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VIESTE – NARDUZZO CI HA LASCIATO GIOVEDI’ 29 SETTEMBRE DOPO IL SUO ULTIMO ALLENAMENTO INFRASETTIMANALE… HA CONTRIBUITO ALLA STORIA DEL CALCIO VIESTANO!

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Lutto nel mondo del calcio viestano. Uno degli “animatori” più importanti della nostra piccola-grande storia calcistica, Leonardo Vescera, è venuto a mancare: sfinito e sfibrato dal forte pressing della malattia. Figura centrale e memoria storica e inestimabile. “Vulcanico” ma al contempo persona di grande generosità. Fondatore e primo presidente dell’Atletico Vieste, ma prima, a cavallo degli anni sessanta aveva fondato, forse la creatura che ha più amato: la sua PANTERA. Squadra di “muratori” che alla domenica battagliava con gli studenti e per chi vinceva c’erano 150 lire a cranio. Vere disfide: i quattro fratelli Vescera conto i quattro fratelli Di Terlizzi o Natarangelo. Altro mondo, altre passioni.

Ha scelto di lasciarci proprio di giovedì il giorno della partita-verifica infrasettimanale. E’ vero quelli erano i “tempi” che in tanti si donavano gratuitamente alla società. Ma Narduzzo era Narduzzo: speciale, unico. Anche nelle partite più accese e discusse si prendeva solo i primi cinque minuti di incazzatura, passando subito alla sua “battuta” che tutto metteva a posto. Dopo l’Atletico Vieste, fondò Il Valentino Mazzola. “La Juventus è forte, amava ripetere (ne era tifosissimo), ma un giocatore come Valentino non è mai esistito, merita il nostro riconoscimento”. Non era un ingenuo riconoscimento, ma il suo onesto e lucido amore verso tutto il mondo calcio, senza distinzioni o tifo.

 La strana coppia!

Certo… non facevano battute tipo: “Sono due settimane che il frigo non funziona. Ci ho visto del latte che stava su da solo senza la bottiglia”.

Oppure:

In altre parole, mi stai cacciando fuori?
– Non in altre parole, queste sono le parole esatte.

O ancora:

Tutto quello che fai mi irrita. E quando non ci sei mi irrito pensando a quello che farai quando torni………

Leonardo (Narduzzo) Vescera e Gaetano (Ninuccio) Bosco erano due tipi curiosissimi. Infatti quando li incrociai la prima volta in mente mi venne subito quel spassoso film scritto da Neil Simon che adattò, tra l’altro, proprio un suo successo (1965) di Broadway,  che è “La stana coppia”. Lo ricordate? Il film ironizzava con crudele umorismo sui guai del matrimonio e dell’amicizia. Ninuccio e Narduzzo, naturalmente non c’entrano nulla con la storia del film. Ma i loro atteggiamenti, i siparietti richiamavano tantissimo Jack Lemmon e Walter Matthau gli indimenticati attori hollywoodiani, protagonisti del film. Battute e risposte sempre pronte. In apparenza mai d’accordo su nulla ma che finivano per essere inseparabili. Non c’era argomento o momento della giornata che facesse brodo pur di battibbeccare. Si erano conosciuti e frequentati fin da bambini. Poi nel 1959 si trasferirono a Milano, per ritornare a Vieste nel 1965. Comun denominatore l’amore, la sana passione per il giuoco del calcio. Ninuccio milanista, Narduzzo juventino. Una parola uscita da un commento radiofonico mal interpretato sul Milan o la Juve alle 16,30 della domenica era il pretesto per infinite discussioni che quasi sempre finivano in un bar a sorseggiare una birra perché: “tant chiacchier ann asschet u cannaruzz”.

“Era l’imbrunire di una bellissima giornata primaverile – raccontò anni dopo Leonardo Vescera – quando ci ritrovammo a passeggiare alla Marina Piccola, di fronte al nostro Faro. Con me c’era Ninuccio, Michele Muscettola, Pasquale Artone, Peppino Chionchio, Peppino Di Santi (in seguito si aggiunsero i fratelli Vito e Franco Coviello, quest’ultimo nominato vice presidente, Michele Latino, Franco Tangari, e il mitico “medico” Donato Cariglia. Fu in quella circostanza che maturò la decisione di far nascere un squadra di calcio. Così fondammo l’Atletico. Eravamo in astinenza, da oltre un anno Vieste non vedeva una partita di campionato. Dopo l’esperienza degli anni ’50 caratterizzata dall’Unione Sportiva, ci fu poi, la parentesi dell’Associazione Sportiva Vieste. Quella fu la nostra primavera del ’68. Ottobre del 1969 parte l’Atletico. Naturalmente la cosa non fu così semplice. A Vieste nulla è semplice. Ma riuscimmo a partire”. 

