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VIESTE ANTICA / APENESTE (7)

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Apulorum Dauniorum in Jonio pelago Salapia, Sipus, Apencstae, Garganus Mons. Et iuxta simun Adriaticum Hyrium»: con queste parole Claudio Tolomeo (1) enumera tra le città marittime dell’antica Daunia anche Apeneste. Va subito detto che egli è l’unico geografo antico che menzioni tale città: gli altri non la nominano affatto, neanche Plinio che nella sua « Naturalis Historia » (2) traccia la geografia della regione dauna.

Quelle poche parole, pertanto, sono tutto ciò che si sa di Apeneste. Si ignora perfino la sua ubicazione, nè peraltro può essere determinata con certezza. Tra Siponto e il Monte Gargano la descrive Leandro Alberti (3). Altri l’hanno identificata per Manfredonia. Così l’Ortelio nella carta topografica del Regno di Napoli.

  • Tolomeo C., Theatrum geographicum, Lib. III.
  • Libro III, Cap. XI: «Hinc Apulia Dauniorum… In qua oppidum Salapia… Sipontum, Uria: amnis Cerbalus: portus Aga- sus, promontorium montis Gargani… portus Garnae, lacus Pan- tanus… ».
  • Alberti L., Descrittione di tutta Italia, Venezia, 1557,

Il Cellario (4) si limita ad affermare che essa era situata presso il Promontorio Garganico. Comunemente, però, la si fa corrispondere all’antichissima città di Vieste. Così il Ferrara, il Moudrand, Uberto Goltzio, il Brezio, il Chiusole, Tommaso Corneille, il De Martinière (5), il Vossio, il Calepinus, il Baldassarri (6). Anche lo storico viestano Vincenzo Giuliani (7), autore delle «Memorie storiche, politiche, ecclesiastiche della Città di Vieste», l’identifica per Vieste.

Argomentando che nel Promontorio si vedono soltanto i ruderi di altre due città litoranee, Hyrium e Merino, conclude che I’Apeneste tolomaica deve essere Vieste. Ma, ecco quanto espone il Giuliani: « …Le parole di Tolomeo sono bastantemente chiare: …Ponendo egli nello Ionio pelago Salpi, Siponto ed Apeneste città littorali; e fra Siponto e Vieste niun altro luogo atto, nè vestigie di altra città ravvisandosi, difficoltare non si può l’Apeneste di essere Vieste… Oltreché scrivendo Tolomeo delle città littorali, senza riguardare le mediterranee, e ponendola come termine dell’Adriatico e dello Ionio mare, dopo di Apeneste, che l’ha come città littorale,

pagg. 221-222.

  • Cellarius C., Notitia orbis antiqui, Lipsiae, Gleditsch MDCCI, pag. 885.
  • Giuliani V., Memorie storiche, ecc. della Città di Vieste, Salluzzo, 1873, pag. 81.
  • Del Viscio G., Uria, Bari, 1921, pag. 60.
  • Filosofo e medico, autore anche di altre opere, alcune

considera il Monte Gargano come sito anche al lido del mare, ed indi, per dire, che nel piegarsi dall’altra parte del Monte vi era l’Hyrium, città littorale dell’Adriatico, soggiunge juxta simun Adriaticum Hyrium. L’istessa voce Aiteveatai o AxagEarai, dicendosi Apamestini da Plinio il Vecchio (8) gli abitanti di questa città, derivando dal verbo Ammarato, et Ammarimi ex àró et avicTT)[,u, nembe exurgere facio, erigo ad vitam, e sedibus pello, submoveo, ovvero dall’altro Amprto revoco, evomo, vo- mitu rescio ex amò et Egeo, fa conoscere che sia la nostra città di Vieste.

Il Monte Gargano, quasi come da sè la vomitasse, e dal suo grembo la rimovesse, la getta nell’Adriatico mare, ed il mare la fa risorgere e l’erige sullo scoglio (9)… A dimostrare però con più chiarezza se la nostra Città regalmente sia l’Apeneste, che Tolomeo rapporta, uopo è vedere se nel Monte Gargano vi erano altre città, dalle ruine delle quali, e l’origine e la denominazione abbia potuto avere…

Due ve ne furono. Una, che al presente ha forma di un castello, e si è la Terra di Rodi, la quale da molti scrittori si vuole per l’antico Hyrium. L’altra è la distrutta città di Merino… » (10). Si allontana, invece, decisamente dall’opinione comune che riconosce in Apeneste la nostra città l’altro vie- stano, Michele Petrone, benemerito della ricerca storica

delle quali inedite.

(8) Plinio ricorda, è vero, gli Apanestini o Apamestini, ma li pone, forse con… confusione, tra i Calabri mediterranei.

(9) Giuliani V., op. cit., pag. 80.

(10) Ibidem, pagg. 65-66.

locale e paleografo dilettante, il quale, considerando appunto che Apeneste stava tra il Promontorio garganico e Siponto, la fa corrispondere all’antica Matinum, i cui ruderi s’osservano in una zona marittima, denominata Annuii, a circa 2 Km. da Mattinata.

