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TORRI COSTIERE DEL GARGANO, RECUPERO E POLEMICHE. L’ASS. PECORELLI: “RESTITUIRE QUESTI BENI STORICI ALLA COLLETTIVITÀ”

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Testimonianza di storia e di cultura a Vieste, come in tutta la costa garganica, è il complesso di torri costiere di avvistamento e difesa, che furono costruite come ostacolo alle minacce e agli assalti dei nemici dal mare.

L’epoca di edificazione di queste torri risale attorno al 1500 quando la Puglia veniva considerata quasi come un bastione dei Regno di Napoli per proteggere il territorio dal popolo turco.

Queste strutture furono edificate con notevole maestria e collocate secondo una logica strategica; ognuna di esse infatti fu costruita in modo tale che da essa se ne potessero vedere altre due, così che l’eventuale allarme si diramasse velocemente lungo tutta la costa.

Il litorale ne è costellato e le torri sono diventate, tra l’altro, un elemento caratterizzante dei paesaggio, le più note: Torre Calarossa e Torre Mileto (San Nicandro Garganico), Torre Fortore e Torre Scampamorte (Lesina), Torre Gattarella, Torre dei Preposti (San Menalo), Torre di Rivoli, Torre Saracena e Torre dei Segnale (Mattinata), Torre dell’Aglio, Torre Portonuovo, Torre San Felice (zona di Vieste).

In buone condizioni o ridotti a ruderi, le torri sono rientrate anche nei programmi di visita di associazioni che si occupano di turismo come DauniaTur. Il presidente Giuseppe Frattarolo ha, infatti, sottolineato: “Come associazione abbiamo pubblicato un elenco completo delle torri con relative informazioni storiche e fruibilità, il nostro è stato un lavoro di ricerca, alcune torri sono ormai ruderi, ma altre che vanno dalla zona di Lesina a Zapponeta sono conservate meglio per questo sono interessanti sia sul piano turistico che urbanistico in un’ottica di attuazione di progetti di recupero”.

Proprio a Vieste il percorso di ripristino delle torri si è avviato da alcuni mesi, come spiegato a dall’assessora ai lavori pubblici, Mariella Pecorelli, che ha dichiarato: “Abbiamo cominciato un percorso di recupero delle torri, grazie ai finanziamenti della Regione Puglia ottenuto con il progetto Cohen, volto al restauro e rifunzionalizzazione delle torri e dei fari lungo la costa Adriatico-Ionica attraverso la realizzazione di spazi espositivi, informativi, mostre diffuse sul tema, abbiamo recuperato la Torre San Felice , che è stata trasferita da beni dello Stato a proprietà dei Comune di Vieste. E’ stato necessario un importo di 407.00 euro per il ripristino che è stato sia funzionale che conservativo”.

In merito al lavoro di recupero di questa torre, avvenuto nei mesi scorsi, ci sono state numerose polemiche a causa dell’inserimento di un tetto a spiovente in legno e acciaio come copertura, che ha destato il dissenso di alcuni cittadini e appassionati di storia che ritengono che questa soluzione snaturi l’originario impianto strutturale dell’edificio. Una polemica che si è sviluppata sui social nei giorni scorsi e che è stata condivisa anche da alcuni operatori turistici per i quali questo tipo di ristrutturazione avrebbe mutato l’autentica immagine della Torre di S. Felice trasformandola in una sorte di “baita”. Un sarcasmo che non è sfuggito all’amministrazione Nobiletti.

“Questa torre è certamente anomala rispetto alle altre perché ha subito dei particolari interventi già nel corso del tempo, per il suo recupero ci siamo dovuti mantenere fedeli all’impianto precedente”, ribatte Pecorelli.

“Eliminati i deficit strutturali, c’era da ripristinare il tetto e abbiamo realizzato con mezzi adatti una struttura che fosse fedele all’esistente”.

Anche Torre dell’Aglio, situata nella baia di Pugnochiuso, compare tra i progetti di recupero delle torri che il Comune di Vieste vuole promuovere. L’assessora però sottolinea: “E’ ancora di pertinenza demaniale quindi con concessione demaniale marittima, tramite una revoca, dato che non è utilizzata, vogliamo procedere ad acquisirla e pensare ad un uso turistico o come osservatorio astronomico. Si potrebbe fare tanto, ma c’è da creare un progetto per un uso futuro della torre in modo tale da restituire totalmente un bene alla collettività. Al momento stiamo facendo valutazioni economiche di quello che potrebbe essere un restauro poi sarà stabilito se poter utilizzare risorse del Comune o un finanziamento esterno”.

Sul recupero delle altre torri, l’assessora conclude: “Molte torri sono di proprietà privata, andrebbe fatto un censimento per capire quante di queste torri sono bene dello Stato, l’anno scorso ci sono stati interventi anche per la Torre Portonuovo su un’area demaniale che era occupata, è stata fatta un’ azione di sgombero, la demolizione di strutture abusive, insomma un po’ alla volta si tenterà di incamerare questi beni ne! patrimonio pubblico per un articolato progetto di fruizione storica. Da Vieste abbiamo avviato un percorso conoscitivo e dove c’è la possibilità di poter entrare in possesso vogliamo adoperarci per attivare percorsi”.

Domenico Antonacci, guida turistica di Gargano Natour, commenta a questo proposito: “La situazione delle torri sul Gargano è particolare perché alcune sono pubbliche, altre private o del demanio. Per quelle pubbliche il Comune di Vieste si è impegnato a recuperarle, a mio parere dovrebbero farlo anche altri comuni per due aspetti, sia sotto il profilo della tutela dei beni culturali sia per lo sviluppo turistico-economico”.

“Alcune torri che sono state ristrutturate, ad esempio Torre Mileto, versano di nuovo in condizioni non ottimali ciò vuol dire che anche la manutenzione è fondamentale, dato che essendo collocate sul mare sono più soggette ai deperimento”, continua il carpinese Antonacci. “C’è da dire che il Gargano è uno dei pochi territori del Sud Italia che conserva il maggior numero di torri, questo rappresenta un ulteriore elemento che rende la nostra zona unica e particolarmente attrattiva”.

l’attacco


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