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MANFREDONIA/ IL FERMO PESCA OBBLIGATORIO MA SOLTANTO A PARTIRE DA AGOSTO. INUTILE LE PROTESTE DEI PESCATORI. NESSUN ANTICIPO

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Salvo diverse direttive mi­nisteriali, il fermo pesca obbligatorio tempora­neo ovvero biologico, partirà, nei compartimenti marittimi da Pesaro a Bari e dunque compreso quello di Manfredonia, il primo di agosto pros­simo e si protrarrà per trenta giorni continua­tivi. Il sottosegretario alle politiche agricole, Francesco Battistoni, ha annunciato che il Mipaaf ha firmato il decreto. Niente di nuovo almeno per quanto riguarda la marineria peschereccia di Manfredonia che an­cora una volta ha contestato quella data, ma inutilmente visto che viene regolarmente con­fermata. Da tempo i pescatori sipontini propon­gono di anticipare l’inizio del fermo biologico addirittura al mese di giugno quando, sosten­gono, le specie ittiche si riproducono. Un fermo pesca peraltro, evidenziano, da estendere, perché sia veramente efficace, a tutte le attività di pesca e non solo, come i decreti ministeriali prevedono, alla pesca a strascico, con reti a divergenti e reti volanti, ritenuti sistemi di pesca più invasivi. Se bisogna concedere al mare, è la loro conside­razione di fondo, un periodo di riposo ebbene che tale sia senza eccezioni che lasciano aperte le porte ad ogni sorta di trasgressione vanificando quindi l’efficacia del fermo che ha quale fine quello della tutela delle risorse marine e con esse la redditività delle imprese di pesca. Il fermo pesca è un provvedimento che regola la pesca durante i periodi riproduttivi degli or­ganismi marini oggetto di commercializzazione. Secondo gli studiosi di biologia marina, l’attività riproduttiva delle specie ittiche si concentra in estate e si protrae fino in autunno. È in questo periodo che si concentra la sosta dell’attività di pesca. Il periodo di fermo non è uguale per tutti i compartimenti: le caratteristiche del mare che bagna la penisola italica sono molto differenti fra loro eppertanto differenti sono i periodi in cui la pesca viene fermata. Una staffetta pensata anche per consentire alla commercializzazione del pe­sce, uno dei settori rilevanti dell’economia italiana, di non bloccarsi del tutto in un periodo peraltro in cui il movimento turistico lo alimenta fortemente. Il fermo pesca obbligatorio annuale non è peraltro che una delle iniziative attivate con l’intento di mitigare lo sforzo di pesca e salvaguar­dare il patrimonio ittico mes­so a repentaglio da una serie di attività sbagliate che ne hanno compromesso la sta­bilità. Oltre a una normativa più rigida e restrittiva, sono stati varati incentivi per diminuire la flotta peschereccia, aumentati i controlli in mare e a terra affidati ad una Guardia costiera particolarmente attiva. Emblematico esempio di tali politiche limitative, è il forte ridimensionamento della flotta peschereccia di Manfredonia, una delle più forti e operose dell’Adriatico, passata in pochi anni dalle 600 unità a meno di duecento. Con quali conseguenze negative sull’intera variegata filiera, è sotto gli occhi di tutti. Anche se il settore pesca ha subito una severa falcidia, rimane un ramo di riferimento in un contesto economico cittadino depauperato nei suoi supporti rappresentativi e perciò precipi­tato ai suoi minimi storici.


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