LA SAGA DEL “VALENTINO MAZZOLA VIESTE”

Quando Ninuccio (Gaetano Bosco) e Narduzzo (Leonardo Vescera), decisero insieme ad altri amici di fondare l’Atletico Vieste non pensarono certamente di avere tante adesioni, anche se c’era da aspettarselo. Erano anni che Vieste non disputava un campionato. Nel frattempo numerosi erano i giovani che attraverso squadre rionali giocavano a calcio. Infatti furono tanti i giovani che si presentarono al campo per “farsi vedere”. Allora non si abusava con la rosa di giocatori. Si poteva cambiare solo il portiere, la “strategia” della panchina lunga non era ancora in voga. Non esistevano le scuole calcio. Così di comune accordo i due “tecnici” (ma allora solo Ninuccio era quello ufficiale) decisero di formare un’altra squadra per dare spazio ai tanti giovani viestani, una sorte di serbatoio in funzione dell’Atletico, che già allora veniva proposta come prima squadra della città. Era questo il progetto. Un’idea sicuramente geniale per i tempi ma che non tardò a cozzare con i caratteri dei due “capi”. Per Ninuccio e Narduzzo il voler fare l’allenatore era la loro ragione di vita! E’ facile quindi immaginare che le loro intese presto dovessero saltare. Per queste ragioni nacque il “Valentino Mazzola Vieste”, un parto di pura reazione. Narduzzo durante l’estate contattò i tanti giovani studenti rimasti fuori dal giro dell’Atletico chi per ragioni di età, di studio, di carattere, di lavoro.

Fu così che l’avventura iniziò il 1971 con il primo campionato di Terza Categoria. Narduzzo passò così dalla presidenza a fare l’allenatore. Coronò quello che in fondo gli piaceva più fare. Stare in campo con i ragazzi e respirare lo spogliatoio. Il direttivo, invece ebbe come primo presidente Giovannantonio Gentile,  vice Pasquale Pecorelli (1934), dirigenti Ruo Giuseppe, Leonardo Armillotta (u’ sart). Quella prima rosa di giocatori era composta da: Lorusso, Renzo Vescera e Giuseppe Prencipe come portieri, Stramacchia, De Maria, Michele Lopriore,  Silvano Santoro, Giuseppe Simone, Matteo Cariglia (cannon), Mario Vescera,  Ignazio Di Carlo, Cariglia Antonio (pizzaredd), Michele Simone, Aristide Frascolla, Mimmo Prudenza, Angelo De Vita, Lorenzo Parisi ed i forestieri Bisceglia e Caviglia (quest’ultimo, niente male aveva avuto trascorsi nella primavera del  Palermo ed era a Jacotenente alla Foresta Umbra ad espletare il servizio militare). Al suo primo campionato l’avventura fu davvero esaltante, il “Valentino Mazzola” lo vinse alla grande. Nel mentre si pregustava per la stagione successiva il derby con l’Atletico, arrivò la penalizzazione del giudice sportivo. Infatti, Michele Lopriore (detto la scricc) disputò diverse gare in posizione di tesseramento irregolare non avendo ottenuto il trasferimento dalla Federazione di Roma. Fu la beffa: i maligni ricordano che allora gioirono solo quelli dell’Atletico. Fu, anche il classico “fumo di guerra”. Ninuccio e Narduzzo, sportivamente da allora, iniziarono a “mazziarsi” di santa ragione,  dando inizio ad un simpatico dualismo sportivo che protrasse per anni.

