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SUPERSTRADA DEL GARGANO/ FONTANA: “FERMIAMO QUEL PONTE, DEVASTEREBBE UN TERRITORIO FRAGILE. EVITIAMO ALTRO CONSUMO DI SUOLO”

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Eda una stretta interlocu­zione tra l’onorevole del Movimento 5 Stelle Maria Luisa Faroe l’ex sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti Ro­berto Traversiche ha preso slancio il progetto del prolunga­mento della SS 693 da Vico del Gargano fino a Vieste. “Per chiu­dere l’anello viario in grado di col­legare tutte le principali località del Gargano” è stato ribadito ne­gli annunci dell’intervento pre­sentato in prima battuta agli atto­ri istituzionali del territorio a Pe­schici, in una tavola rotonda che fu convocata nel febbraio del 2020 presso il Comune. L’opera infrastrutturale ritenuta strategi­ca per il turismo dell’intera area da chi l’ha proposta e sponsoriz­zata e la dovrà realizzare deve anche fare i conti con le forti resi­stenze di chi al contrario ne teme l’impatto negativo su un ecosiste­ma che si presenta fragile e irri­petibile, di una incredibile bellez­za naturale e selvatica – a tratti an­cora recondita e segreta – che chiede innanzitutto di essere pro­tetta e salvaguardata, e su un paesaggio naturalistico caratte­rizzato da una spiccata biodiver­sità che è soggetto alle prescri­zioni e ai vincoli del Parco Nazio­nale del Gargano e che dovrebbe restare al riparo da minacce di ce­mentificazione. A lanciare il pri­mo appello pubblico per aprire un tavolo di confronto sul progetto – di cui ancora non si conoscono le soluzioni esecutive – è la presi­dente della sezione di Italia No­stra del Gargano Menuccia Fon­tana che spiega le ra­gioni della sua posizione orienta­ta alla difesa dell’integrità dei luo­ghi e alla ricerca di soluzioni al­ternative al consumo di suolo.

“Il primo passo che Italia Nostra ha fatto per avere contezza com­piuta del progetto che ancora non è stato ufficialmente presentato è stata la richiesta di accesso agli atti inoltrata alla divisione dei ser­vizi infrastrutturali dell’Anas, lo scorso 25 febbraio. Entro trenta giorni, pena l’apertura di una pro­cedura pervie legali, deve esse­re prodotto lo studio di prefattibi­lità.

Che cosa la spaventa di più del­l’intervento e quali sono le maggiori criticità che eviden­zia insieme alla sua associa­zione?

La nostra presa di posizione na­sce in particolare da una notizia che se confermata rappresente­rebbe uno sfregio gravissimo al­l’integrità paesaggistica e geo­morfologica del territorio: è giun­ta voce che nel primo tratto del prolungamento, proprio a partire da Vico, sarebbe stata prevista l’edificazione di un ponte della lunghezza di circa 5 chilometri. L’opera dovrebbe partire dunque da un’altitudine collinare di 450 metri sul livello del mare, dove si trova il comune di Vico, e arrivare sino alla piana di Kàlena. Lei capisce bene che un tale intervento, con disboscamento di alberi e sradicamento di piante e innesto di piloni e piloni in cemento avrebbe un impatto devastante su un eco­sistema fragilissimo.

La sua posizione contrasta con quella di chi sostiene che l’ope­ra, che è stata riconosciuta di interesse nazionale dal gover­no Conte, sia in realtà strategi­ca per lo sviluppo dell’econo­mia locale e che dovrebbero essere le stesse comunità a fa­re fronte comune per ottenerne la realizzazione. Cosa rispon­de a proposito?

Innanzitutto vorrei che queste persone mi chiarissero qual è il lo­ro concetto di paesaggio e in che misura per loro esso rappresenta davvero una risorsa. E poi vorrei porre una questione di ordine più generale: in un momento della nostra storia così buio e difficile, in cui è stato chiaramente prova­to che l’origine di questa pande­mia è collegata alla distruzione degli ecosistemi e della biodiver­sità del pianeta, è impensabile che il capitale natura non venga considerato prezioso e prioritario nelle scelte. Si parla tanto di eco­nomia green, di transizione eco­logica ma poi poco di tutto ciò vie­ne tradotto in fatti. Allora servono anche delle linee guida del Go­verno: questi progetti megagalat­tici e inutili che richiedono un co­sto di miliardi, possono essere sostituiti dal recupero dell’esi­stente. In questo momento stori­co risultano davvero aberranti perché vanno ad intaccare un patrimonio prezioso che ci assicura ossigeno, acqua, cibo. Il consu­mo del suolo non ha più ragion d’essere, oggi più che mai.

