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VIESTE/ VIAGGIO NEGLI ANNI DAL 1943 AL 2013 – LA TECNOLOGIA – (26)

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Gli Anni Ottanta segnano l’ingresso innovatore della tecnologia nel nostro modo di vivere. E’ vero che il mondo girava anche prima, pur senza internet e telefonini, email e sms, facebook e via dicendo, poiché i cambiamenti sono connaturati nell’evoluzione. Ma è altrettanto vero che insieme alla tecnica in senso letterale, con la tecnologia è nata una nuova mentalità, determinata dalla possibilità di volgere lo sguardo in ogni dove, di relazionarsi facilmente in lungo e in largo, volutamente o no, subendone comunque la contaminazione.

Risultato: c’è stata una forte accelerazione all’acquisizione di conoscenze, all’assimilazione di mode, di comportamenti, positivi e negativi, ai cambiamenti inclusi in quel fenomeno mondiale chiamato globalizzazione. Tali cambiamenti non li avverte, è ovvio, chi allora non era ancora nato o era bambino. Sono, invece, ben visibili alle persone dai quarant’anni in su. Per il che, fatte salve le innovazioni tecniche, i mutamenti di mentalità non influiscono, almeno finora, nell’esercizio delle attività fondamentali della vita, sulle opere importanti, sulle cose necessarie che incombono. Queste si svolgono e si attuano pur sempre secondo i tempi e i ritmi della tradizione. Come mostrano le opere realizzate o in divenire di questi anni, che qui appresso racconto, e le altre dei decenni successivi.

Pronto soccorso e poliambulatorio. Sino al principio degli Anni 80, tutta la sanità a Vieste – e nei vicini comuni del Gargano – consisteva nel medico di famiglia e i due medici condotti. Da alcuni anni c’erano anche la guardia medica (un medico di turno la notte e nei giorni festivi), i consultori familiari di pediatria e ginecologia a Vieste e a Rodi e il poliambulatorio a Rodi. Non serve ricordare i disagi della nostra popolazione costretta ad andar fuori anche per un piccolo intervento di pronto soccorso e per ogni visita specialistica. La richiesta di un ospedale cittadino, frequentemente manifestata dagli abitanti di Vieste, Rodi e Vico non aveva prodotto alcun risultato.

Nel corso del 1979 e dei tre anni successivi, gli esponenti delle forze politiche presenti nel Consiglio Comunale, con feconda convergenza, realizzatasi nel campo della sanità anche con i vicini comuni garganici, intavolarono un dialogo serrato con l’assessorato alla Sanità della Regione Puglia al fine di ottenere strutture sanitarie in grado di soddisfare le esigenze mediche urgenti e i primi accertamenti specialistici. E vennero i risultati, vale a dire l’apertura del pronto soccorso a Vieste, Rodi e Vico. Da allora, in caso di necessità i cittadini di Vieste e degli altri comuni menzionati sanno dove trovare, in qualunque ora del giorno e della notte, le prime cure nonché i collegamenti immediati con i centri ospedalieri per eventuali più importanti interventi.

La nascita nel 1980 delle Unità Sanitarie Locali articolate su base regionale, consentì alla nostra USL, la FG/4, di istituire il poliambulatorio a Vieste e Vico, grazie ai quali adesso funzionano nelle nostre città circa 15 servizi specialistici, più radiologia, analisi ed emodialisi.

Tutti i detti servizi hanno sede, a Vieste, nella bella struttura sita alla Coppitella, iniziata a costruire negli anni 70, ed entrata in funzione, il primo lotto, agli inizi degli Ottanta.

Per ottenere tutto quanto sopra, oltre alla fondamentale attività dell’Amministrazione Comunale, in seguito fu importante e decisivo l’apporto della nostra USL (oggi ASL), l’operosità di quel comitato di gestione, dove riuscimmo a ragionare senza farci condizionare da preconcetti di partito, sfumando il campanilismo nella sintesi del possibile per tutti e per ciascuno. Lo stesso spirito di concretezza rifluì anche in sede di assemblea con il contributo d’idee espresso dagli esponenti dei partiti e dei componenti dell’esecutivo che ho piacere di ricordare. Comitato di gestione: Presidente Ragno Ludovico; Assessori Cariglia Andrea, Marchetti Camillo e Zintu Mario di Vieste; Biscotti Nello di Vico, Pontone Giuseppe, Donataccio Domenico di Cagnano Varano, Di Mauro Michele di Carpino, Fasanella Antonio Matteo di Peschici, Pinto Nicola di Rodi Garganico; Capigruppo all’assemblea: Caruso Vincenzo di Vieste, D’Avolio Giuseppe di Vico, Maccarone Francesco di Carpino, Maratea Giuseppe di Vico.

Centro di Riabilitazione psicomotoria “Padre Pio”. Attrezzato in un primo tempo nei locali della scuola elementare al Corso Lorenzo Fazzini, venne trasferito un anno dopo in un edificio di recente costruzione messo a disposizione dal Comune, al principio del lungomare Mattei, dove tuttora opera con piena soddisfazione di quanti ricorrono alle sue cure.

