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IDEATO IN ITALIA, TESTATO IN USA: IL VACCINO ANTICANCRO SALVA 9 PERSONE SU 12

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Funziona come un cavallo di Troia. Si avvale di farmaci immunoterapici per eludere le difese del cancro e porta in circolo le istruzioni perché il sistema immunitario riconosca il nemico e lo aggredisca in modo più selettivo e potente di quanto sperimentato sinora, innescando anche una memoria capace di reagire, a distanza di anni, ad eventuali recidive della malattia. È questa la potenzialità del vaccino anti-cancro studiato nel laboratorio di Immunoregolazione Armenise-Harvard dell’Italian Institute for Genomic Medicine che ha sede nell’Istituto oncologico di Candiolo, alle porte di Torino, in collaborazione con la biotech italo-svizzera Nouscom.

Sperimentato per la prima volta negli Stati Uniti, dove si sta concludendo la fase 1, su 12 pazienti affetti da un sottotipo di cancro del colon, con metastasi diffuse, e non più rispondenti ad alcuna terapia, l’antidoto ha ottenuto risposte straordinarie: a distanza di più di due anni dall’inoculazione, 9 pazienti stanno bene; in alcuni al momento non c’è più traccia della malattia, in altri il male è regredito. Solo 3 non ce l’hanno fatta: «Il risultato ha superato le nostre aspettative – dice Luigia Pace, direttrice del laboratorio Armenise-Harvard -; ora stiamo cercando anche di capire perché alcune persone non ce l’hanno fatta». Presto la sperimentazione del vaccino potrebbe arrivare anche negli ospedali italiani. «Lo studio ci è stato presentato – conferma l’Aifa ad Avvenire – ed è in valutazione da parte dell’Istituto superiore di sanità (Commissione di fase I), trattandosi di uno studio di fase I-II».


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