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VIESTE/ CITTÀ MADRE DELLA FORESTA UMBRA, DEGLI UMBRI E DI TUTTI POPOLI ITALICI

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Nel Luglio dell’anno 2000 un noto imprenditore garganico fece una provocazione chiedendo di voler cambiare il nome della Foresta Umbra con Foresta del Gargano perché, affermava, in un programma televisivo di quiz, alla domanda: dove si trova la Foresta Umbra? E’ stato risposto in Umbria. Di conseguenza sono nate due correnti di pensiero: quella favorevole, tra i quali Pasquale Soccio e Sabino Acquaviva; contraria lo studioso Giuseppe Calderisi: il sindaco di Carpino propone di convocare i vari consigli per decidere. Questo è quanto appare su un quotidiano regionale pugliese il 30 Luglio 2000 sul quale, tra l’altro, emerge che l’appellativo Umbra deriva dal latino umbra, ombra. Dispiace certamente leggere anche su riviste a tiratura nazionale che il nome della Foresta Umbra derivi dall’ombra che nulla ha a che fare con l’Umbria considerato che tutte le foreste danno ombra, l’origine di un toponimo da questa causa appare quantomeno anonima e impropria, mentre il nome della Foresta Umbra, che non a caso è tuttora chiamata <Bosco Umbro> nel dialetto, grande patrimonio culturale dei popoli, dei Montanari, è strettamente legato alla antica nascita e presenza del popolo degli Umbri nel territorio garganico. Sul nome della Foresta Umbra, fortunatamente tuttora inalterato, lo scrivente ha fatto presente che la cosa migliore sarebbe che l’Ente Parco diffondesse la sua vera origine per dare prestigio al territorio garganico anche sul piano storico-culturale e, nello stesso tempo, per dare un maggiore interesse per il turismo di cui c’è bisogno.  Il nome della Foresta Umbra non viene dall’ombra, ma dal fatto che il Gargano, e per esso il porto naturale situato alla sua estremità orientale, da cui il nome tolemaico di Apeneste per Vieste, fu il luogo della iniziazione e della successiva migrazione interna, o disseminazione, dei popoli Italici, ad iniziare dagli Umbri, che sono lo stesso di Uriatini, per le loroorigini Viestane. Di questa identità vi sono prove leggendarie, filologiche e documentali. La prova filologica è legata allo scorrere delle sorgenti all’estremità del Gargano, poiché il nome degli Umbri (gr. Ombricoi) scaturisce dal verbo greco ombreò: fo scorrere, bagno, irrigo, e gli Uriatini dal greco oureò: fò orinare, emetto con l’orina, orino, che è lo stesso di urino contenuto nell’indeuropeo e nel verbo latino uro: urino, emetto urina, che a sua volta è lo stesso di emettere acqua. Da qui uno dei tanti motivi da cui nasce il nome Uria per Vieste, ma nomi derivanti dallo scorrere delle numerose correnti d’acqua che sono tuttora presenti sui suoi litorali e uno dei motivi della misteriosa sparizione sott’acqua di Uria, a cominciare dall’omerica Troia e finire a tutte le città, o isole anche di dimensioni continentali tuttora cercate e finora mai trovate, ad eccezione dello scrivente che non le cita per non dilungare troppo questo scritto. Ma facendo per ultimo presente che non a caso Vieste viene da sempre identificata come città Pizzomunno, Pizzo del Mondo, qualifica che si trova già nell’omerica Skeria, col significato di approdo (indeur. sker presente nel greco scèriptò; leggi scheriptò)) per i suoi due porti generati dalla continuità delle rupi (gr. skeros) del Montarone, che Omero situa all’estremo del mondo. Città che nel seguito viene dallo stesso poeta identificata come capitale del Continente Apeira: aperta, ora dato per luogo non identificabile, ma che è un sinonimo di città remota capitale dell’Europa: vasta vista. La prova leggendaria e documentale sopravvive nell’attuale riconosciuta origine degli Umbri