to difficile la differenziazione tra i due fenomeni.

L’area dei cinque reali siti, forte­mente condizionata dalla criminali­tà cerignolana, annovera città come quella di Orta Nova con un tessuto criminale di spessore sul quale do­mina il clan Gaeta. A Stornara, infi­ne, una serie di gravi atti intimidato­ri e danneggiamenti, tra cui quelli reiterati ai danni dei titolari di un locale un’azienda agricola, sono coincisi con il ritorno in libertà di alcuni appartenenti alla famiglia malavito­sa dei Masciavè (da sempre colle­gati alla malavita cerignolana).

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SOCIETÀ, AVANZANO NUOVE LEVE I BOSS SONO TUTTI DETENUTI

I boss foggiani sono quasi tutti detenuti, ma la «Società» può contare sulle nuove leve reclutetate tra i giovani e incaricati di cu­stodire droga, compiere attentati, fungere da prestanomi per l’intestazione fittizia di beni. Così in sintesi la situazione nel capoluogo dauno per quanto scritto dalla Dia nella re­lazione al Parlamento della situazione della criminalità in Capitanata, analisi riferita al primo semestre del 2020. «A Foggia le tre batterie dei Sinesi/Francavilla; Moretti/Pellegrino/Lanza; e Trisciuoglio/Tolonese» scrive la Direzione investigativa antimafia nelle pa­gine dedicate alla situazione locale «soffrono lo stato detentivo dei rispettivi capi storici quasi tutti in regime di carcere duro, ed alcuni destinatari nell’ultimo periodo di ulteriori sentenze di condanna. L’unico libero risulta il reggente della batteria Moretti/Pellegrino/Lanza, Pasquale Morettifiglio di Rocco»

(che però è stato riarrestato nel novembre scorso nel blitz Decimabis» ndr).

«D’altra parte tutte e tre le batterie con­tinuano a beneficiare dei rapporti con le organizzazioni criminali della provincia. I Si­nesi/Francavilla sono tradizionalmente col­legati al clan dei montanari dell’area garganica (in particolare al clan Libergolis) e ai Nardino di San Severo. Il gruppo Moretti/Pellegrino/Lanza, oltre ad essere storico alleato di alcuni clan del litorale garganico, resta for­temente legato ai Testa/La Piccirella di San Severo. Infine la batteria Trisciuoglio/Tolo­nese ha sviluppato sinergie con elementi ma­fiosi della provincia, in particolare, con il clan Romito operante a Manfredonia e con elementi della criminalità di Orta Nova».

Eppure «nonostante lo stato di detenzione di molti affiliati della “Società”, la perdurante continuità nelle attività criminali delle bat­terie» rimarca la Dia «è garantita dalla pos­sibilità di fare affidamento sul facile reclu­tamento delle nuove leve, reperite dal bacino della criminalità comune, per essere impiegate in attività di supporto e manovalanza, come la custodia di droga ed armi; nel compimento di azioni intimidatorie con la collocazione di ordigni esplosivi; oppure nella intestazione fittizia di beni» C’è poi il «ricorso alla ma­novalanza straniera», al riguardo la Dia cita il fermo nell’aprile 2014 da parte della squadra mobile di un albanese sospettato di due at­tentati dinamitardi ad un pub e un centro sociale per anziani che avrebbe compiuto per conto della mafia; e l’arresto di un romeno coinvolto come telefonista nell’indagine an­cora della squadra mobile, sfociata nel gennaio 2020 in 4 decreti di fermo cattura per due tentativi di estorsioni aggravati dalla mafiosità. Le indagini basate anche sulle rivelazioni di un pentito hanno evidenziato come «il gruppo criminale, privato di quasi tutti gli esponenti di vertice, continui sistematicamente a vessare il territorio attraverso le cosiddette seconde leve; e ribadito il carattere federativo della “Società foggiana”, nonché la vigenza al suo interno del principio della mutua solidarietà attraverso la gestione di una cassa comune, come era era emerso nell’operazione “Decima Azione” con 30 arresti del novembre 2018. Significativo al riguardo il rinvenimento di due liste: una contenente i nomi di soggetti affiliati tra l’altro alla batteria Moretti/Pellegrino/Lanza con accanto l’indicazione della somma mensile percepita per il contributo dato al mantenimento del vincolo associativo e alla concreta realizzazione del programma crimi­nale; l’altra corrispondente alla lista degli estorti».


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