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VIESTE ANTICA (9)

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Origini

Le origini di Vieste si perdono, come quelle delle altre città del Promontorio, nella leggenda e nel mito.

Al favoloso eroe greco Diomede, figlio di Tideo, re degli Etoli, se ne attribuisce la fondazione (1) poco dopo la guerra di Troia, verso il 1184 a. C.(2).

La leggenda narra che Diomede, dopo « la guerra di Troia… vago di maggiori conquiste e gloria, dalla patria partendo, fè vela per questi nostri mari. Su le prime sbarcò nelle Isole Tremiti, che sono avanti al Promontorio Gargano, dal suo nome dette Diomedee, ed ivi per qualche tempo fermatosi, approdò finalmente ne’ lidi garganici » (3), dove fondò Vieste e altre città garganiche, tra cui Yrium, Garganum e Sypontum. Quindi passò nella Puglia piana, dove « l’origine diede » a molte altre 1 2 3

(1)        Così il Giuliani nell’op. cit.

(2)        Non manca, però, chi le attribuisce un’origine ancora più remota. Enrico Bacco nella Descrizione del Regno di Napoli diviso in 12 provincie ebbe a riferirne l’origine al biblico Noè ed il nome di Vieste alla di lui moglie, Hesta o Vesta, per esservi stata sepolta.

 (3)      Giuliani V., op. cit., pag. 62.

città (Argyrippa o Arpi, Canusium, Salapia, ecc.).

Come tutte le leggende, anche questa nasconde un fondo di verità. Infatti il mito di Diomede, fondatore di varie città pugliesi, tra cui diverse nel Gargano, in realtà non fa che adombrare l’arrivo dei Greci in Puglia.

Sulle nostre coste, come è noto, al principio dell’VIII sec. a. C. si stanziarono coloni greci provenienti dall’Etolia, i quali fondarono veri e propri centri abitati. Essi sarebbero sbarcati a Vieste per la sua adatta posizione geografica, dove trovarono una popolazione già civile con proprio culto religioso. Di qui poi estesero la loro influenza in tutto il Gargano, dando un notevole impulso alle attività economiche delle popolazioni indigene.

Un’origine più recente potrebbe essere fissata tra il 554 e il 407 a. C., allorché molti Greci si stabilirono a Siponto (4), che fortificarono ed ampliarono, e nella Daunia. In quel tempo, infatti, i Sipontini, essendo molestati dai valorosi ed agguerriti abitanti di Uria e non potendoli scacciare con la forza delle loro armi perchè scarsi di numero, chiesero aiuto ai connazionali della vicina Grecia. Costoro risposero all’appello e vennero così sulle coste daune, dove fondarono, allora e nei due secoli successivi, varie città (5), tra le quali potrebbe

(4) probabilmente dai Greci di Creta il 694 a.C.

(5) Pascale L., L’antica e nuova Siponto, Torino, 1912,

pagg. 40-62.

annoverarsi anche la primitiva Vieste.

Comunque, qualunque sia la data precisa della sua fondazione, è certo che l’origine di Vieste risale ad epoca molto remota e che essa sia di fondazione prevalentemente greca Io dimostrano le monete e le iscrizioni in greco arcaico venute in luce nelle località Pantanello e Carmine, zone periferiche dell’attuale centro abitato.

Il Gregorovius la chiama « l’antica, la sperduta del mondo » (6).

E il Giuliani: « In Vieste si osservano vestigie di città antichissima, e lo dimostrano la quantità delle fosse incavate nelle vive pietre che si ravvisano intorno la Città, i forti pavimenti di piccioli mattoni alla musaica ed all’uso de’ tempi antichi, ed i monumenti de’ sepolcri sparsi nelle campagne… E questo ancora è poco. Acciò la Città avesse potuto maggiormente difendersi, si conosce evidentemente dalla parte di mezzogiorno un incavo, per mezzo del quale si univano le acque del mare e la lasciavano come un’isola (7)… Tale incavo certamente dovè essere quella fossa (il c.d. vallo diomedeo), designata da Diomede, per spartire il braccio dal resto del

(6) Gregorovius F., Nelle Puglie, Firenze, 1882.

