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GARGANO, CITTA’ IDEALE. A PESCHICI L’ARCHITETTURA MODERNA DI MARCELLO D’OLIVO

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Con il Gusmay, l’architettura moderna italiana, che seguiva le orme di Wright, sbarcò sul Gargano, grazie a un eclettico pittore udinese, laureatosi in architettura a Venezia nel 1946, Marcello D’Olivo (1921-1991) ideò negli anni sessanta l’hotel Gusmay di Peschici, recensito da L’Oeil, da The architectural design, da Edilizia moderna, da Domus, Casabella e varie riviste specializzate. Vinse per la Puglia il premio IN/Arch 1964.

Marcello D’Olivo aveva già raggiunto una grande notorietà all’estero grazie a Bruno Zevi, che in lui vide un grande interprete dell’architettura organica, sempre in continua ricerca di nuove originali sperimentazioni.

D’Olivo non ama la luce della ribalta, vuole esprimersi semplicemente costruendo. La maggior parte di queste opere le realizza all’estero, in Africa e in medio Oriente.

Elabora oltre un centinaio di progetti, ma il 70 per cento resterà sulla carta Teorizza una sua città ideale, in equilibrio con la natura per rimediare al caos della città esistente. Un sinergico rapporto uomo-natura espresso pienamente in “Eco-town”. L’occasione di realizzarla gli venne offerta nel 1954 da Lignano Pineta, in Friuli. Elaborò un piano urbanistico globale con struttura a spirale della chiocciola, di forte impatto mediatico e pubblicitario.

D’Olivo è legato a Leonardo Sinisgalli, ingegnere e poeta che vede in lui 1’architetto nuovo e gli dedica varie pagine sulla sua rivista “Civiltà delle macchine”. In un reportage gli riconosce il merito di aver ristabilito l’antico raccordo fra natura e geometria Lignano pineta, scrive, “non sembra una città terrena sembra piuttosto una città sulla luna”.

La visita anche Ernest Hemingway, che qui acquista una casa. Vuole conoscere D’Olivo, si congratula con lui e ne diventa amico.

Per la complessità degli interventi e le crescenti mire speculative, la città balneare di Lignano non si realizzerà secondo il progetto iniziale. D’Olivo, deluso, abbandonerà la direzione dei lavori.

Ideare un centro turistico ex novo sul Gargano, in quel Mezzogiorno difficile e irraggiungibile, sarà per lui una grande opportunità di riscatto. Nel 1959, in questa zona integra e sostanzialmente vergine, alcuni imprenditori pugliesi e lombardi, uniti nella società Cite (Compagnia italiana per turismo europeo), gli commissionano il progetto. Un architetto di fama internazionale come D’Olivo serviva loro per condividere una visione, un’architettura innovativa e nello stesso tempo capace di salvaguardare la bellezza del luogo. Nell’archivio notarile di Bari è custodito l’atto di compravendita del terreno e in quello comunale di Peschici è visibile il carteggio dell’intervento sui 378 ettari di pineta in località Manacore: infrastrutture, strade, rete elettrica e idrica Indispensabile l’intervento pubblico e il coinvolgimento di diversi enti, tra cui la Cassa per il Mezzogiorno e l’Ente provinciale per il turismo di Foggia, la cui eco viene pubblicizzata dalla stampa locale. Un’operazione emblematica di una nuova epoca storica caratterizzata da boom economico e dal turismo di massa Nel settembre 1960 il piano urbanistico di massima della “città per ferie” sarà

presentato al Comune di Peschici per l’approvazione. Spiccano un anello stradale che circonda il comprensorio con strade lungo i crinali, un centro commerciale e, più isolato, un centro divertimenti, 15 alberghi, 2000 case-tipo in un lotto circolare sulle alture. La città per ferie doveva ospitare ventimila vacanzieri. .

Nel piano elaborato, che denota in certe soluzioni architettoniche ravvicinamento di D’Olivo alle teorie di Le Corbusier. Sinisgalli vedrà “una città che “non è Nulle-Part, non è Beusalem, non è Icaria, non è Utopia È un luogo felice della terra che non aspetta di essere abitato dagli Angeli o dai Ciberi, ma da noi”. In realtà il piano fu realizzato soltanto in minima parte e non fu mai completato per ragioni economiche.

Oltre al Gusmay, che nel progetto era l’albergo più piccolo, videro la luce, vicino alla spiaggia un Pronto Ristoro di forma circolare e originale copertura ellittica e tre case-tipo… La struttura ad onor di cronaca, fu gestita dal finanziere Aldo Ravelli (la figlia Nina era all’epoca la moglie di Achille Occhetto) e attirò un turismo d’élite. Gli attuali proprietari (i Sacco del gruppo Maritalia), una ventina di anni fa hanno costruito nuovi edifici nella zona di fronte al Gusmay, che resta uno dei pochissimi resort a cinque stelle del Gargano.

Maria Teresa Rauzino

Edicola del sud


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