A quest’ultima opinione, « data l’autorità del nome di Michele Petrone e la provata serietà dei suoi studi »(11), aderisce l’Angelillis, il noto storico di Monte S. Angelo e del suo Santuario, e vi aderisce anche il Prencipe, il quale nella sua «Mattinata la nuova Matinum» sottopone al giudizio dei lettori le seguenti osservazioni (pagg. 33-35):

1°) Non esiste alcun documento storico nè alcun ritrovamento archeologico atto a provare l’identificazione di Apeneste con Vieste o la localizzazione in prossimità di essa…

2”) Dato che Tolomeo è l’unico geografo antico che menzioni Apeneste tra le città del litorale dauno, e nell’enumerazione segua l’ordine di successione (a differenza di Plinio…), il migliore, anzi l’unico mezzo sicuro per trovare l’ubicazione, più o meno precisa, di detta città è seguire attentamente lo stesso itinerario da lui indicato. Orbene egli ci fa sapere che nel litorale dauno le città erano site in quest’ordine: Salapia, poi Siponto, poi Apeneste, infine il Monte Gargano. Esattamente tale era la posizione dell’antica Matinum, ricordata da Lucano e da Orazio, della quale in una zona marittima,

(11) Angelillis C., Mattinata, Foggia, 1948, pag. 16.

denominata Agnuli, a circa 2 Km. da Mattinata, s’osservano i ruderi…: Vieste invece trovasi all’estrema punta del Gargano orientale. Se Apcneste dovesse corrispondere a Vieste, il Mons Garganus, nominato da Tolomeo, dovrebbe cominciare dopo Vieste.

3°) Inoltre Apeneste (dal greco apanistemi = sorgo, mi levo, nasco, come a dire sono l’oriente, il mattino) etimologicamente esprime una posizione geografica esposta a levante. Orbene la menzionata zona Agnuli, su cui sorgeva Matinum, è esposta proprio aH’oriente…: per cui si può pensare che la stessa città per la sua posizione geografica sia stata chiamata Apeneste nell’epoca ellenica e Matinum nell’epoca romana: due nomi diversi ma esprimenti lo stesso concetto…

A chi obietti che al tempo di Tolomeo, contemporaneo di Antonino Pio, la città chiamavasi Matinum e non già Apeneste, si potrà rispondere che egli scrisse la citata suo opera in greco e perciò o avrà voluto chiamare la città con l’antico nome datole dai Greci o avrà voluto grecizzare il nome latino…

4″) P. Alberti L. nella « Descrittione di tutta Italia » (pp. 221-222), parlando dell’Apeneste Tolomaica la descrive come un luogo litorale, le cui rovine vedevansi alle radici di Monte S. Angelo, presso Siponto: esse non potevano essere altro che i ruderi ancora visibili della menzionata zona marittima di Agnuli, dove sorgeva Matinum,…

Questa ben può dirsi presso Siponto, distando appena poco più di 10 miglia marine e pochi chilometri da Monte S. Angelo: non già Vieste, come ha scritto il citato dottor Giuliani, che ha ignorato i ruderi di Matinum, notevoli come quelli di Hyrium e di Merinum. Noi non aderiamo a quest’ultima opinione, anzi ci permettiamo di replicare, sia pure molto brevemente, a dette osservazioni.

Diciamo subito che anche per Matinum non esiste alcun documento storico nè alcun ritrovamento archeologico atto a provare l’identificazione di Apeneste con essa. Il Prencipe, poi, ci consiglia di seguire l’ordine indicalo da Tolomeo. Bene: Salapia, Siponto, Apeneste e, quindi, il Monte Gargano. Anche noi diciamo la stessa cosa; però, contrariamente al Prencipe, riteniamo che Tolomeo, nell’enumerare le città litorali dell’antica Daunia, abbia indicato il Monte Gargano proprio dopo Vieste, cioè seguendo la costa dalla parte del litorale Vieste-Peschici e non già dalla parte opposta.

E ciò soprattutto dal fatto che non pochi scrittori antichi, parlando di Uria e considerando che essa era situata ai piedi del Monte Gargano, abbiano indicato la sua ubicazione nel Golfo di Manfredonia. La nostra, naturalmente, è soltanto un’ipotesi, nè può essere altrimenti. Per quanto riguarda le considerazioni esposte dal citato autore sulla posizione geografica di Matinum, ricordiamo solamente che esse valgono ancora di più per Vieste, trovandosi essa ubicata all’estrema punta del Gargano orientale, mentre, per quanto concerne l’ultimo punto, ricordiamo che l’Alberti si limita ad affermare che Apeneste era situata tra Siponto e il Monte Gargano.

«Più avanti passando, più lungo il lido — dice egli — vedesi il luogo dove era Apeneste, totalmente rovinata, della quale altra memoria non ritrovo, eccetto quella fatta da Tolomeo. Poscia ritrovasi Monte Gargano».

Il sito preciso di Apeneste, pertanto, anche con le riportate osservazioni resta avvolto nel mistero dei tempi; tuttavia, posto che al tempo di Tolomeo esisteva di già una città chiamata Matinum e tenendo presente i ruderi (notevoli) che nel secolo scorso vennero in luce nei pressi della Chiesa di S. Maria delle Grazie, in contrada Carmine, il problema dell’individuazione del luogo in cui era ubicata Apeneste resta limitato, secondo noi, all’ambito territoriale viestano.

Che poi il Prencipe (e questo per giustificare il fatto inopinabile dell’esistenza ai tempi di Claudio Tolomeo di una Matinum) vuole dirci che l’antico geografo o abbia voluto chiamare la città con il nome greco oppure abbia grecizzato il suo nome latino, sembra che egli voglia identificare a tutti i costi in Matinum l’Apeneste tolomaica. E ciò darebbe luogo soltanto a discussioni polemiche, senza alcuna risoluzione positiva.

Conclusione. Apeneste era una città garganica trobaica, japigia (dauna), romana, la cui ubicazione precisa rimane tuttora sconosciuta: questo soltanto possiamo dire.

Michele Potito

Giorgio Vario

Da Vieste Antica – 1970 –


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