Un trentennio addietro si pro­poneva la volontà di creare una bretella per il prolungamento dello stesso tratto di strada ed in quell’occasione tutto si ri­solse in un nulla di fatto. Lei fu una fervente protagonista del fronte del NO anche in quella circostanza. Cosa riuscì ad im­pedire la realizzazione del­l’opera?

Riuscimmo a far valere ragioni che non si discostano da ciò che diciamo anche oggi. Trent’anni fa riuscimmo a far comprendere o meglio si cercò di spiegare che da Vico all’innesto per Vieste ci si im­batte in un paesaggio fragile, a grave rischio idrogeologico, e ne sono prova i ripetuti allagamenti delle zone a valle quando le ac­que alluvionali scendono a basse quote e invadono e travolgono le spiagge, basta chiedere agli ope­ratori turistici di Peschici che so­no particolarmente colpiti da que­sti eventi avversi. Oggi il proble­ma non cambia, semmai è reso più allarmante dalla presenza del ponte sui primi 5 chilometri del tratto: tutti i piloni che andrebbe­ro a sostenere il ponte comporta­no taglio di alberi e vegetazione, le acque alluvionali senza più il freno delle radici, si riverseranno a valle in una maniera violentissi­ma e senza alcun argine a conte­nerle. Non dobbiamo mai dimen­ticare che la natura è madre ma può essere anche matrigna…

Il fronte che lei rappresenta e l’idea che porta avanti viene spesso associata ad una visio­ne che può imbrigliare le politi­che di sviluppo e le occasioni di lavoro che esso potrebbe portare sul territorio. Lei si sente responsabile di questo limite?

Assolutamente no. Queste accu­se appartengono a chi non ha an­cora compreso che l’economia oggi più di sempre va ripensata in modo armoniosamente contiguo alla natura, esse non sono due re­altà separate e l’una trae nutri­mento dall’altra e viceversa. Il Gargano è sede di un Parco Na­zionale e il turista che viene a vi­sitarlo cerca il contatto con il ver­de, ci viene perché è attratto pro­prio da questo e poi le sensibilità dei viaggiatori sono cambiate: oggi chi ha 30,40 o 50 anni ha rag­giunto e sviluppato una maggiore sensibilità e consapevolezza, non attira più la vacanza con la movida, semmai questa appar­tiene di più ai gusti degli adole­scenti. E’ una nuova filosofia del turismo che lentamente ma ine­sorabilmente sta investendo an­che il Gargano. Per l’argomento lavoro tengo a fare una precisa­zione: invece che accanirsi a rea­lizzare progetti megagalattici si può dare impiego anche dedican­dosi al recupero ed alla sistema­zione dell’esistente e tanto ci sa­rebbe da fare sul Gargano, co­minciando ad allargare le strade esistenti, per esempio. L’econo­mia del futuro non è più quella del­le grandi infrastrutture ma quella dei micro interventi che produco­no ugualmente profitto, ma qui servirebbe anche una visione po­litica che non mi pare ci sia. Ades­so arriveranno tanti soldi e biso­gnerà spenderli, anche a discapi­to della qualità di ciò che si deci­derà di realizzare. Come ebbe a scrivere Bernard Berensonno­to critico del Novecento “l’Italia sarà bella finché sarà povera”, cioè lui pensava che il denaro può essere una fonte di benessere ma può anche diventare principio di distruzione.

Quali sono le prossime mosse che Italia Nostra intende fare per la questione della SS 693?

Posso già annunciare che è in fa­se di costituzione un Comitato formato innanzitutto da cittadini che condividono una visione orientata alla esclusione del con­sumo di suolo. Colgo anche l’oc­casione per lanciare qui un ap­pello a tutte le associazioni da Legambiente, al WWF e a tutti quan­ti sentono di condividere la nostra stessa sensibilità sull’argomento perchè insieme si vince. Inoltre ci adopereremo in tutti i modi per aprire un tavolo di confronto e dialogo con gli attori istituzionali del territorio sul quale ricadranno le conseguenze della progettualità, a partire dall’amministrazione di Vico del Gargano alla presidenza dell’ente Parco, all’Anas. Preten­deremo di capire cosa si vuole realizzare prima che l’iter entri nella sua fase esecutiva”.

Daniela Corfiati

l’attacco


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