da Noè dopo il diluvio, un dato di fatto che parte sempre da Vieste tramandato da E. Bacco (Regno di Napoli diviso in dodici provincie -1618), che dedica un esclusivo capitolo per la città di Vesta. scrivendo: “La Città di Vesta (.) Fu edificata da Noè, che in detto Monte si conferì dopo il diluvio, come dice Francesco Sacro nell’Istoria Illirica con altre authorità del Thesauro Genealogico Espurgato; Jacovo Filippo Bergamasco nel Supplimento delle Croniche, ed altri: & hebbe tal nome, perché vi fu sepolta la moglie di esso Noè chiamata Vesta, o pur Hesta al modo degli antichi”. Le altre prove documentali sono sia recenti che remote. Tra le prime, la presenza della Valle degli Umbri nelle mappe del Gargano di De Rossi nel 1714, di Pacichelli (Zatta) nel 1703 e del Magini nel 1620. Tra le seconde abbiamo:1- Strabone (Italia. V.2,10) che scrive: “La Tirrenia confina nella parte più orientale con l’Umbria che inizia dagli Appennini ed ancora più oltre fin dall’Adriatico (fin da dove nasce l’Adriatico, cioè da Vieste, città di divisione di questo mare in due che già viene fatta con l’Ellesponto di Omero e poi identificata da Tolomeo come città di confine tra il Golfo Adriatico e il Mare Ionio). Strabone aggiunge: “Cominciando da Ravenna, gli Umbri occupano il territorio vicino, vale a dire, procedendo con ordine Sarsina, Ariminum, Sena, Marinum“. Mentre Ravenna, Sarsina, Rimini e Senigallia sono città note, molto meno lo è la distrutta città di Marinum, ora Merino, cioè Vieste. Infatti: 1-  Merinum, che si trova fin dall’Adriatico, cioè adiacente, all’origine del Golfo Adriatico,sostituisce Vieste in una mappa (Supplemento de <Il Sole 24 ore> del 24.07.95) dei fari del Mediterraneo del Mondo Classico (VI-V sec. a.C). Marinum sostituisce Vieste nelle mappe aggiornate del Regno di Napoli del 1721 (Della Malva. Vieste e le città della Daunia); 2- una mappa militare tedesca del 1700, in cui la Thal: Valle, degli Umbri, unitamente a un Berg: Monte, degli Origoni, presenti tra Vico e Carpino, che il vichese Del Viscio menziona come il Monte e la spaventevole Valle degli Oreoni. Infatti, questi Origoni, compaiono pure nel Monte degli Origoni, situato tra Vieste e Peschici, come pure l’attuale Monte Strione che si trova vicino Peschici, mentre la Valle delli Rigòni per Vieste compare nel Giuliani, che è la stessa Valle dei Rigoni di cui scrive il Masanotti. Un Monte degli Origoni compare in mappe del 1620 del Magini e nel 1851 del Marzolla. Questa commistione di nomi significa che Umbri e Origoni sono ancora lo stesso di Uriatini. Come prova delle origini viestane di questi popoli si aggiunge che gli Origoni, definiti abitanti dei monti, traggono il loro nome dal greco orysso: fossa, o cunicolo, e gli Uriatini da òuròs: <fossa, o canale per trarre le navi da e per il mare> che si realizza nell’antico porto viestano detto Pantanella. Toponimo derivante dalla fusione degli etimi greci Panta-ne(a)-el(os)-la(às) che significa: <tutto nave puntello rupe>, cioè una rupe tutto puntello di nave. In pratica un porto naturale che con le due basse prominenze rocciose provenienti dai fianchi di entrambe le colline situate davanti al suo accesso dal mare rendevano stretta la sua bocca. Pantanella che è pure munito di una fossa, o canale, che è la corrente usata per l’entrata e l’uscita delle imbarcazioni, da e per il mare, di cui scrivono altri antichi scrittori e che da noi ragazzi di qualche tempo fà, quando ancora la spiaggia di (S.) Lorenzo era integra, la sua foce veniva chiamata del “Canale della Chiatà”, ora canalizzato in tubazioni sotterranee sotto via Pertini (anni 1980) ed aree antecedenti e via della Repubblica (anni 1970) per sfociare nel mare all’angolo origine del molo turistico. Canale che appare in Omero per