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LA LEGGENDARIA E “INTROVABILE” CITTA’ DI URIA SUL GARGANO

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La rassegna dei principali scritti di studiosi che si sono divisi sul luogo geografico in cui ubicare il sito che Erodoto volle fondato dai cretesi. E la disputa continua ancora oggi…

La leggenda, dati storici, estratti di fonti di studiosi e tradizione orale si intrecciano in questo scritto di Leonarda Crisettiche ha per oggetto Uria, la città scomparsa del Gargano. Essa fu un’antica città romana che si ritiene sia esistita tra il Ve VI secolo a.C. sulle pendici del Lago di Varano o nello spazio in cui ora si adagia lo specchio d’acqua, di­strutta da un maremoto che la travolse provo­cando morti e rovine. Nella credenza degli abitanti locali essa gia­cerebbe in fondo alla la­guna di Varano dove con le acque limpide e calme si dice si possa­no ancora intravede i resti delle sue mura. Favorita dalla posizione geografica e dal porto, la città avrebbe svilup­pato i suoi commerci tra Oriente e Occidente, si sarebbe dotata di una flotta bene equipaggia­ta, per difendersi, per incutere timore e seda­re i conflitti nell’Italia meridionale.

  
  

A  colui il qual discenda dagli ardui gioghi dell’Appennino Garganico alla marina dell’Adriatico , sia ch’egli venga da Vico ed Ischitella, sia ch’egli percorra l’ameno sentiero, che per entro vaghissime selve da S. Nicandro a Cagnano svariato procede, tal si presenta allo sguardo dilettevole spettacolo, che par veramen­te opera d’incanto. Una immensa cerchia di verdi colline, che hanno alle spalle le boscose pendici di altissimi monti, cinge con acclive e facil pendio la enorme conca d’un bellissimo lago, il qual per bre­ve istmo di mezzo miglio di larghezza, e sei di lun­ghezza col mare confina. Scorge all’estremo del destro lato Rodi, che in mezzo a boschi di lauri ed aranci alla marina sponda sovrasta. Vede più su Ischitella, che sta a cavaliere di lunga convalle di ameni giardini e più su Vico che domina tutta inte­ra quella scena di monti, di selve, di mare, di lago. Guarda all’estrema punta a sinistra i nereggianti oliveti del monte Devio, e più su Varosello e S. Ni­cola, la difesa di Forquet e quella di Pallavicino; e sulle coste delle più propinque colline vede Ca­gnano e Carpino, co’ loro boschi alle spalle, e con mille anomali ruscelli, che ne giocondano le ame­ne campagne. In mezzo a cotali vaghezze natura­li è situato il Lago di Varano […]”.

Così scriveva Giuseppe Aurelio Laurianel 1862nel progetto di trasformazione del lago in magnifico porto di Varano. Ma, quando? come si è forma­to il lago di Varano? e, soprattutto, cosa c’era al po­sto della “conca d’oro” in cui i cittadini di Cagnano Varano Ischitella e Carpino esercitano il jus di pe­scare da tempo immemorabile?

IL SINUS URIAS E LA MITICA CITTÀ DI URIA

Là dove oggi c’è il lago di Varano, c’era un golfo, il sinus Urias di Pomponio Mela, e sulle rive del gol­fo la città di Uria secondo Erodoto (V sec. a. C.) fon­data dai cretesi i quali, assaliti dal vento e dalle cor­renti marine, naufragarono sulla coste della Japigia mentre facevano ritorno in patria, dopo avere tenuto sotto assedio per tre anni la città di Comiso, in Sicilia – dove sono andati a seguito alla coloniz­zazione cretese-rodia – senza riuscirvi.

Di Uria si sono occupati e non pochi studiosi ma, mentre si sono trovati concordi sul modo di denominarla e scriverne il nome, non sono stati d’ac­cordo nel luogo geografico in cui ubicarla. C’è, per­tanto a tutt’oggi, chi la vuole a Vieste, chi a Man­fredonia, chi a Peschici, chi a Siponto, chi a Vico, chi a Rodi, chi sul Monte Gargano, chi nell’area pe­rilacuale di pertinenza dei comuni di Cagnano, Carpino, Ischitella – solo per restare nel Gargano. C’è inoltre, chi la ubica nel Salento e chi in Cam­pania. Cercheremo di capire di più esaminando di­verse congetture.

