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RIGNANO GARGANICO IN UN DOCUMENTARIO DI RAI CULTURA CHE RACCONTA LA STORIA DEI COLORI NELL’ARTE DAI PRIMORDI

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Gli uomini di Gratta Paglicci hanno raccontato credenze e narrato storie attraverso lo pitture parietali In ocra.

L’arte è la più grande forma espressiva che l’uomo abbia mai creato. È un linguaggio universale che travalica le epoche storiche, fin dalla notte dei tempi. Trae origine dalla rivoluzione cognitiva, più importante di quelle agricola e industriale poiché getta le basi per la formazione di quelle a venire; ovverosia dalla capacità degli uomini di mettersi d’accordo, ragionare e analizzare qualcosa che non esiste. Attraverso lo strumento dell’arte l’uomo ha raccontato storie, descritto emozioni, lasciato testimonianza di credenze e pratiche ormai scomparse. Ovunque l’uomo abbia calpestato un suolo, lì è facile trovare tracce della sua espressività.

Nel documentario “Blu. I colori dell’arte”, andato in onda su Rai 5 nel format televisivo Art Night -realizzato da Mark in video e prodotto in collaborazione con Rai Cultura – si parla della storia dei pigmenti che hanno accompagnato l’umanità dagli albori ad oggi. Partendo dal colore blu, poco considerato da Greci e Romani che preferivano il rosso come simbolo della regalità, nel Medioevo diventa il colore dei re di Francia e del manto della Vergine, delle volte stellate dei mosaici bizantini e dei cieli giotteschi. Le vicende di un colore che attraversa l’intera storia dell’arte e del mondo è raccontata in eccezionali location come quella di Grotta Paglicci e Grotta Pazienza a Rignano Garganico, nel Parco Nazionale del Gargano.

“Anche se la puntata era dedicata al colore blu, per risalire all’origine del colore dobbiamo andare molto indietro nel tempo, fino al Paleolitico. L’arte preistorica mi ha sempre affascinato e incuriosito. Dal 1995 ci occupiamo di far conoscere l’arte rupestre di Grotta Paglicci ai visitatori, attraverso eventi, laboratori didattici di archeologia sperimentale ed escursioni nei luoghi in cui sono stati rinvenuti simboli geometrici ed enigmatici realizzati in ocra”, dice Enzo Pazienza, presidente del Centro Studi Grotta Paglicci attivo da quasi un trentennio a Rignano Garganico.“Sono stato contattato dalla Rai per supportare la troupe televisiva che si sarebbe occupata di raccontare le origini del colore ocra – racconta Enzo Pazienza, che continua – sono rimasti così affascinati dalla storia e dal territorio che dai pochi secondi di riprese preventivate per il documentario hanno messo in onda non pochi minuti, dedicati alle pitture parietali del Paleolitico e del Neolitico rinvenute a Grotta Paglicci e Grotta Pazienza”.

Per tutelare sia il microclima interno all’antro, sia per evitare danneggiamenti da parte di sprovveduti, la Sopraintendenza non consente più a nessuno, da anni, di accedere al giacimento di Paglicci. Per inciso: non è stato concesso il pass di ingresso alla spelonca neanche agli operatori della Rai.

Nell’arte preistorica il blu non compare. Bianco, nero, giallo e rosso sono i colori usati dagli uomini del tempo. Finché gli uomini di Paglicci non sono usciti dalle grotte per dare vita ai primi villaggi, circa 11.000 anni fa, i pigmenti usati provenivano da ciò che il territorio circostante offriva. “Ancor oggi, all’interno delle fessure di Grotta Pazienza c’è presenza di ocra: dobbiamo pensare all’importanza di ciò per gli uomini del tempo, per questo sceglievano determinati luoghi – dice Enzo Pazienza, che racconta come ha scoperto la grotta che porta il suo nome – la prima volta che raggiunsi, assieme ad altre persone, l’antro non ci accorgemmo subito delle pitture sulle pareti perché quando si arriva all’entrata c’è una grossa voragine a cui fare attenzione. Una volta dentro, man mano che abbiamo iniziato ad esplorare la cavità ci siamo accorti della presenza di figure dal forte simbolismo: il cacciatore con l’arco in tensione, la figura di uno sciamano, le figure di un lupo, di una lince e di un serpente”.

Gli uomini che hanno vissuto a Grotta Paglicci e nelle valli circostanti al territorio di Rignano Garganico disponevano di strumenti e colori per esprimere credenze ed emozioni già in tempi antichi. Anni di ricerche da parte di studiosi ed enti universitari, come anche di appassionati autodidatti come Enzo Pazienza, hanno fatto sì che si producesse una corposa bibliografia sulla materia che ha consentito di strutturare un’offerta didattica base per appassionati e neofiti della materia.

“A Rignano Garganico abbiamo un museo multimediale che racconta la storia di Grotta Paglicci, attraverso un nuovo percorso didattico inaugurato la scorsa estate, dopo tanti anni di attesa – dice Enzo Pazienza, che continua – nel centro visite che gestisco è invece possibile partecipare a laboratori di archeologia sperimentale, dove insegniamo a bambini e adulti come si accende un fuoco, si produce l’ocra per dipingere, si lavorano la pietra e l’osso per dare vita ad utensili e armi per la caccia”.

Il più piccolo paese del Parco Nazionale del Gargano è uno scrigno di risorse archeologiche, culturali e ambientali. “Il nostro è un paese che si può adattare bene al turismo esperienziale, puntiamo non solo sull’archeologia ma anche sull’enogastronomia, sullo sport d’aria come il parapendio, sul trekking. Abbiamo un centro storico davvero grazioso. I nostri concittadini sono accoglienti. Come Amministrazione Comunale stiamo cercando di candidare al PNRR dei progetti di riqualificazione urbana che possano rendere attraente il paese agli occhi degli investitori: abbiamo tante qualità, vogliamo dare uno slancio concreto al nostro territorio”, dichiara Luigi Di Fiore, sindaco di Rignano Garganico.

giorgio ventricelli

l’attacco


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