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“UN CATAPANO BIZANTINO RISIEDEVA A VIESTE IN QUANTO PORTA D’ORIENTE”

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Nel chiarire alla mia consuocera, Camilla F., un articolo su Bari riportata come sede del Catapano bizantino le ho fatto presente che non condividevo il riferimento a un Catapano residente a Bari.

In realtà un Catapano bizantino risiedeva a Vieste in quanto Porta d’Oriente dalla quale aveva origine l’Occidente.

Tant’è vero che dal Catapano, o Catipano, ha avuto origine la Capitanata, ora Provincia di Foggia, ma in realtà territorio di Vieste. Il primo Vescovo di Vieste, Alfano, era di nomina bizantina, affermazione fatta dallo stesso vescovo nell’anno 996. Per la prevalenza della Chiesa di Roma su quella di Bisanzio, o Costantinopoli, tre Papa: Leone VI, Clemente II (tedesco di Bamberga) e Gregorio XIII, furono eletti col titolo di Vescovi di Vesta.

Lo stesso spostamento in favore di Bari avvenne con la Terra di Bari per la Terra di Bestia, che fa diventare l’intera Puglia come Terra di Vieste, come era in realtà tutta la terra europea in tempi remoti. Tra i significati di Vi­este, nome di origine greca, ci sono “figlia dell’Oriente, o del Greco, ed altri”.

In una delle iscrizioni su pietra interpretata, senza seguito, dal viestano dott. Michele Petrone a inizio del 1900, ma che per mia personale intuizione fa diventare Vieste la Porta della “Gran Madre Terra. Acqua Sorgiva” per via delle numerose sorgenti, poetiche e storiche, che tuttora scorrono sui litorali viestani. Infatti è dal greco gorgogliare nei gargarozzi, o gole di queste correnti, che proviene il nome, già presente in Omero, di Gargaron che poi viene indicato come cima meridionale del monte Ida (= luminoso, selvoso), monte della Troade, cioè territorio di Troia.

A questo si aggiunge Gargaria, fatto da Aristotile, come antico nome dell’Italia. Questo significa che la città di Gargaros situata nel Gargaron da Quinto Smirneo nel Postomerica è uno dei tanti nomi dell’impronunciabile Vesta, per volere tattico-bellico dei Romani. In continuità col nome Gargaria c’è quello greco di lthaly(Q, storicamente fatto per prima da giovani immigrati sbarcati nell’antico porto di Vieste mai identificato prima. Il nome l-talia significa “Isola in fiore, o lussureggiante”, fertilità che nasce dalla abbondante produzione spontanea degli orti viestani che venivano resi fertili dalle acque delle correnti tuttora presenti sui litorali della quasi isola Vieste. Alla “prima corrente” viestana, in località “Scan(za)-tore”, che dal greco significa “scenizzo la voce alta” fatta dalle ancelle di Nausica, principessa di Scheda, alla caduta nella corrente della palla con la quale stavano giocando in attesa che i panni lavati e stesi sulla sabbia si asciugassero.

Voce alta che servì a svegliare l’assonnato Odisseo che venne accompagnato su un carro a Scheria. L’attuale Gargano viene dai greco gar-ganos, per davvero lucente, o luminoso (stessa luminosità e selvosità dell’omerico monte Ida) che si completa con il verbo ganoò, ma un nome che parte dalla lucentezza delle rupi calcaree dei corni viestani. Il Gargano, per continuità, è ora definito Montagna del Sole.

Vieste era un remoto e sicuro porto naturale e città da tempo identificata come Pizzomunno: Pizzo del Mondo, qualifica già presente nella Scheria, che dei suoi abitanti Feaci Omero fa dire a Nausica: “viviamo lontano, isolati (non isolani), nel molto sciabordio del mare grandi flutti (equivalente all’aestus presente in V-estys-ane; all’andare in preda a un’inebriatura (gr. methyò) da cui i Methynnates ex Gargano, Viestani di Plinio; all’andare in bestia dei Viestani da cui la Terra di Bestia per il territorio di Vieste) all’estremo del mondo” (Vieste in quanto Pizzomunno).

