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FRANCESCO MARINO: “FUGA DEI MEDICI DALL’EMERGENZA URGENZA, IN PROVINCIA DI FOGGIA NE MANCANO ALMENO 60”

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Le problematiche che atta­nagliano i medici che operano nel settore dell’emergenza-ur­genza vanno affrontate una volta per tutte dalla politica”. Netto il segretario naziona­le del settore emergenza-118 della Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale, Francesco Marino, alla luce del susseguirsi, ormai su tut­to il territorio nazionale, di dimissioni da parte di medici impegnati sul fronte dell’emer­genza. Situazione drammatica, acuita ancora di più dal Covid.

“Ormai sono tanti i medici che decidono di impegnarsi in altre tipologie di lavoro. C’è chi va fare il medico di conti­nuità assistenziale o il medico di famiglia oppure chi opta per incarichi in altri settori della sanità – racconta il segretario Fimmg-Emergenza Sanitaria che prosegue – Ciò accade perché a fronte di un lavoro altamente stressante non vi è un adeguato riconoscimento economico né ci sono sbocchi di carriera per i medici con­venzionati. I colleghi sono or­mai stremati e sfiduciati dalla mancata attenzione da parte della politica, da parte di quei decisori che dovrebbero regolamentare questa tipologia di lavoro, estremamente delicato, la cui inerzia non fa altro che produrre fughe. Fughe che non sono circoscritte. Interessano sia l’ambito dell’emergenza ospedaliera ma soprattutto il settore della medicina dell’e­mergenza territoriale – spiega Marino che evidenzia il caso della provincia di Foggia – In Capitanata siamo sotto organi­co del 50%. A fronte di 135 me­dici previsti dalla pianta orga­nica se ne contano poco più 4i 70. Il lavoro legato all’emergenza-urgenza è logorante, con un alto ‘burn out’. Difficile svolger­lo per tutta la vita lavorativa. Farlo a bordo delle ambulanze o delle automediche, ad esem­pio, è ancor più massacrante considerati i livelli di stress da gestire, la prontezza degli in­terventi da porre in essere in qualsiasi orario e in qualsiasi condizione meteo o ambientale ci sia nel momento in cui si è chiamati ad intervenire”. Marino aggiunge: “nel cor­so della pandemia, i sistemi di emergenza ospedaliera e ter­ritoriale hanno fatto ben oltre il proprio lavoro, reggendo in modo eccellente l’urto, andan­do costantemente oltre ciò che sono i precipui compiti asse­gnati. A fronte di ciò, prendia­mo tristemente atto che non è stata riconosciuta dignità a questo lavoro sotto il piano eco­nomico e strutturale. Diciotto mesi dopo l’inizio della pande­mia, l’emergenza italiana non è affatto migliorata e ciò che re­sta sono i proclami di una poli­tica che non ha, finora, tradotto le parole in fatti concreti. Nulla si è fatto per sanare il vulnus della cosiddetta demedicalizzazione del territorio”. Marino conclude ponendo l’accento su “la grave carenza di richie­sta per l’accesso alla scuola di specializzazione in medicina di emergenza-urgenza, che non

sembra la soluzione al proble­ma. Infatti ben 450 sono stati i posti nella scuola di specializ­zazione che non hanno trovato assegnazione per mancanza di medici che non hanno scelto questa specialità. Facile capire perché a fronte di quello che l raccontiamo.

Occorre sederci attorno ad un tavolo e trovare la soluzio­ne evitando proclami il cui fine ultimo è quello di privare i cit­tadini di una assistenza qualifi­cata e ormai in grado di gestire emergenze di qualsiasi tipo si verifichino sul territorio”, con­clude Marino.


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