The news is by your side.

ALLA SCOPERTA DELLA VALLE DEI DOLMEN DI MONTE S. ANGELO. “C’E’ L’OK PER GLI STUDI MA NULLA ANCORA E’ STATO FATTO”

224

A più di vent’anni dall’avvio dei primi studi scientifici condotti dall’architetto Renzulli sul sito dolmenico di Monte San­t’Angelo, giungono le considerazioni e le os­servazioni conclusive dell’architetto di Benevento originario di Monte Sant’Angelo, allo scopo di sensibilizzare e coinvolgere gli ammi­nistratori comunali e regionali, che fino ad ora hanno latitato o fornito un contributo assoluta- mente insufficiente alla causa. Renzulli ribadi­sce l’importanza del riconoscimento scientifi­co concernente l’autenticità del sito dolmenico di Monte Sant’Angelo, la cui valorizzazione fi­no ad ora è mancata a causa del disinteresse e dell’incuria di chi avrebbe dovuto agire a li­vello politico per far si che fossero stanziati i sol­di necessari ad avviare la tanto attesa campa­gna di studi.

“Da oltre vent’anni vado studiando un interes­santissimo sito dolmenico cultuale che ho de­nominato “La valle dei dolmen”, sito che ha ospitato una vasta comunità neolitica, rivelan­do testimonianze evidenti di un vissuto importante-scrive Raffaele Renzullinel documen­to conclusivo dei suoi studi storico-archeologi­ci -. Ho potuto riscontrare nei miei studi la pre­senza di strutture stupefacenti, dolmen co­struiti con possenti megaliti, menhir posti a se­gnare camminamenti particolari, are sacrificali, speroni di avvistamento, graffiti in tantissime grotte. Tutto il villaggio sembra raccordarsi ad un megalite particolare, denomi­nato il Galluccio lungo circa 12 metri e sor­montato da un disco litico di 3,50 mt di diame­tro, unico elemento che resta illuminato dal so­le al tramonto mentre tutta la vallata viene av­volta nell’ombra. Questo particolare ha solleci­tato in me l’intuizione che il sito dolmenico fosse anche un importante sito cultuale dedi­cato al Sole, la divinità più potente perché vin­ce le tenebre e apporta la vita. E’ probabile che la stessa posizione della montagna garganica, denominata appunto “La Montagna del Sole”, protesa sul mare, abbia rappresentato una zo­na di raduno particolarmente adatta a celebra­re i riti del Sole. Gli studi da me condotti – pro­segue Renzulli -, mettendo in evidenza le radi­ci della storia del nostro territorio descritti nella mia pubblicazione “La Valle dei Dolmen”, sono stati presentati alla comunità scientifica susci­tando l’interesse di studiosi ed esperti di chia­ra fama e di livello nazionale ed internaziona­le. Nonostante questo però – lamenta Renzul­li – siamo ancora in attesa del contributo in de­naro stanziato dalla Regione Puglia che fareb­be diventare realtà un progetto di studio del si­to “La Valle dei dolmen” appunto, promosso dalla Soprintendenza archeologica e condotto dall’Università “La Sapienza” di Roma, per in­dagare, riconoscere e proteggere questa te­stimonianza del nostro passato. E’ certo per al­tro che, con attinenza alla valenza religiosa dei dolmen e dei menhir, gli uomini primitivi aves­sero ben osservato il percorso solare e i suoi effetti sulle stagioni, sulle coltivazioni e sui va­ri fenomeni climatici, soprattutto nei giorni dei solstizi ed equinozi, momenti nei quali poteva­no aver deciso di esaltare l’importanza del So­le con riti più ampi e solenni, sottolineandone la presenza sui vari megaliti del sito”. Renzulli ha continuato a studiare in questi an­ni con attenzione le relazioni fra i vari megaliti e le loro funzioni per avere conferma della fi­nalità cultuale del sito studiando e verificando gli allineamenti fra i vari dischi litici che sor­montano i megaliti, fra i quali il disco denomi­nato “fiore di pietra”, e il Sole, tutti collimanti, nei giorni dei solstizi e degli equinozi, con il grande disco del Galluccio, che sembra essere il fulcro di tutti gli allineamenti studiati.

“Nessuna casualità, dunque, ma una precisa organizzazione degli antichissimi abitanti del Gargano, nostri antenati, di evidenziare i cicli delle stagioni e la stessa valenza dei riti dedi­cati al Sole mediante il preciso allineamento fra i dischi litici e il Sole stesso”, chiarisce Renzulli, il quale mette in luce anche alcune novità attinenti le tante simbologie del sito cultuale in pa­rola evidenziando chiare analogie con riti e mi­ti riscontrabili in molte civiltà antiche, tra cui quella egiziana, greca e romana.

“Tali simbologie – dice Renzulli – rappresenta­no il filo conduttore che individua nel sito dolmenico l’origine del nostro stesso presente”. Fra le simbologie più ricorrenti vengono evi­denziate da Renzulli: Le cosiddette “barche”, ovvero strutture situate nei pressi del disco del Galluccio e del suo gemello (altari presenti nel­le cerimonie di tutte le civiltà), rappresentanti il mezzo di trasporto delle anime dei defunti nel regno dell’Ade; Il Carro del Sole, rappresenta­to dalla struttura del Galluccio, monolite sor­montato da un disco simboleggiante il Sole, che è il mezzo che trasporta l’astro verso la not­te, affinchè si rigeneri e torni al mattino per ri­portare la vita; I dischi litici che, generalmente erano stati definiti dischi del Sole, talvolta isto­riati con la rappresentazione della volta cele­ste (sole, luna, stelle), come si nota nel disco celeste di Nebra, in Sassonia, costituendo im­portante fonte di ispirazione per la realizzazio­ne di apprezzate opere di artisti contempora­nei; le teste antropomorfe ovvero enormi scul­ture forse rappresentanti idoli e imponenti sa­gome raffiguranti animali, situate nei pressi di vaste aree di raduno a strapiombo sul mare e dedicate a riti e cerimonie; i “Fiori di pietra”, strutture litiche che sono state denominate da Renzulli “Girasole”, formati da corolla e grandi petali evidentissimi, situati presso alcuni dol­men e ipogei, quasi un omaggio per i defunti, tutt’ora in uso. Renzulli conclude il suo intervento, chiamando in causa gli amministratori locali la cui “ignoranza” sta impedendo al progetto dei ricercatori della Sapienza di Roma di trovare realizzazione.

“E’ da tempo ormai – lamenta Renzulli – che la Soprintendenza di Foggia e l’Università La Sa­pienza di Roma hanno dato il loro placet alla campagna di studi, ma nulla ancora è stato fat­to. Il sito è entrato a buon diritto nel novero dei siti dolmenici più suggestivi del mondo, costi­tuendo di fatto un patrimonio importante non solo delle comunità locali, ma di tutta l’umani­tà. Ciò nonostante, gli amministratori locali nic­chiano, evitando di promuovere un patrimonio archeologico importantissimo che all’estero sarebbe già stato valorizzato con tutti i crismi. Purtroppo – osserva Renzulli – esistono pre­giudizi causati dall’ignoranza che bloccano l’avvio della campagna di studi, pregiudizi a cui però i nostri politici non dovrebbero sottostare se davvero hanno a cuore il bene del territorio e la crescita culturale della comunità locale”.

Matteo Rinaldi

l’attacco


error: Il contenuto di questo sito è protetto dal Copyright