L’omerico estremo del mondo è riferito a Scheria, città madre del continente chiamato Apeira (= aperta), da cui l’Apulia (= senza porta) presente negli Uri aperti (Viestani) di Catullo, ora Europa (= vasta vista), sensazioni che partono da Vieste. Vieste, città detta la <sperduta> poiché privata della sua immensa storia, ma ora ritrovata dallo scrivente come incontestabile patria di Omero e remota capitale del suo continente Apeira, poi identificata da Platone come Atlantide-città (atlante e pizzo sono sinonimi, ma anche perché con tutto il suo continente scompare nel giro di una notte e un giorno, evento che ha origine dalla fine dell’omerica Troia e che fa parte della sparizione di Uria), e da cui l’Europa (= vasta vista, che è lo stesso di aperta, di senza porta e dall’essere aperti dei garganici Uri). E infine dichiarata da Nostradamus come città-madre del Regno (Roi) dell’Angoloculla (Angoulmoise) poiché angolo è sinonimo di punto estremo, di atlante e di pizzo), sottigliezze che solo un viestano poteva sincretizzare definitivamente.

Vieste, porto sicuro di approdo (indeuropeo sker da cui Scheria) di popoli pre e indeuropei e dell’Asia Minore, è stata ispiratrice di divinità e personaggi mitologici della Magna (= grande, soprattutto per età) Grecia. In origine l’appellativo di greco era da attribuire a tutto ciò che si trova sul percorso del Sole nel giorno del Solstizio d’estate, tutto il resto era considerato barbaro. Sole che in questo giorno a Vieste si vede nascere frontalmente da dietro la punta occidentale dello Scoglio del Faro da dove proviene il vento detto Grecale, un vento orientale che è lo stesso presente nel greco este di Vi­este, un fatto che esclude la remota provenienza del termine greco dall’attuale Grecia. Vieste in quanto città Magna Greca diventa città genitrice di Roma e archetipo dell’Europa. Vieste come Porta del continente europeo, oltre la definizione di Scheria poetizzata da Omero, è presente nella Porta della Gran Madre Terra presente nelle iscrizioni in greco arcaico su pietra e nel nome del mese di Gennaio, che proviene dal latino ianuarius, che da ianua significa “passaggio” (al nuovo anno), che deriva da Giano/Noè entrambi sbarcati a Vieste; Noè dopo il Diluvio Universale. Giano, trasferitosi a Roma, diventa la personificazione di un Portone, o Passaggio, o Crocevia, prerogativa che si collega a Vieste come Porta, o passaggio, della Gran Madre Terra. In particolare Noè dopo il Diluvio e il solito naufragio, un fatto che capita a tutti i capostipiti fondatori di Vieste, riuscì ad approdare nel luogo dove gli morì la moglie Vesta, che venne seppellita sullo Scoglio.

Ragione per la quale Noè edificò la prima città della Terra dandole il nome di Vesta in onore di sua moglie. L’Arca, ora pietrificata per via del tempo passato, è stata ispirata dall’isolotto di S. Eufemia, o del Faro poiché le sue dimensioni sono le stesse dell’Arca biblica: m 156 di lunghezza, m 25 di larghezza e m 15 di altezza.

Lo Scoglio del Faro viestano, citato dal portolano Da Uzzano che nel 1420 di Vieste scrive: “chananzi sie uno schollietto ebbasso chome una galea pare lontano”, è pure l’omerica nave dei Feaci (nome ispirato a Omero dalla luminosità delle due punte, o corni viestani) che venne pietrificata e affondata con una manata di Poseidone dopo il poetico accompagno di Odisseo da Scheria all’isola di Itaca. Isola che è sempre Vieste per il porto (il Pantanella), per la corrente (Aretusa) al suo interno e per la visita di Odisseo al Regno dei Morti che in realtà è la Necropoli della Salata di Vieste: la prova definitiva sta nelle tre sorgenti d’acqua che tuttora danno origine alla finale corrente dell’Acheronte che sfocia nel mare.

A questo si aggiunge il minacciato vomito del vendicativo Poseidone di una stele di pietra sul fianco della città di Scheria (u Puzmume, nome di origine greca che porta a uno smisurato bastione della vergogna, quale in effetti sembra essere) e di far crescere un monte (il Montarone) per nascondere la città dal mare, allo scopo di ammonire i naviganti Feaci a non dare più accompagno a nessuno. Il Puzmume trova la sua gloria nell’essere l’omerico bastione di pietra al quale si aggrappa Odisseo durante l’ultima ondata generata da Poseidone prima di essere sballottato alla prima corrente viestana; ed è pure l’altrettanto omerico bastione della Terra d’Eracle, eroe distruttore di Dardania. l’antica Troia, per motivi di commercio di famosi cavalli poi di Troia che tuttora sono impegnati nella corsa di cavalli nel giorno di (S.) Giorgio che secondo Strabene (Italia), primo secolo a.C., si correva nello stesso giorno a Vesti e in tutte le città di confine. Con l’aiuto di questo bastione pure Eracle riuscì a salvarsi.

