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LA PASSERELLA SUL LAGO DI LESINA LUNGA 400 METRI

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La necessità di difendere dall’antropizzazione quel che si può fra aree umide, spiagge e scogliere, e senza precludere il piacere a turisti e amanti della natura di godere di questi siti attraversandoli, spinge sempre più le Amministrazioni locali a ricorrere all’espediente della passerella.

Anche in Puglia è in aumento il numero di questi gradevoli ponticelli in legno destinati a pedoni e ciclisti. Essi superano acquitrini, corsi d’acqua, aprono sentieri tra boscaglie verso arenili… Altre volte s’inoltrano nell’acqua prima di fermarsi lasciando il visitatore basito, a grande distanza dalla riva. E’ questo il caso della più suggestiva passerella pugliese, quella del lago di Lesina.

La modesta profondità di questo specchio d’acqua, che nel punto più basso non arriva a due metri, ha permesso la costruzione di una ‘passeggiata sospesa’ lunga quattrocento metri. In fondo alla stessa un’intensa emozione attende il visitatore : Il fatto d’essere circondati dall’acqua a 360°, il panorama mozzafiato e l’imponenza del silenzio rotto solo dal richiamo degli uccelli ispirano un che di religioso. Ma le sorprese non si fermano qui : La passerella si ferma davanti a ciò che pomposamente viene chiamato isolotto di San Clemente (che spettacolo in autunno quando centinaia di uccelli migratori vi fanno sosta). Questo piatto e modesto affioramento roccioso non sarebbe invisibile dalla riva se una croce metallica non segnalasse.

Tale croce non è la cuspide di un campanile sommerso, né segnala – altra falsa credenza – che lì sorgesse primigenio nucleo abitativo di Lesina. Il simbolo, che poggia su un (brutto) basamento di calcestruzzo, fu piantato dai lesinesi agli inizi del Novecento. L’isolotto di San Clemente è un sito archeologico. Prima che un fenomeno di bradisismo lo facesse sprofondare, l’isolotto di San Clemente ospitava una chiesa dedicata a quel Martire ; costruito sui resti di un edificio dell’era romana, il tempio fu successivamente distrutto dai saraceni. Quando poi nel 1164 il Conte di Lesina Loffredo donò a Leonante, abate di San Clemente di Casaria quella piccola isola, il clero vi eresse una nuova chiesa con annesso convento.

All’inizio dell’Ottocento, il monastero era già in rovina ; segno che da almeno un secolo il bradisismo aveva segnato la fine della vita a San Clemente. Si diceva in precedenza che la primitiva chiesa di San Clemente poggiava sui resti di un edificio dell’era romana.

Un tempio dell’era pagana? Alcuni studiosi propendono invece per una villa-peschiera, ovvero la dimora di un patrizio-imprenditore la’cui attività commerciale doveva consistere nell’allevamento di anguille, che avveniva all’interno di grandi vasche dette, appunto, peschiere.

E si ipotizza pure che a San Clemente avesse sede uno stabilimento per la produzione del ‘garum’, una salsa liquida ricavata dalla lavorazione delle interiora di pesce lasciate macerare al sole o al calore delle fornaci. I Romani lo utilizzavano come condimento per primi e secondi piatti. Si ritiene fosse simile alla pasta d’acciughe o alla salamoia delle acciughe sotto sale.


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