(7) Anche il Masanotti è convinto che l’antica Apenestc, oggi comunemente ritenuta Vieste, nei tempi remotissimi sia stata un’isola: ciò avrebbe desunto dai resti di un canale disotterrato in varie parti, in direzione fra di loro, che collegava le acque delle due sponde opposte (Cfr. Masanotti T., op. cit., pagg. 48- 49). E le muraglie di cui fa menzione il Giuliani sarebbero appunto i resti di un’antica banchina che correva come fortificazione, lungo tutto il canale.

Monte… Verso la Chiesa del Carmine, nell’anno 1665, di qua dalle vigne, si scoprirono diverse muraglie, che nella loro grandezza apparivano di sontuose fabbriche. Si estendevano queste fino alla discesa della Fontana Vecchia, composte di pietre ben lavorate, lunghe sei palmi e quattro larghe. Dentro le dette muraglie, verso la Città, si ritrovarono molte cisterne, condotti, pavimenti, colonnette,… fonti cavati in pietre e diversi coppi di tetti…, oltre di tante altre vestigie di rovinate abitazioni » (8).

Vennero pure in luce « infiniti sepolcri… con vasi di creta fine di color rosso e nero di varie forme, con armi ancora…; vasi ripieni di ossa bruciate… e vasi lacrimali di diversa grandezza » (9), e soprattutto monete: ve ne sono di greche, campane, romane, degli imperatori d’Oriente, bizantine.

Furono trovate, inoltre, delle monete piccolissime, con impronte forse locali (10), inesistenti altrove, per cui è probabile che anche Vieste coniasse monete proprie: in tal caso risalterebbe meglio la sua importanza e ricchezza e il suo grado di civiltà.

Altre tombe sono venute in luce anche ai nostri giorni nella zona compresa fra le vie Manzoni e Carducci

  • Giuliani V., op. cit., pagg. 70-72.
  • Abatantuono E., Manoscritto, pag. 88.
  • Anche il Giustiniani nel suo Dizionario geografico (Napoli, 1787) ricorda alcune monete della città di Vieste con la scritta in greco « viT1 ».

(località Carmine) ( 11). Di esse, però, e del materiale rinvenuto nulla si conosce di preciso, dal momento che quasi tutte sono state assorbite dalle nuove costruzioni (non poche) effettuate nella zona, senza discriminazione alcuna. Quanto al materiale in esse rinvenuto, sembra che alcuni oggetti siano misteriosamente spariti, altri andati perduti, mentre altri sarebbero stati venduti da qualche… avido ad ignoti collezionisti. Quod non fecerunt barbari fecerunt barberiniì

Da quanto esposto, tuttavia, si può dedurre, in maniera sufficientemente valida, l’esistenza nella zona di un centro abitato sin dai tempi delle migrazioni elleniche sulle coste garganiche: centro che, pur attraverso trasformazioni, distruzioni, incendi, ricostruzioni, spostamenti, rivolgimenti politici, c tuttora esistente.

Il sito della primitiva Vieste

Dove sorgeva il primitivo abitato di Vieste? Gli autori che ritengono Apeneste per Vieste, per lo più affermano che Apeneste sia sorta presso Merino, più a le-

  • La località era un’immensa necropoli: numerose le tombe venute in luce, di cui la massima parte « a fossa » (alcune risalenti anche all’’VIII e VII secolo a. C.). Esse erano scavate nel calcare per lo più nummulitico, talune riempite di terra per piantarvi alberi, altre allargate e approfondite, trasformate in cisterne d’acqua piovana. La forma delle cavità sepolcrali a pianta rettangolare era a tronco di piramide. In esse era impossibile la deposizione stessa e ben difficile la rannicchiata su di un fianco, data la ristrettezza dello spazio, mentre più probabilmente i cadaveri erano deposti seduti con le gambe ripiegate. Nelle stesse furono raccolti vasi ed oggetti metallici sia di bronzo (fibule, aghi, crinali, spirali, anelli) sia di ferro.

vante, contemporanea o posteriore ad essa, e che Vieste a sua volta sia sorta presso o dalle rovine di Merino e di Apenestc (12).

È bene subito avvertire,- però, che Merino e Vieste erano due città garganiche diverse e che quest’ultima non è sorta nè presso nè dalle rovine dell’altra.

Può darsi, anzi è molto probabile, che gli abitanti di Merino, allorché essa fu distrutta o abbandonata, si siano trasferiti a Vieste. E che Vieste sia città distinta da Merino lo dimostra, anche se implicitamente, pure il Sarnelli, quando nell’opera citata asserisce che Pasquale II ebbe ad unire la sede vescovile di Merino a quella viestana (13).