Questo bastione di pietra viene viene sdoppiato da altri ignari storici antichi da un cataclisma dando origine alle Colonne d’Eracle, o Ercole, che sono state spostate sullo Stretto di Gibilterra oltre il quale viene sconsideratamente immaginato lo sprofondato continente Atlantide, che è lo stesso di Europa. Continente che viene vanamente tuttora cercato nell’Oceano Atlantico, nome che origina dell’omerico Atlante che, come sinonimo di pizzo, di angolo e di punto estremo, è da riferirsi soltanto al Montarone viestano come Pizzomunno.

Inoltre sullo stesso Scoglio, questa volta errante, la semidea Latona partorì gli dèi Apollo e Artemide. Per continuità con il suo essere errante nella grotta dello Scoglio del Faro, ora di (S.) Eufemia (nome che deriva da Eufemo, uno dei mitici Argonauti: Viestani che prendono il nome dall’omerica Argo (da cui gli Argivi, o Achei che combatterono la guerra di Troia poetizzata da Omero), città che assume il nome dal biancore delle rupi calcaree Viestane. La mitica nave Argo, varata con due prore, finì capovolta.

Un riferimento allo Scoglio che denudato in effetti sembra la chiglia di una nave con due prore, con il loro capo Giasone che morì a bordo. Questo scoglio è pure l’isola disabitata sulla quale è stato sepolto Diomede dopo la sua morte a Vieste il cui Montarone rappresenta la seconda isola abitata denominata Teuthria con le sette correnti d’acqua viestane che fanno parte dell’annesso Timavo secondo le dichiarazioni di Strabone: due isole ora confuse con le Tremiti che nel 1442 venivano chiamate le Tre Molinas, cioè le “tre secche” dalle quali in effetti fuoriescono ben cinque isolette di varia misura. Infine su questo Scoglio ci sono iscrizioni inneggianti a <Veneri Sosandrae>, nome che significa “Venere soccorritrice” dei naviganti, perciò idealmente necessitato a errare tuttora per il vagante mare.

La prova principale, astronomica, che Troia si trova nel territorio di Vieste è che in un giorno di tregua della guerra per recuperare i corpi dei morti, Omero racconta che le operazioni iniziano quando il Sole sorge dal mare e finiscono quando il Sole cala nel mare: un dato di fatto che si verifica a Vieste nella tarda Primavera e inizio dell’Estate. Inoltre l’omerica Troia che dopo l’incendio da parte degli Achei finì in una notte e un giorno sommersa dalla piena delle acque del fiume Scamandro dopo un omerico diluvio di nove giorni (Diluvio Greco mai prima identificato da altri) si trova nelle rovine, in parte esplorate negli anni 1950 da gente maldestra, della seppellita dal fango per la piena del Canale della Macchia, città ora di Merino, nome che deriva dall’omerica Miryna. La cui collinetta bassa, citata da Omero come “sacrario di Miryna” viene tuttora utilizzata come altare (lo stesso di sacrario, o di tomba presenti nel greco sema utilizzato da Omero) e chiamata “U Munduncidde”: nome che indica un poggio, equivalente di una collinetta bassa. Poco distante questa località si trova tuttora “u Muntincidde”, cioè un monte piccolo e bello che è lo stesso della Bellacollina di Omero; una “Troia sacrificata” si trova tuttora nel significato del toponimo di Caprareza, località che si affaccia sulle rovine di Merino e che viene dagli etimi greci: capra(ina) rezò.