Casa per lavoratori anziani. L’approvazione da parte del consiglio comunale del progetto presentato dalla Fondazione Turati di Pistoia, dotata di struttura sanitaria attrezzata per l’accertamento di patologie dell’età avanzata, per la fisioterapia e la degenza. L’opera, progettata con pregevole disegno architettonico da Vincenzo Del Giudice, confortevole e funzionale, va tutta a merito dell’Onorevole Antonio Cariglia, nostro concittadino, presidente della Fondazione, che l’ha voluta realizzare qui, a Vieste, sua città natale, al servizio dei nostri cittadini e di quant’altri ne abbiano bisogno, di dovunque siano.

Urbanistica

Nello stesso torno di tempo altri interventi hanno luogo, in altri settori, entro il perimetro urbano.

La costruzione del secondo edificio della Scuola Media, in Via Verdi (ex zona Pantanello), di due Scuole Materne (una in via Manzoni e l’altra al principio del lungomare Enrico Mattei), della palazzina sede del Centro riabilitazione “Padre Pio”, dell’ufficio postale, del palazzo della Pretura, la sistemazione delle vie Verga, Verdi, Manzoni, Vespucci, dei marciapiedi al Lungomare Mattei, del piazzale per gli arrivi e partenze degli autobus; dell’area verde in Via Madonna della Libera destinata ai giochi dei bambini; l’attivazione del primo depuratore della fognatura urbana; la progettazione della caserma dei carabinieri.

Attuazione della 167

Viene conclusa la vertenza riguardante l’acquisizione dei terreni espropriati dal Comune per l’edilizia economica e popolare ai sensi della legge 167 del 1962. Di fatto, visto che contro l’ultima delibera del consiglio comunale, adottata nel mese di ottobre 1977, gli espropriati avevano presentato ricorso al TAR di Puglia, convocammo gli interessati per una composizione bonaria.

Presenti i rispettivi avvocati, in due-tre riunioni raggiungemmo l’accordo: loro ritiravano il ricorso, e la superficie edificabile veniva così ripartita: l’80 per cento al Comune e il 20 per cento restava ai proprietari. Che comunque potevano costruire con le stesse regole dei lotti comunali e vendere le abitazioni a chi aveva i requisiti voluti dalla 167. In tre-quattro anni vennero fatti tutti gli adempimenti di legge: costituzione delle cooperative, progetto della lottizzazione, iter dell’approvazione, progetti dei singoli edifici e via dicendo.

 Nel 1984 si cominciò a costruire le palazzine. A tutt’oggi gli appartamenti realizzati sono circa 400 e, altrettante le famiglie proprietarie che vi abitano.

Piano Regolatore Generale.

Nella considerazione che il Programma di Fabbricazione in vigore, dati i suoi limiti, era inadeguato a dare le indicazioni per uno sviluppo urbanistico ordinato della città e degli insediamenti produttivi del suo territorio, il consiglio comunale conferì agli ingegneri Otto Dal Sasso e Domenico Medina l’incarico di redigere il PRG. Tale strumento urbanistico era stato il tormentone di tutte le civiche Amministrazioni succedutesi dal 1956 in poi. Fatto e rifatto più di una volta, non c’era progetto che non tornasse al riesame del consiglio comunale o perché alcune cose non andavano bene all’Ufficio Urbanistico Regionale, o per l’opposizione di questi o quei cittadini, insomma si ricominciava sempre da capo. Verrà finalmente approvato in via definitiva nel 1993.

Una questione di creanza

E’ un pomeriggio di marzo. C’è il sole, tanto gradito agli anziani. Santino, marinaio in pensione, settant’anni ben portati, giunge come tutti i giorni nella villa di Sopra la Rena, dove incontra gli amici, pensionati come lui, con i quali s’intrattiene fino a che c’è luce. Talora anche un po’ più tardi se l’aria è mite.

Con lo sguardo fa un giro d’orizzonte. Ancora non è arrivato nessuno della sua cerchia. Sbircia le panchine. Nelle vicinanze ce ne sono due ove potersi sedere: una completamente libera, ma all’ombra e un’altra al sole, però semioccupata da due ragazze adolescenti. Santino si siede a questa seconda.

Una delle due giovinette, evidentemente contrariata dalla inaspettata compagnia del nuovo arrivato, gli fa: “Cumbà, (traduco il seguito in italiano) con tanti posti che ci sono nella villa, proprio qua ti dovevi sedere?

Sorpresa, imbarazzo di Santino. Passano alcuni secondi, matura la risposta: “Veramente – egli dice – io non mi volevo sedere qua, perché penso che voi tenete la rogna! Ma siccome solo qui c’è il sole, non ho avuto altra scelta”.

Botta e risposta stizzose. Inurbane entrambe. Come mai? Diciamo che un po’ della colpa, ma non tutta, è della circostanza, che fa incontrare e scontrarsi due ragioni, tutte e due giuste ma opposte. Da una parte quella delle giovinette, che, come subito dopo Santino ha occasione di notare, stavano probabilmente aspettando i due giovanotti che vede venire nella loro direzione, con i quali forse avevano in corso una storia sentimentale, dall’altra parte quella del signore della terza età, che credeva all’esistenza di un valore degno di rispetto chiamato “creanza”.

Ludovico Ragno

(Continua) 26

Il Faro settimanale


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