Dioniso Libico (V-IV sec. a. C), Licofrone (IV sec. a. C.) e Dionigi di Carace detto il Perigeta (I – II sec. d. C.) affermano che Uria rappresentava uno dei punti estremi della Japigia (termine esteso allora a tutta la Puglia) e nella Daunia. Andrea Della Mo­naca in Memoria Historica della città di Brindisi (1674) così riassume la questione:

Il nome di Hiria, […] non è altrimente questa fon­data su’l Monte [Oria bridisina], ma quella, ch’era nel Gargano, oggi chiamato Monte Sant’Angiolo, vicino al lido Adriatico: qui la mettono molti grauissimi Autori, come Stefano, Eustatio, Tolomeo, e Dionisio Libico, che vien nominata con la voce neu­tra, Hirium.

[…] Usque.Hirij summam se extendit lapigis ora.

E benché quell’Hirio possi essere nome d’un seno di Mare, che si forma sotto il Gargano, qual seno fu da Pomponio Mela chiamato Vrias; tutta via l’Hiria di Erodoto era in quel luogo istesso, havendo essa dato il nome al seno, ò ricevuto da quello. Ma Tolo­meo dichiarando più la cosa, mentre fra le città di quel luogo annovera Hirio, parla così di quei luoghi: Salapia, Sipontum, Apeneste, Garganus Mons, et iuxta sinum Adriaticum Hirium.

Ma molto più chiaramente ne favella Plinio, il qua­le non pur pone Hirio nell’Apulia Daunia nell’istesso Gargano, ma chiama Vria per il passaggio della lettera greca Y alla V latina:

Hinc Apulia Dauniorum cognomine à duce Diomedis Suocero. In qua Oppidum Salapia Anibalis Me­retricio Amore inclitum Sipontum, Vria, Amnis, Cerbalos, Daunionem finum.

Della Monaca dice chiaramente che Uria era si­tuata nel Gargano, sul seno di mare nominato da P. Mela sinus Urias, da Tolomeo sinum Adriaticum e da Plinio chiamata Vria per il passaggio della let­tera greca Y alla V latina.

Il fisico Michelangelo Manicone ne La fisica appula, situa Uria lungo il lago Varano, in direzione di Torre Mileto, precisamente a San Nicola Varano, mentre è stato acclarato che ruderi sono riconducibili alle fabbriche dirute del monastero di San Ni­cola Imbuti di epoca medievale. L’ipotesi è stata condivisa da Giuliani, Fraccacreta, Sarnelli, De Leonardis, Capuano, Tellini e altri studiosi recenti. Giuseppe Del Viscio vichese autodidatta, nell’inte­ressante monografia su Uria, confuta l’ipotesi di chi identifica la città con Oria in Salento, per il fatto che Oria è montana mentre Uria era marittima, come quella che vuole Uria nell’Opicia (in Campania), basando l’ipotesi sulle monete che portano le scritte Hyrietes, Hirianos, Urina e le immagini di Giunone argiva, del bue antrosopo e di Pallade, perché il rinvenimento di monete sul posto non è sufficiente a dimostrare la ubicazione della città. Fa sua l’ipotesi di Della Monaca, che colloca Uria a 15 mila passi da Lesina, sostiene che la città avesse il perimetro di 30 miglia e abbracciasse le terre comprese tra Rodi e Monte d’Elio, e consi­dera che Uria non poteva essere ubicata

  1. – a Manfredonia, come vorrebbe F. Cluwer, per­ché il suo territorio è pianeggiante mentre Pom­ponio Mela ha scritto Uria che si trovava in un luo­go di difficile accesso;
  2. – a Siponto, come vogliono altri studiosi, perché per il Perigeta, Licofrone e Dioniso Libico Uria rappresentava uno dei punti estremi della Japigia e quindi della Daunia;
  3. – a Vieste, come vorrebbe Enrico Bacco all’epo­ca di Tolomeo e di Plinio nota come Apeneste, perché nello stesso tempo non potevano esserci due città nello stesso luogo; inoltre, in base alla descrizione di Mela trovi Uria subito dopo la re­gione frentana là dove il Gargano s’incurva origi­nando il seno uriano, coreografia che non è rin­venibile nella testa del Gargano dov’è ubicata Vieste;