Per coloro, poi, che ritengono Apeneste corrispondente a Vieste, il problema dell’ubicazione della primitiva Vieste si riconnette a quello (purtroppo ancora oggi insoluto) del sito dell’antica Apeneste. Essi, infatti, si limitano a segnalare la presenza della città tolomaica nei pressi dell’attuale abitato di Vieste, senza però indicarne l’ubicazione precisa: sicché anche il primitivo sito di quest’ultima città resterebbe sconosciuto.

Il Giuliani nell’op. cit., dopo aver indicato anch’egli in senso molto lato l’ubicazione di Apcneste-Vieste, ponendola « alle faldi del Monte Gargano, nell’antica Japi- gia, fin dove, al dir di Tolomeo, stendevasi la Magna

  • Sarnelli P., op. cit., pag. 151
  • Prencipc S., op. cit., pag. 33.

Grecia »(14), ritiene che «anticamente il recinto della città nostra di Vieste era più di un miglio, come si ravvisa da vestigie di antiche fabbriche, per lo più dalle arene del mare ricoverte. Distratta poi, non una sola volta, ma più volte dal furore de’ barbari e da’ terremoti, si restrinse in quel sito in cui oggi si scorge, di un mezzo miglio e più »(15).

Secondo ¡I nostro autore, quindi, il primitivo abitato di Vieste si estendeva dalla zona dei ruderi fino al nucleo medioevale, che trovasi nella parte alta dell’abitato, arroccato su uno sperone roccioso.

Ciò, però, non è esatto. Considerando la posizione geografica e la natura geologica del terreno (calcare nummulitico) sul quale sorge attualmente il centro abitato, e tenendo presente i ruderi venuti in luce nel secolo scorso nell’area compresa tra la Chiesa di S. Maria delle Grazie e la Fontana Vecchia, si può affermare, infatti, che il nucleo originario cittadino era ubicato ai piedi del calcare nummulitico, a Sud-ovest di esso, e precisa- mente nella zona dei ruderi. Fu quella l’area su cui sorse e si sviluppò la città greco-romana.

Nel principio del VII sec. a. C., allorché i primi coloni greci giunsero sulle nostre coste, la conformazione fisica del suolo sul quale oggi poggia l’abitato di Vieste era molto diversa e diversa era anche la sua estensione,

  • Giuliani V., op. cit., pag. 63.
  • Ibidem, pag. 54.

inferiore a quella attuale, in quanto gran parte di esso era occupato dalle acque del mare, dalle quali emergeva soltanto il terreno più antico, il calcare nummulitico. A Nord e a Sud-est, questo era poi costituito da due speroni rocciosi che avevano coste alte e scoscese, sicché l’unico tratto che era in condizioni favorevoli per l’insediamento d’un centro abitato e che, nel contempo, aveva una distesa portuale sufficiente per qualunque sviluppo commerciale e marinaro, era l’area posta a Sud- ovest del centro abitato odierno. La città occupava allora solo una parte di tale area, con una estensione all’incirca pari a quella della città medioevale, mentre tutta la parte orientale, da Nord a Sud, occupata da case rurali e da tombe, era al di fuori della città. Sullo sperone meridionale, che strapiomba sul mare e sul quale trovasi ubicato il nucleo medioevale,* caratteristico per la sua tessitura urbana con piccole strade di penetrazione nelle quali s’affacciano le tipiche case a schiera, sorgeva l’acropoli. Qui, secondo un’antichissima tradizione, era il tempio della dea Vesta (16), il quale sarebbe stato poi incorporato nella cattedrale cristiana.

Compresa fra due insenature (opposte) a falce, quasi a mezzaluna, nelle quali per lo più la parte interna degli archi, formata da terreno pianeggiante, aveva coste bas-

  • Secondo il citato Giuliani, vi era anche un altro tempio dedicato a Giove

se, fu quella dunque l’area su cui si fissò il centro abitato dei Greci.

Poi, in seguito a distruzioni, devastazioni, terremoti, il centro abitato si spostò in « quel sito », molto più sicuro (la parte più alta del calcare nummulitico), in cui sorgeva appunto ai tempi del Giuliani.

Etimologia

L’origine del nome di Vieste viene spiegato in più modi: molti autori ritengono che l’attuale denominazione sia derivata dalla dea Vesta, venerata nell’antico tempio pagano, mentre per altri sarebbe una corruzione di Apeneste.

