The news is by your side.

REGIONE/ CHI PERDE IL POSTO RESTA ALMENO 6 MESI IN CONSIGLIO. I SUBENTRI NON PRIMA DI SETTEMBRE

147

Il giudice amministrativo cam­bia tutto. Ma nulla cambierà (almeno) fino all’8 luglio, quando è prevista l’udienza in cui il prefetto di Bari dovrà depositare i nuovi calcoli che ridisegneranno i 27 seggi maggioritari del Consiglio regionale. E con la possibilità, tutt’altro che remota, che gli appelli al Consiglio di Stato da parte di chi rischia di perdere il posto possano far slittare tutto a settembre e oltre. È quanto si ricava dalle motivazioni con cui il Tar di Bari (Terza sezione, presi­dente e estensore Dibello) ha accolto il ricorso di Domenico De Santis del Pd, quarto e primo dei non eletti a Bari che, al pari di Vito De Palma (Fi) e Antonio Sca­lerà (Puglia Domani, civica di centrode­stra), anche loro vincitori di ricorso, dovrà attendere ancora molti mesi. Ma con una differenza. Mentre De Palma e Scalerà so­no certi del posto in Consiglio (perché l’opposizione passa da 21 a 23 seggi), De Santis dovrà attendere. La questione riguarda le liste che non hanno superato la soglia di sbarramento del 4%. Il Tar ha annullato la proclama­zione degli eletti chiarendo che le pre­ferenze delle liste sotto soglia non sono valide né per il calcolo del premio di mag­gioranza che spetta al presidente Michele Emiliano, né tantomeno per determinare il quoziente con cui si suddividono i seggi. La conseguenza è da un lato che il cen­trosinistra scende da 29 a 27 seggi (gli altri due vanno a De Palma e Scalerà), dall’altro che si devono rifare tutti i conti dei 27 seggi «maggioritari».

È questo il compito che il Tar ha affidato alla Prefettura di Bari, che i conti li ha già fatti all’indomani del voto del 20 e 21 settembre (applicando già gli stessi principi sanciti ora dal Tar) salvo essere smentita dalla Corte d’appello. I giudici ammini­strativi hanno implicitamente affidato ai funzionari anche l’incombenza di risol­vere il problema degli «scorrimenti» nel gruppo Pd, oggetto dei ricorsi presentati da Sergio Blasi e Teresa Cicolella la cui discussione è prevista il 5 maggio.

L’accoglimento dei primi tre ricorsi, co­me già noto, fa perdere il posto in Con­siglio regionale a Peppino Longo di Con, Francesco La Notte e Mario Pendinelli dei Popolari, che possono già fare appello: non è detto che la decisione del Consiglio di Stato arrivi prima dell’udienza dell’8 lu­glio. Il ricalcolo dirà a chi spetta il seggio in più del Pd (De Santis), e stabilirà anche (per questo l’udienza di maggio potrebbe slittare) se Blasi e Cicolella debbano pren­dere il posto di Michele Mazzarano e Rug­giero Mennea: che a quel punto potreb­bero a loro volta fare appello.

Nel frattempo, come detto, tutto resta com’è. Con il paradosso che due esponenti di centrodestra – sicuri vincitori delle ele­zioni – sono costretti a rimanere a casa: per prassi, oltretutto, il Consiglio regionale non provvede alle surroghe fino a quando le sentenze non diventano definitive. Sal­vo poi dover pagare gli arretrati a chi subentrerà (e sono soldi).

Come per De Palma e Scalerà, anche per la sentenza De Santis (difeso da Pierluigi Balducci, Piero De Nicolo e Saverio Stic­chi Damiani) l’avvocatura regionale farà riserva di appello: si riserva di decidere dopo i calcoli definitivi. Nel frattempo il Tar ha ripetuto allo staff di Emiliano che presentando agli elettori 15 liste di cui 12 rimaste sotto il 4% ha regalato 250mila dei suoi 750mila voti al centrodestra: «Non si tratta certo – è scritto in sentenza – di conculcare il diritto dei cittadini che han­no votato liste sottosoglia di essere rap­presentati nel massimo organo di gover­no, ma di evitare la polverizzazione del consenso che, di per sé, rappresenta un coefficiente di difficoltà per la stabilità delle maggioranze».

 

Massimiliano Scagliarini

gazzettamezzogiorno


error: Il contenuto di questo sito è protetto dal Copyright