The news is by your side.

SALVATAGGIO DI “CASA SOLLIEVO” IL VATICANO DIRA’ SI’ ALLA REGIONE

838

L’offerta messa sul tavolo dal gruppo San Donato era di quelle che non si possono rifiutare. Le società della fa­miglia Rotelli erano pronte a farsi carico dell’intero debito accumulato da Casa sollievo della sofferenza, l’ospedale di San Giovanni Rotondo che sta attraversando il periodo più delicato della sua storia con un «buco» che ufficialmente è pari a 100 milioni ma che potrebbe anche superare i 500 milioni di euro. Ma il Vaticano, alle prese con il riordino delle attività sanitarie italiane, probabil­mente cederà ai milanesi il «Fatebenefratelli» ma non l’ospedale dedicato a San Pio. Ecco perché per San Giovan­ni Rotondo è sempre più vicino l’accordo con la Regione, intenzionata a intervenire per mettere in sicurezza il futuro di uno dei migliori ospedali pu­gliesi. Chi sta seguendo il dos­sier ricorda con un certo per­fido divertimento l’incontro della scorsa estate tra il pre­sidente Michele Emiliano e un altissimo prelato: il governa­tore pugliese, vestito con la ma­glia della Protezione civile, si presentò Oltretevere a chiede­re di comprare l’ospedale. Sfio­rato l’incidente diplomatico, sono poi entrate in gioco le delegazioni tecniche e la Re­gione ha articolato una proposta di salvataggio. Prevede la creazione di una fondazione, con la partecipazione del Vaticano, che si occuperà di rea­lizzare la nuova sede dell’ospe­dale di San Pio. Il salvataggio comporta una cura dimagran­te, per ottimizzare i costi ma anche per rifocalizzare la mission di Casa sollievo: i posti letto in eccesso verranno redi­stribuiti tra Policlinico di Fog­gia e altri privati. Una ope­razione da quasi 200 milioni di fondi pubblici, soldi che la Regione chiederebbe ex articolo 20 (i finanziamenti ministeriali per l’edilizia sanitaria), garan­tendo poi il tetto di spesa pieno (257 milioni) per un certo nu­mero di anni, rinviando a data successiva gli eventuali con­guagli. In questo modo l’ospe­dale potrebbe costruire la prov­vista necessaria a sanare il de­ficit. Ma in cambio la Regione chiede di poter contare, sce­gliendo il direttore generale: oggi l’ospedale di San Pio risponde soltanto al Vaticano. L’accordo non è concluso ma, a quanto sembra, vanno definiti solo i dettagli. Poi ser­virà il placet di Bergoglio. Il «no» a Rotelli, rimbalzato negli scorsi giorni, ha tranquilliz­zato chi in Regione temeva lo sbarco di uno dei più grandi gruppi italiani. Ma vendere a privati l’ospedale dedicato a San Pio sarebbe una scelta dif­ficile da spiegare ai fedeli, an­che al di là della strategia che i vertici del gruppo San Donato hanno illustrato in Vaticano. A marzo Paolo Rotelli era stato ricevuto da Bergoglio insieme al vicepresidente del gruppo, il petroliere tunisino Kamel Ghribi. È in quell’incontro che è stata avviata la trattativa: l’impero di Rotelli (che ha la sua punta di diamante nel pre­stigioso San Raffaele di Mila­no) non fa mistero di puntare ai bisogni sanitari di arabi e rus­si, ricchi clienti (paganti) che in prevalenza scelgono gli ospedali americani. L’idea era, evidentemente, di portarli an­che sulla cima del Gargano. Ma, appunto, vendere agli arabi l’ospedale di San Pio rischie­rebbe di risultare complicato.

Ecco perché la scelta di af­fidarsi al pubblico resta la stra­da maestra. In Puglia la sanità ecclesiastica ha un peso spe­cifico elevato, ma dopo aver messo in sicurezza il «Miulli» anche Tricase non naviga in acque tranquille. Il covid ha reso ancora più precari i bi­lanci: dal punto di vista tecnico gli enti ecclesiastici sono equi­parati ai privati, per cui ven­gono pagati per le prestazioni effettuate. A fronte di costi fissi incomprimibili, il calo dei ri­coveri ha creato deficit impor­tanti che solo in parte potranno essere recuperati nel corso del 2021. Anche il «Panico» di Tricase ha, in piccolo, gli stessi problemi di San Giovanni Ro­tondo: lo schema della fonda­zione potrebbe essere ripropo­sto anche in Salento.

[m.scagl.]

gazzettamezzogiorno

 


error: Il contenuto di questo sito è protetto dal Copyright