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S. NICANDRO/ LA COMUNITÀ EBRAICA E LA CONVERSIONE DI DONATO MANDUZIO

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Il movimento di cui fu iniziatore Donato Manduzio, detto “Cacabba”, ha sempre richiamato a S. Nicandro Garganico, l’interesse e la curiosità di numerosi scrittori, storici e giornalisti, italiani e stranieri. Donato Manduzio nacque a S. Nicandro Garganico nel 1885, da un’umile famiglia di braccianti, e morì il 15 marzo 1948.

«Nel 1930, nella notte tra il 10 e l’ll agosto, -si legge nel suo Diario – ho avuto una visione: mi trovavo nell’oscurità e sentivo una voce che mi diceva: “Ecco, vi porto una luce”. Ho visto, nelle tenebre, un uomo che teneva in mano una luce ma spenta che non illuminava E gli dissi: “Perché non accendete la lampada che avete in mano?” E l’uomo disse: “Non posso, non ho fiammiferi.

Ma voi ne avete!” Allora ho guardato la mia mano, e, infatti, tenevo un fiammifero già acceso. Perciò tolsi di mano la lanterna già tutta preparata, con l’olio e lo stoppino, e l’accesi, e le tenebre si dissolsero e la visione sparì.

Ma non conoscevo il suo significato e la serbavo nel mio cuore. E il giorno dopo mi trovavo in un terreno di mia proprietà, a circa un chilometro dal paese, ed ecco un conoscente venne da me con una Bibbia in mano.

Ma io non conoscevo la Bibbia, non l’avevo mai vista. Gli dissi: “Perché non ve ne servite?” Ed egli mi rispose: “Me l’ha data un protestante, ma io non la capisco; voi invece la comprendete, ne sono certo, perché ne sapete più di me”. Ed io presi il libro, e aprii la prima parte e, con grande stupore, vidi la Creazione, e come l’Eterno esisteva prima che la Terra fosse creata, e come egli creò ogni cosa da solo.

E poi, una luce si accese nel mio cuore, e, ricordandomi della visione della notte precedente, mi venne in mente che, nel mio sogno, la Bibbia era la luce. Subito dichiarai ai popoli il Dio Unico e le parole del Sinai e come il Creatore riposa il sabato, e confermai l’unità del Creatore che non prende consiglio da altri, perché nessuno è esistito al di fuori di lui. E celebrai la solennità del Creatore nella distesa dei cieli».

Donato Manduzio non solo si convertì alla fede ebraica ma se ne fece banditore e tra gli avventori della taverna di “don Peppino” trovò i futuri neofiti dell’ebraismo, che cominciarono così a frequentare la sua casa. Nessuno del gruppo era a conoscenza dell’esistenza di altri ebrei, fino a quando, in una conversazione con un venditore ambulante, apprese dell’esistenza di altre comunità in Italia Si affrettò a scrivere al rabbino capo di Roma, Angelo Sacerdoti, spiegando che avevano scoperto la vera religione, ma che erano ancora ignoranti e volevano diventare “veri ebrei”.

Alla terza lettera il rabbino, che in un primo tempo aveva creduto si trattasse solo di uno scherzo, finalmente rispose, ma anziché incoraggiarlo lo ammonì circa le difficoltà che derivavano dal fatto di essere ebrei, manifestando tutte le sue perplessità su come tutto ciò poteva essersi verificato in un paese dove non vivono ebrei o comunque persone con discendenza da famiglie ebraiche, senza considerare che l’ebraismo è sostanzialmente alieno dal proselitismo.

Nel luglio 1937 giunse a S. Nicandro Raffaele Cantoni, presidente dell’Unione delle comunità israelitiche italiane. Il clima di iniziale freddezza con cui fu accolto, si dissipò quando egli porse loro il documento che conteneva la revoca dell’ordinanza delle autorità fasciste locali che vietava “ogni associazione religiosa non autorizzata”. Fu subito organizzata una festa in suo onore. Cantoni s’intrattenne con il gruppo tutta la giornata e si convinse della loro sincerità Al suo ritorno a Roma, fece in modo di indirizzare i neofiti verso un rituale più preciso, inviando loro anche i paramenti e gli oggetti necessari per la pratica del culto.

Nel luglio del 1943, nella Puglia liberata dagli Alleati, la prima unità che entra a S. Nicandro Garganico, è un distaccamento di 350 volontari ebrei della Palestina Mandataria, inquadrati nella brigata Montgomery. I soldati erano soliti portare dolci e cibarie per i ragazzi e le idee sioniste cominciavano a circolare con maggior forza in quel periodo. Tutti vi vedono un segno della volontà divina.

Ha luogo una grande cerimonia Alla presenza dei soldati una cinquantina di ex cattolici prendono il bagno di purificazione nella fontana del piccolo centro del Gargano al grido di “il prossimo anno a Gerusalemme.” Verso la fine di novembre del 1943, i soldati ebrei ne parlano al rabbino militare Ultrich che si trovava a Foggia, dove era di stanza la compagnia cui faceva capo il distaccamento di San Nicandro. Grazie all’aiuto di Ultrich e di Raffaele Cantoni, il 26 luglio del 1946 arrivarono a San Nicandro il nuovo rabbino capo di Roma, Alfredo Ravenna, e un chirurgo, Arnaldo Ascarelli, per organizzare la circoncisione collettiva, che fu eseguita tra il 4 e il 18agosto e tra questi vi era lo stesso Donato Manduzio. Il bagno rituale (“tevilah”) a Torre Mileto sancì così l’ingresso ufficiale della co­munità ebraica di S. Nicandro Garganico nell’orbita delle comunità ebraiche italiane.

La svolta arrivò con la nascita dello Stato d’Israele, il 14 maggio del 1948. Un folto grup­po decise di partire e di trasferirsi in Pa­lestina, trovando sistemazione nelle campa­gne intorno a Biria e Safed, non lontano da Nazareth. Samuele Tritto, fino a qualche an­no fa, fra gli esponenti più noti del gruppo di ebrei di San Nicandro, nel corso di una in­tervista nel 1986, ci confermava che, consi­derati anche i bambini, furono almeno un centinaio coloro che si trasferirono in Pa­lestina Un piccolo nucleo, soprattutto donne, rimase a San Nicandro e tra alti e bassi la comunità è arrivata fino ai nostri giorni.

Nel locale cimitero, agli ebrei di San Nicandro è riservato un piccolo angolo. Sulla tomba di Donato si legge: «Donato Manduzio nacque nel 1885 e visse nell’uso paganesimo fino al 1930. Ma l’11.8 c.a per ispirazione divina fu chiamato da Dio col nome di Levi cioè Sa­cerdote e bandì in questa roccia tenebrosa l’unità di Dio e il riposo del sabato. M. il 15.3.1948». A fianco, a sinistra di chi guarda, il Maghèn David e, sopra la stella a sei punte, la sua fotografia.

Oggi la piccola comunità ebraica di San Nicandro Garganico esiste ancora. Ogni sa­bato e nei giorni festivi si riunisce in pre­ghiera, in un luogo adibito a Sinagoga.

(da uno scritto di Giuseppe De Cato)


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