Al “Valentino Mazzola” Nardin u sart aveva dato il tocco d’immagine. Tutti i dirigenti si erano fatti u’custum, (la divisa ufficiale), con tanto di stemma sul petto. Fatto inusuale per quegli anni. Una sorte di marketing dell’immagine in anticipo sui tempi che comunque dava la parvenza di grandi progetti! In quella squadra vi erano ottimi giocatori come i fratelli Peppino e Michele Simone (quest’ultimo capo-cannoniere). La tifoseria viestana, come nella miglior tradizione paesana, non tardò a dividersi. Chi per l’Atletico e chi per il Valentino Mazzola. Iniziò anche una sorte di campagna acquisti tra le due società. Eclatante il passaggio di Antonio Cariglia (pizzaredd) all’Atletico in cambio di 10 giocatori. Ma, l’affare lo fece l’Atletico. Il Valentino Mazzola non ebbe vita facile così si sgonfiò presto e dopo due anni Leonardo Vescera, omonimo di Narduzzo, titolare di un supermercato alimentare, appassionato di calcio, affiancato dal vice Pantaleo Mascia, rilevarono la società. Con loro il Valentino Mazzola si rilanciò. Narduzzo, restò sempre alla guida tecnica della squadra.

Ben presto la lista dei giocatori rinvigorì anche e soprattutto per l’abilità di Narduzzo di saper coinvolgere tanti giovani: Raffaele Del Frate, Enzo Palumbo, Matteo Petrone, Piero Vescera, Nicola Della Malva, Michelangelo Di Candia, Giulio Argentieri, Vincenzo Strizzi, Oronzo Vescera, Giuseppe  Del Duca, Ciro Ferrara, Mazzone Michele e quel Michele Ricci (che ironia della sorte, esordì a 16 anni nel Valentino, ma è nell’Atletico poi che si consacrò diventando non solo un punto di riferimento tecnico e umano ma anche il giocatore con più presenze nella storia del primo sodalizio viestano). Merito di Narduzzo che intuì le doti del giovanotto. Doti che lo hanno portato a ragione nella storia dei “grandi” dell’Atletico.

Era Narduzzo l’albero motore della società. Instancabile tessitore e gran marinaio. Riusciva, nonostante le difficoltà, le infinite discussioni intestine, tipiche strapaesane, a trovare sempre la giusta rotta per portare in porto il campionato. Curiosa e marchio indelebile, di quel periodo, la sua mitica auto “Simca 1000” sempre a disposizione della squadra. Non di rado veniva presa di mira dai tifosi avversari specie nelle trasferte. Trasferte, visto i tempi appassionati, spesso molto “infuocate”. Bella pagina, di genuina passione calcistica, quella scritta dal Valentino Mazzola per Vieste e i viestani. Tra i giocatori Ignazio Di Carlo, il capitano, è stato quello che ha collezionato il maggior numero di presenze seguito da Mimmo Prudenza. Leonardo Vescera il presidente emblema che meglio interpretò lo spirito sportivo e appassionato di quei giorni lasciando, non solo negli addetti, ma anche nei tifosi un ottimo ricordo. Mentre Narduzzo è consegnato alla leggenda di quella fiaba-esperimento che rappresentò il Valentino Mazzola per il calcio viestano. Di tanto in tanto nascono uomini-svolta e noi siamo soliti dividere il tempo in due periodi: quelli che viene prima di loro e quello che viene dopo. Ebbene anche per Narduzzo (e stesso dicasi per Ninuccio) accadde la medesima cosa. Una sorte di illuminista, nessuno più di Narduzzo ha illuminato tutti quelli che gli stavano accanto. E cioè i tanti giovani cui ha permesso di giocare a calcio. Narduzzo persona senza pedigrè, ma che già in tempi non sospetti pose la questione vivai. Con il suo avvento il calcio, forse senza saperlo, iniziò ad essere un’altra cosa. I giovani come fulcro e cuore di una società, non solo calcistica. Mitica la sua filosofia e i suoi allenamenti: “…. Dio ci ha messo al mondo per due motivi: per farci soffrire, e quindi correte, e per farci divertire, fra 15 giri si gioca”.

LEONARDO VESCERA

INIZIO ANNI ’60 – fonda “LA PANTERA”

1969 -/70 – PRIMO PRESIDENTE DELL’ATLETICO VIESTE

1986/87 – Torna come presidente con MICHELE CLEMENTE

1971 – FONDA IL VALENTINO MAZZOLA

ninì delli Santi

michele mascia

da CAMPANILE SERA.  Il calcio all’alba dell’Atletico Vieste

edizioni la ricotta


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