Il Del Viscio è persuaso che Vieste sia corruzione del nome di Vesta e quest’ultimo sia a sua volta abbreviazione di Apeneste (17).

E il Giuliani: « Coll’andare del tempo, distrutta la Città, o dal tempio della dea Vesta rimastovi, riedificandosi indi di nuovo, ovvero dalla corruttela della lingua per l’irruzione di tante barbare nazioni in Italia, invece di Apeneste si disse Hesta o Vesta o Veste; poscia Biestri, Vieste e Viesti. In alcuni istrumenti del 1200 si legge in civitate vestanorum»( 18).

L’Ughelli ritiene che il nome di Vieste sia di origine etrusca. « Non v’ha dubbio — dice egli — che la parola Vieste è una corruzione di Hesta per il facile scambio

  • Del Viscio G., Uria, Bari, 1921, pag. 59.
  • Giuliani V., op. cit., pag. 83

della v c della h. Hesta poi c un’abbreviazione della parola Apeneste, la quale, secondo l’opinione del Vossio, sa di origine etrusca, come Praeneste, Ateste, Tergeste; e nelle tavole Eugubine si legge Apeneste, come se dicesse apud ignem, poiché Hesta dinota fuoco »(19).

Per il Colella, invece, si tratta di un nome di base italica e con suffisso illirico. Il suffisso ste di Apeneste, infatti, è di provenienza illirica; la base italica è invece ap-apen = acqua e non sarebbe, quindi, impossibile l’ipotesi che il nome abbia voluto indicare la posizione della città presso il mare (20).

Secondo altri, il nome di Vieste è una denominazione ebraica. Così il Masanotti, che ncll’op. cit., « dopo aver tentato di dimostrare che i primi abitatori del Gargano, anteriori alle colonizzazioni dei Greci, furono i Fenici o Cananei, che parlavano l’ebraico… afferma che costoro, man mano che s’avanzavano, davano il nome alle varie contrade del Gargano, secondo la natura e proprietà di esse. Siccome, a suo giudizio, tutta la regione garganica sarebbe di natura vulcanica…, egli pensa che i nomi geografici-topografici della regione debbano quasi tutti esprimerci idee di vulcani e avere un qualche radicale significante fuoco. Così… Apeneste da Opan-Eschta = cratere di fuoco… »(21). E « fuoco, fiamma… esprime — secondo

  • Ughelli F., Italia Sacra, Venetiis, 1717-22.
  • Colella G., Toponomastica Pugliese, Trani, 1941.
  • Prencipe S., op. cit., pag. 50

Enrico Bacco — la parola Vesta, per cui Focareto dicesi un luogo della campagna vestana, ripieno di minutissime selci o pietre focali » (22).

L’ipotesi più probabile, confermata al I Congresso Internazionale di Studi Garganici dal prof. Giovanni Alessio, è che il nome di Vieste sia di origine preindoeuropea: agli inizi Vibeste, poi Viveste e, infine, attraverso la caduta del t> intervocalico, Vieste (23).

Secondo alcuni illustri glottologi, infatti, « dai risultati più attendibili della Toponomastica Scientifica si deduce che lo strato più primitivo pugliese, denominato sostrato mediterraneo o tirrenico, si sarebbe formato in un’epoca assai remota degli Indo-europei in Italia. Tutto il bacino del Marc Mediterraneo sarebbe stato il territorio su cui si svolse una remota civiltà, caratterizzata da una originaria unità linguistica preindoeuropea, che rimase la base della onomastica locale, pur attraverso le successive migrazioni di popoli, stirpi con aggiunta di linguaggi nuora » (24).

«I termini di questa unità toponomastica mediterranea — osserva il Ribezzo — sono formati in generale

  • Giuliani V., op. cit., pag. 75.
  • Pitigliani F., Studio per un piano di sviluppo turìstico del Comprensorio del Gargano e delle Isole Tremiti, Roma, 1969, pag. 44.
  • Prcncipe S., op. cit,, pag. 51.

da nomi di città, monti, fiumi, regioni, abitate sino a tardissima età storica da popolazioni di razza tirrenica, la cui nomenclatura geografica non venne sostanzialmente mutata dagli Italici o dagli Italioti sopraggiunti » (25).

Ribezzo F., Le Murgie e i Morgeti, in Apulia, Bari, « 1-11-1914

Michele Potito

Giorgio Vario

Da Vieste Antica – 1970 –


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