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L’ANFITEATRO ROMANO E LA DOMUS, SIPONTO TUTTA DA SCOPRIRE

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«L’anfiteatro di Siponto non solo c’è ma è anche ben conservato». Le parole dell’archeologo Giuliano Vol­pe danno la misura del lavoro svolto nell’area archeologica di Siponto e delle attese che si parano all’orizzon­te per la valorizzazione di un’area che

della geofisica», racchiude in sé memorie di oltre un paio di millenni. La campagna di sca­vo 2022 appena conclusa ha offerto spunti significativi per le prospettive del sito che conserva stratificazioni che vanno dall’età romana a quella medievale in una successione con­tinua che non ha lasciato intervalli. «Una campagna importante – afferma Volpe – in quanto le tre aree in cui abbiamo concentrato le ricerche: porto, centro e anfiteatro, hanno con­fermato la validità delle ipotesi di studio realizzate anche con i sopporti della geofisica».

Le accorte attività di scavo effet­tuate da una sessantina di studenti delle Università di Bari e di Foggia per la guida degli archeologi Mariuaccia Turchiano e Roberto Gof­fredo, oltre Volpe, hanno consentito di riportare alla luce manufatti di grande valore archeologico: capaci magazzini nei pressi del porto; una domus sontuosa con pozzo al centro; l’anfiteatro nella periferia nord, oltre la casa cantoniera. Ritrovamenti di straordinaria importanza, ciascuno con riferimenti illuminanti sulla consistenza della città e sulle moda­lità di vita che si praticavano.

Particolare attenzione è stata Ri­servata all’anfiteatro per la sua spe­cifica funzione e per essere rimpian­to più lontano nel tempo, datato al V-VI secolo a.C. «Abbiamo effettuato due approfondimenti per verificare lo stato di conservazione de monu­mento romano» rivela Volpe. «I ri­sultati sono stati positivi: nei due tratti di muro periferico indagato per una decina di metri per tre di altezza, uno è risultato abbastanza conser­vato, 1’altro molto ben conservato. Si tratta di una bella muratura in opera reticolata che ci consente di confer­mare la datazione all’età Augustea, all’inizio dell’impero». Un anfiteatro di medie dimensioni: 80 per 70 circa che poteva ospitare ottomila spetta­tori che arrivavano anche da fuori. «Il che ci suggerisce – annota Volpe – l’ipotesi di una popolazione di Sipon­to intorno alle diecimila persone».

Le indagini sono arrivate alle pri­me gradinate della càvea sopraele­vata: la parte bassa della struttura di forma ovale e ipogeica come il Co­losseo e l’anfiteatro di Capua. L’an­fiteatro rimase in attività fino all’affermarsi del cristianesimo che di fat­to mise al bando i giochi gladiatori e di conseguenza quella particolare ideazione dei romani, come del resto tutti gli altri anfiteatri, perse la sua funzione.

gazzettamezzogiorno


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