4 – a Rodi, come sostengono Leandro Alberti e al­tri studiosi, perché Rodi sarebbe stata fondata dai rodii argivi molti anni prima dell’istituzione delle olimpiadi, e perché tra Rodi e Uria non c’è neanche affinità filologica, significando Uria fuoco e Rodi rovinaccio, rottami di pietre o laguna verso il mare;

5 – a Vico, come vuole Momsen avvalendosi di due iscrizioni lapidarie, sepolcreti, amuleti, vasi rinvenuti nel territorio viciense, e, senza dubitare in merito alle origini antiche della città attestate dal­la Civita, dalle sepolture di monte Tabor di epoca preromana e romana, afferma che il nome origi­nario di Vico non poteva essere Uria perché que­sta era marittima e Vico si trova a quota 454 s.l.m.; inoltre Uria era sita sulla piegatura del Gargano, là dove si incurva il promontorio e Vico non pre­senta questa corografia; pensa piuttosto che Vi­co corrispondesse alla città chiamata Gargano, poi nota come Civita.

Chi va alla ricerca di Uria secondo Del Viscio la trova invece là dov’è il lago di Varano, che però non è nato da un cataclisma, come vuole Mani­cone.

URIA (LEGGENDA)

La tradizione orale narra che sulle rive del seno di Uria ad oriente, là dov’è oggi la chiesa del Crocifìsso di Varano, ci fosse tanto tempo fa una mo­desta casa in cui abitava Nunzia, donna dai costumi illibati che viveva in una città corrotta. Un giorno, mentre dipanava l’arcolaio, questa vergine udì una voce che disse: “Fuggi, Nunzia, che Uria è minacciata da dio!”

La donna uscì subito di casa e vide la città inon­data dalle acque che si sollevavano minacciando di invadere anche la sua casetta, posta all’estre­mo lembo dell’abitato. Appena lei apparve, però, le acque si fermarono e la donna fu salva. La ca­sa di Nunzia fu quindi ritenuta sacra, l’abitatrice santa e la cella solitaria venne dedicata a La Nunciata (oggi chiesa del Crocifìsso).

VARIANTI

Su Uria sono state scritte altre narrazioni che hanno in comune la corruzione dei suoi abitanti, compresi gli ecclesiastici, che pare praticassero il concubinato e la simonia. Una leggenda vede infatti protagonista un prelato uriano condannato dal popolo ad espiare le sue colpe emettendo gri­da di dolore: suoni che in realtà si odono lungo le rive del Varano, causate dall’acqua che penetra ed esce dalle rocce cavernose.

I peccati dell’avarizia e della lussuria sono inoltre incarnati nel principe di Uria che, al tempo dell’inondazione, sarebbe stato a villeggiare con la figlia Giulia [identificata con la figlia di Augusto di fatto relegata a Tremiti] nel tenimento di Vico del Gargano, il quale, scampato dal diluvio ma non li­bero dai vizi, sarebbe stato castigato da un terre­moto in tempo di quaresima [quello del 1223], Fuori dalla leggenda. Vero è che nella zona con­siderata – riva orientale-meridionale e occidenta­le del Varano – sono emersi ruderi e manufatti che attestano la frequentazione del sito dall’epoca el­lenistica a quelle romana e tardo medievale. Altri dati del racconto narrano probabilmente antiche aspirazioni, d’altro canto, la leggenda non è forse l’altare di un’idealità?

URIA (CENNI STORICI)

Favorita dalla posizione geografica e dal porto, la città avrebbe sviluppato i suoi commerci tra Oriente e Occidente, si sarebbe dotata di una flot­ta bene equipaggiata, per difendersi, per incute­re timore e sedare i conflitti nell’Italia meridiona­le. C’è chi ricorda il contributo offerto ai romani da­gli urini, insieme ad altri garganici, nella guerra contro i galli e l’alleanza con i Sanniti contro i ro­mani, quando ha dovuto difendere la propria indipendenza. I cittadini tributavano onori a Venere Urania “dea di quel calore occulto che suona fe­condazione della natura” e a Giove Delfinio, co­me attestano le monete con protome di Pallade, delfino e timone (F. Ypiatinon). A Uria, fiorì, poi, una colonia romana, che con la legge Julia otten­ne la cittadinanza romana insieme al diritto di suf­fragio attivo e passivo nei comizi.

