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REGIONE/ SEI EX CONSIGLIERI: “VITALIZI, I TAGLI SONO ILLEGITTIMO SI PRONUNCI LA CORTE COSTITUZIONALE”. CONTESTATA LA LEGGE CHE DECURTA LE PENSIONI

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Sei ex consiglieri regionali contestano il taglio dei vitalizi determinato dalla Re­gione Puglia con la legge n. 20 del 7 giugno 2019: patrocinati dagli avvocati Luciano Ancora e Roberto Ruocco, evidenziano l’incostituzionalità dei tagli agli emolu­menti con un ricorso al Tribunale di Bari nel quale, in cinquanta pagine, rivendi­cano la fondatezza delle proprie retribu­zioni post legislatura. Le controparti? La Regione Puglia e il consiglio regionale.

I ricorrenti sono i centristi Enrico Santaniello, Salvatore Mongiello, il dem Dino Marino e i «destri» Armando Stefanetti, Vincenzo Caruso e Roberto Ruocco (che è anche uno dei legali che ha proposto il ricorso). Tutti contestano una «decurta­zione» del vitalizio variabile dal 45% al 32,7%.

La querelle vitalizi costringe i legali ad un excursus Storico: ricordano che ai tem­pi dello Statuto Albertino non c’era «re­tribuzione» perché la partecipazione po­litica nei consessi parlamentari era legata al censo, mentre con 1’elezione del portuale Pietro Chiesa alla Camera nel 1900 si avviò un dibattito pubblico che portò all’intro­duzione di una indennità che in un anno arrivava a 6.000 lire, «una garanzia di in­dipendenza da possibili pressioni». Poi ag­giungono che «il riconoscimento della tu­tela retributiva fu ritenuto dai costituenti una scelta di civiltà democratica», mentre «il trattamento di fine mandato» diventava una «proiezione» della medesima tutela. Il vitalizio, specificano, «come è anche ri­cordato nella sentenza n.289/1994 dalla Corte Costituzionale, ha trovato la sua ori­gine in una forma di mutualità che si è trasformata in una forma di previdenza obbligatoria di carattere pubblicistico».

La legge pugliese, secondo i sei ex con­siglieri, non tiene conto delle disposizioni emanate dal governo Monti nel 2012: ve­niva sì imposta «una disciplina quanti­tativa del trattamento di fine mandato», imponendo «l’adozione del metodo contri­butivo» ma sottolineava che erano «fatti salvi i trattamenti già in erogazione a tale data». Da qui la contestazione dell’illegit­timità dei tagli, che configurerebbero un ulteriore prelievo tributario in violazione dell’art. 53 della costituzione, mentre la legge pugliese sarebbe viziata di illegit­timità costituzionale, presentando una «compressione» mediante riduzione di un diritto soggettivo già maturato. «Il rical­colo è un unicum, mai avvenuto con le riforme Dini o Fornero», aggiungono An­cora e Ruocco. La prima udienza si terrà il prossimo mese: i sei ex consiglieri chie­dono che gli atti siano rimessi alla Corte costituzionale, come già deliberato dal Tri­bunale di Trieste in seguito ad una analoga richiesta degli ex consiglieri regionali del Friuli Venezia Giulia.

Michele De Feudis

gazzettamezzogiorno


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