Sulla rocca di Caprareza ancora nel 1200 c’era il Pergamo del re di Troia, Priamo, evidenziato come “Castellum Marini” i cui resti vengono segnalati dal viestano Giuliani nel 1760. Sul Piano Grande (per età, quindi antico) si trova tuttora il letto del fiume, in realtà un torrente, con tutti i letti dei suoi affluenti la cui piena, dovuta a 9 giorni di intensa pioggia (Diluvio Greco) descritti da Omero che lo chiama Scamandro, ora identificato come Canale della Macchia, che dal greco make è: luogo di battaglia; battaglia, che è quella finale raccontata nell’Iliade. L’omerico Elles- pontos, cioè il <sentiero dell’alto e forte mare>, non è lo stretto canale di mare tra due terre dell’attuale Bosforo, ma l’omerico braccio del vasto mare, cioè una rotta marittima che da Vieste conduceva all’attuale Croazia, l’omerica Tracia, utilizzando come sosta giornaliera tre isole frontali a Vieste ora tutte croate. Vieste, oltre che da Omero, il quale nello spiegare di Alcinoo, re di Scheda, la dubbia provenienza del naufrago Odisseo dalle genti occidentali, cioè verso il tramonto del Sole (esperion, da cui il nome di Esperia per la parte dell’Italia che originava da Scheda e che partiva dalle regioni oltre la Magna Grecia), o dalle genti orientali (eonion), viene in seguito individuata da Tolomeo e Strabone come punto di divisione tra il Golfo Adriatico e il Mare Ionio.

Il mare a occidente di Vieste chiamato Golfo Adriatico, nome che proviene da Adria (altro nome di Vieste) che dal greco adros è forte, qualità che si trova in one del Montarone, negli etimi di Ves-ta e di Festi, o Vesti citata da Strabone (Italia) e in Atlantide che dal greco atlenai diventa infaticabile, cioè forte. Il nome del Mare Ionio proviene dalla contrazione dell’omerico eonion, cioè orientale proveniente dalla dea Eos (l’aurora di cui Vieste è figlia), poi resa mortale come la vergine lo dalla quale proviene il Mare Ionio come mare della mitica lo. quindi sempre originaria di Vieste.

Oltre che in Omero, Vieste come confine di questi due mari si trova in Tolomeo, in Strabone e in mappe del 1600. Tra questi due mari va inserito idealmente il sentiero dell’omerico Ellesponto. Infatti il nome Achille, che indispettito avrebbe voluto tornare a Ftia, città della Tracia, la penisola balcanica, facendo tre giorni di navigazione sull’Ellesponto pescoso verso l’Aurora, cioè verso l’Oriente, o l’Aurora, significa “di fronte alla punta” dell’attuale Gargano sulla quale c’è Vieste in quanto pure Troia. Vieste, inizialmente situata sul Montarone: toponimo formato da etimi greci che portano a un “peduncolo isolato ma non distaccato dalla forma di corna di un toro possente” che molte altre volte viene identificato da Omero come un’isola.

Ma come punto fermo i due porti di Scheda di fatto esistenti remotamente ai lati dell’istmo del Montarone, ma come riferimento principale l’antico porto del Pantanella con la sua corrente d’acqua dolce al suo interno, che per esigenze poetiche appare parzialmente pure in tutti i principali porti dell’Odissea.

Specificatamente con il porto dei Lestrigoni, che non è diverso dal citato porto di Itaca e di tutte le altre isole, per la presenza al loro interno della corrente d’acqua dolce che per esigenze poetiche Omero chiama Artachia. Ma soprattutto per la spinta a mano della nave su questa corrente di Odisseo e di tutti gli altri dell’equipaggio sull’entrata, o bocca stretta presente nel porto dei Lestrigoni che è identico a quello di Uria e all’originario porto viestano del Pantanella. Il nome Uria per Vieste è stato imposto per oltre sei secoli dai Romani per ragioni militari per sostituire, pena di morte, l’impronunciabile nome di Vesta e che oltre il canale per trarre le navi da e per il mare presente nel greco òuròs, da cui il nome Uria per Vieste. Il greco òuròs va confortato con il significato dell’indeuropeo ur, fuoco, e dal greco e latino uro, urina, cioè acqua: elementi che determinano la distruzione dell’omerica Troia e dell’acqua sotto la quale scompaiono improvvisamente sia il continente Atlantide sia la città di Uria. Il Pantanella, finito con l’insabbiamento artificiale nel 1874 è composto da 4 etimi greci che portano al significato di “tutto navale appiglio rupe”, cioè una “rupe completamente attracco di navi” presente nel nome dell’omerica Scheda. Quindi sempre Vieste in quanto vera patria di Omero.

prof. giuseppe calderisi del 1943.


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