La città fu sotto la protezione di Marco Munisio, come lascia supporre una lapide rinvenuta a Varano. Molti altri i reperti affiorati nel 1878 tra Cagnano, Carpino e Ischitella, mentre si procedeva alla costruzione della strada rotabile Fiumicello – Rodi e altri reperiti nelle contrade Piano-Avicenna- Pineto negli anni Cinquanta del secolo scor­so (epigrafi, tombe, vasi, monete, arnesi, edifici, masseria, ville e altri manufatti sepolti dai mate­riali alluvionali) attestano la lunga frequentazione compresa tra l’epoca di Roma repubblicana e il tardo impero. Nel quinto secolo dopo Cristo, quando il cristianesimo penetrò nel Gargano, Uria divenne una piccola città (oppidulum). Riap­parve nel medio evo col nome di città di Varano (oppidum Baranum) e si dotò di un castro. Nel 1067, la città fu concessa dall’imperatore Ottone II alla basilica di San Michele in Monte Sant’An­gelo.

DAL SINUS URIAS AL LAGO DI VARANO

È geologicamente e storicamente accertato che il lago Varano ha avuto origine dalla trasforma­zione di un seno di mare che si addentrava mol­to nella terra (il sinus Urias di Pomponio Mela) tramite la formazione dell’isola Varano, una bar­ra dunosa che è andata a chiudere le acque del­l’Adriatico, con il concorso delle correnti marine provenienti massimamente da nord (Fortore), delle maree, del moto ondoso, del vento, dei detriti trasportati dalle fiumare. Là dov è oggi il lago Varano c’era pertanto in epoca romana un seno di mare, in golfo.

TRACCE DEL PORTO ROMANO

Da un sondaggio effettuato a 14 metri di profon­dità nell’Isola Varano, distante dalla terra ferma – foce di Ischitella 5 km circa, è stato rinvenuto materiale costituito da ciottoli selciferi di colore nocciola e nero e di forma non ellissoide o ton­deggiante ma piuttosto piatta, levigati dal moto ondoso. Tale rinvenimento confermerebbe l’ipo­tesi che alla formazione della fascia dunale- iso­la Varano – la barra che è andata a chiudere l’an­tico seno uriatico – hanno dato un notevole con­tributo le alluvioni provenienti dalle alture del ter­ritorio d’Ischitella.

Il sistema dunale, avrebbe avuto origine comun­que sia da est (dall’attuale foce di Varano), sia da ovest, presso la Foce di Capojale – con le sab­bie trasportate dalle correnti medioadriatiche -e, come in un abbraccio, avrebbe chiuso l’antico golfo (sinus). La congettura è confortata dalle antiche carte topografiche del lago Varano, che mostrano uno specchio d’acqua comunicante con l’Adriatico in un solo tratto, nonché dalla de­pressione dell’Isola situata verso il centro, dove sono i “laghetti” dell’Oasi Gargamelle.

La memoria dei pescatori di Cagnano, inoltre, conserva il ricordo di 90 pali dal diametro di cir­ca 50 cm qui conficcati e divelti dalla ditta Maz­zacurati negli anni Cinquanta del secolo scorso, quando furono eseguiti i lavori di costruzione di banchinaggio e escavo di un canale circumlacuale che bonificasse il Varano. Pali che nel lon­tano passato avrebbero potuto costituire gli ar­gini del portus Garnae (Varnae?) di pliniana me­moria e che, in ogni caso, testimonierebbero la presenza di una primitiva foce naturale, già por­to romano.

IL LAGO VARANO E LA MORTE DI URIA

La parola lacus Bayrano si legge la prima volta nella bolla di papa Adriano IV del 1158, allorché si sarebbe completata la formazione della diga che andò a chiudere l’antico seno. Un ultimo avanzo dell’oppidum Baranum c’era però anco­ra nel 1410, come attesta un frammento di lapi­de rinvenuto intorno alla chiesa della SS. An­nunziata, là dove prima era il castello.

Uria, pertanto, morì lentamente, dopo una lunga agonia, mentre si andò chiudendo l’antico seno di mare e si completò la formazione del lago Va­rano, perché la grande diga (Isola Varano) fece cessare il commercio marittimo e creò le condi­zioni affinché insorgesse la malaria.

Dalla trasformazione del nome di Uria- Hyrium, Uria, Bayranum, Vairanum – sarebbe nato se­condo Del Viscio il termine Varano, per indicare sia la città di Varano (Bairanum), sia il lago Va­rano (lacus Bairanum).

Leonarda Crisetti

l’attacco


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