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MAFIA FOGGIANA/ DISPOSTO IL CARCERE DURO PER DUE BOSS

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Due detenuti foggiani, ritenuti esponenti di clan mafiosi, sono stati sottoposti al regime carcerario del 41-bis. Il ministero della Giustizia ha infatti accolto le richieste avanzate dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari e ha disposto il cosiddetto «carcere duro» nei confronti di Pasquale Moretti di 44 anni, figlio di Rocco ritenuto un elemento di vertice dell’omonimo clan, e del boss Federico Trisciuoglio di 68 anni, appartenenti alla batterie dei Moretti-Pellegrino-Lanza e dei Trisciuoglio-Tolonese-Prencipe.

Lo hanno reso noto gli stessi i magistrati della Dda: il provvedimento si inserisce nell’ambito delle numerose attività di contrasto alla criminalità organizzata della provincia di Foggia. Moretti e Trisciuoglio furono coinvolti nel blitz antimafia denominato «Decimabis» del novembre del 2020. Quell’operazione antimafia, una delle più importanti eseguite in Capitanata, portò all’arresto di 44 persone tra affiliati e capi clan della cosiddetta «società», che opera sulla città di Foggia.

Oggi nuova udienza del processo Decimabis nel corso della quale il pubblico ministero e gli avvocati difensori hanno articolato le proprie richieste di prove. I legali degli imputati hanno presentato anche le loro liste dei testimoni. Uno di loro ha chiesto di sentire ben 159 testi. L’accusa ha anche chiesto un perito per la trascrizione delle intercettazioni effettuate durante le indagini.

Sempre il pm ha chiesto anche di sentire gli imputati e ha prodotto una copiosa produzione documentale. Alcuni difensori si sono opposti ad alcune richieste dell’accusa. Il collegio, considerato l’elevato numero di richieste, si è riservato dei decidere sull’ammissione delle prove rinviando l’udienza al prossimo 22 febbraio. Al tribunale di Foggia si sta svolgendo il processo per quegli imputati che hanno chiesto il rito ordinario, mentre nell’aula bunker di Bitonto si sta svolgendo il processo per chi ha optato per il rito abbreviato.

Giorgio Lovecchio, deputato di M5S, spiega: “Lo Stato ha dato un’importante risposta alla criminalità organizzata foggiana. ll 41 bis (ovvero il carcere duro con isolamento) serve a interrompere il canale comunicativo tra il capo e l’organizzazione mafiosa che resta fuori.

È una misura molto temuta dai detenuti e a questo regime furono sottoposti malviventi come Riina, Provenzano e Cutolo. Sono particolarmente contento di questa risposta dello Stato (che avrà un suo seguito) ai numerosi appelli fatti da noi parlamentari di Capitanata, da sottosegretari e ministri, ma anche da associazioni e privati cittadini. Essere detenuti al 41bis è bruttissimo ed è un deterrente per chi ha fatto della malavita organizzata un modus operandi. Adesso, prima di delinquere, ci penserà una volta in più».


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