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MARIA MORAMARCO E QUEI 150 CANTI DELLA MUSICA POPOLARE. DAL GARGANO ALLA MURGIA, FINO AL SALENTO

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L’ultimo disco «Stella ariènte» perfeziona una ricerca iniziata nel 1976: e la tradizione pugliese appare finalmente come un patrimonio unitario

Quest’ultima opera della ricercatrice e cantatrice altamurana Maria Moramarco – il CdStella ariènte– costituisce un ulteriore, forse definitivo atto di svelamento di una realtà che in molti continuano a sottovalutare, se non ad ignorare: la musica popolare pugliese non è la casuale sommatoria di spezzoni pur nobili di tradizione ma un patrimonio unico, unitario.

L’importanza di questo raffinato recupero di tredici brani della tradizione murgiana, dedicati al racconto della Passione, ai pellegrinaggi e alla vita dei santi, non è riferita, infatti, solo all’altezza tecnica e alla perfezione esecutiva, vocale e strumentale, praticata da Maria e dai suoi musicisti in un campo, qual è quello della musica sacra e devozionale popolare, in cui prevale perlopiù il registro culturale o amatoriale. Ma soprattutto al lavoro iniziato da una giovanissima Maria nel 1976 per il recupero, lo studio e la riproposizione dell’antico repertorio musicale della Puglia centrale, fondamentale per ricostituire ed evidenziare la maglia unitaria della musica popolare pugliese, da Leuca al Gargano.

Dopo gli undici Cd prodotti in quarant’anni da Maria e dal suo gruppo storico, gli Uaragniaun, colei che può senza dubbi essere definita una delle più belle voci in assoluto nel panorama della musica popolare italiana ci ha regalato tre perle. Nel 2008 il libro Paràule, raccolta filologica dei testi di 56 antichi canti murgiani, scovati e riassettati da Maria, con minuziosa traduzione a fronte e 61 strutturate partiture musicali. Nel 2018, il suo primo album individuale, Cilla Cilla, canti infantili del mondo agricolo-pastorale altamurano. E oggi questo sublime Stella ariènte (vale a dire, la stella d’Oriente che ti guida verso la luce, la fede, la preghiera…), canti sgorgati spontaneamente, nel tempo, dal cuore dei fedeli e dalla devozione non sempre perfettamente in linea con l’insegnamento ufficiale della Chiesa ma da essa benevolmente tollerati.

Adesso il quadro è chiaro. Non c’è soluzione di continuità fra tarantelle, canti del lavoro, canzoni infantili e canti religiosi del Salento, della Puglia centrale e della Capitanata. La persistenza, la completezza e la qualità del lavoro di Maria Moramarco (e degli Uaragniaun) hanno riempito il vuoto esistente fra il lavoro pionieristico (di Ernesto De Martino e del Canzoniere Grecanico Salentino) e poi il successo anche eccessivo della pizzica e delle melodie leccesi da un canto, e dall’altro la fonte pura di tarantelle, canti monodici, canti polivocali, ninne nanne e lamenti funebri scoperti nel Gargano sin dagli anni Cinquanta (in particolare da Lomax e Carpitella). E mentre esplodeva il successo planetario della Notte della Taranta, nel 2018 la mia ricerca su Matteo Salvatore, l’ultimo cantastorie consentiva la documentata, piena appartenenza alla tradizione del migliore repertorio del cantastorie di Apricena.

Senza Maria Moramarco, senza la militanza risolutamente territoriale sua e degli Uaragniaun, senza quei loro undici Cd e le loro migliaia di concerti in Italia e all’estero, senza Paràule, senza Cilla Cilla e infine senza Stella ariènte, avremmo avuto solo due tronconi di tradizione, apparentemente estranei l’uno all’altro, inevitabilmente affidati alla buona volontà, alla sporadicità ed anche – com’è avvenuto a Melpignano – al felice estro di autonome iniziative locali. Grazie alla sua tenacia, al rigore di ricercatrice, alla splendida voce e alla sua tempra esecutiva, abbiamo invece un unico, compatto, grande, strepitoso corpus di testimonianze, di testi, di musica e di esecuzioni.

La tradizione, le riscoperte e le rielaborazioni adesso sono lì. Costituiscono un patrimonio finalmente da tutelare e da valorizzare, con un approccio all’altezza della sua straordinaria importanza e delle sue potenziali, molteplici, stabili ricadute in termini di immagine, di politiche culturali e di turismo, non effimere né solo modaiole.

La notizia è che Stella ariènte, prodotto da Visage Music in collaborazione con l’associazione Suoni della Murgia, è uscito a fine novembre ma già a gennaio si è classificato al 34esimo posto nella Transglobal World Music Chart, che ha come obiettivo quello di diffondere le migliori produzioni al mondo di world music.

La suggestione è che il lavoro di ricerca svolto da Maria Moramarco «ha portato alla luce oltre 150 canti di una tradizione che per molti addetti ai lavori era ritenuta marginale» (come ricorda Luigi Bolognese, suo compagno di vita e, con Silvio Teot, componente storico degli Uaragniaun). E per uno strano scherzo del destino anche Matteo Salvatore, prima di attribuirsi il merito autoriale del proprio repertorio, aveva svelato di aver ereditato «150 canti della tradizione» dal suo maestro Vincenzo Pizzìcoli. Ci manca solo che un minuzioso lavoro di analisi e conteggio riveli essere 150 – numero verosimile – anche gli autentici canti della tradizione salentina giunti sino a noi…


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