il porto dall’entrata stretta dei Lestrìgoni,: popoli selvaggi e antropofagi, abitanti di Telepulos: lontana porta, situata sull’alta rocca di Lamo, da identificare con il Montarone in quanto Pizzomunno, i quali precipitavano dai picchi, o cime, insieme con grosse pietre tondeggianti per proteggere la figlia di Antifate, scesa per attingere acqua alla fonte Artachia da portare sulla rocca, ma distruggendo la flotta di Odisseo con la morte di quasi tutti i suoi compagni, tranne la sua nave ed i membri del suo equipaggio. E poi, per diffusione, Lestrìgoni passati ai garganici Origoni contutte le citate varianti tra cui principalmente il Monte Stregone, o Monte Strione (Streiòone) dei Peschiciani come pure di uno strumone pronunciato da un alunno di Montesantangelo che si è lamentato per aver subito un intervento piuttosto duro da un suo avversario che rovinandogli addosso con tutto il suo corpo lo fece cadere per terra durante una partitella di calcio. Forse questo intervento duro dei Lestrìgoni è stato ispirato a Omero dalla presenza di alcuni massi a forma ovoidale che si trovavano sulla cima della collina della Chiesiola, sovrastante il Pantanella, sulla quale erano situati e poi andati distrutti con gli scavi effettuati negli anni 1980 per rendere meno ripida la strada vicinale, in quel tratto una vera mulattiera, ora Via Saragat. Il porto dei Lestrìgoni descritto da Omero è quello che più rispecchia la realtà del Pantanella, con dentro l’omerica corrente Artachia, che però è lo stesso del porto di Itaca con all’interno la corrente Aretusa, lo stesso del porto dell’isola di Trinachia che veniva traboccato di acqua dolce con il trascinamento della nave di Odisseo e del suo equipaggio in una grotta, presente nel Pantanella prima che diventasse il più grande quartiere viestano, ed è pure lo stesso porto dell’isola dei Ciclopi, con qualche leggera variazione, poiché Omero aggiunge: “In capo al porto scorre acqua limpida, una sorgente sotto le grotte: pioppi crescono intorno”. Proprio questa <fossa, o canale>, chiamata col toponimo di Chiatà che deriva dal greco cyathos per la sua forma di ciato, cioè una tazza per attingere acqua, o di una fossa, diventa la stessa località che fino alla fine del 1800 era l’antico porto viestano del tutto malridotto da continua insabbiatura. L’archeologo S. Ferri in un convegno tenutosi a Vieste rivelò che il significato di Umbra lo sentiva nella pronuncia vichese <g-umbra>, che associò al latino nemora, foresta sacra. E, sulla sacralità della Foresta Umbra a noi contemporanei del tutto sconosciuta, in sostanza il Ferri aveva ragione. Lo dimostrano sia l’origine indeuropea dell’attuale Monte Sacro, nome attribuito dai Siculi, cacciati dalle terre garganiche dagli Enotri e poi sospinti nella loro attuale isola dagli Umbri (Plinio III,112), e sia altri fatti. Il nome Enotria, derivante da Enòtro capostipite degli Arcadi, fu uno degli altri antichi nomi della Puglia poi esteso all’Italia ma con partenza da Vieste. Questo  significa che pure gli Arcadi hanno origine viestana, anche se ora viene erroneamente identificato come popolo del Peloponneso nell’attuale Grecia. Ma che dalla loro provenienza dal verbo greco arceò, che tra gli altri significati indica l’essere saldo, forte, che parte dalla possanza del viestano Muntarone, che da moun-tauro-one è un peduncolo isolato ma non distaccato avente la forma di corna di un toro possente, da identificare anche come Pizzomunno, poiché dal termine greco arcè: arca, nasce l’Arca, di Noè, che di fatto è sbarcato a Vieste. L’arca è la rappresentazione dell’isoletta viestana sulla quale viene sepolta sua moglie Vesta che morì subito al loro sbarco. Motivo per il quale Noè fondò la città col nome di lei, Vesta. Isoletta, o Scoglio, a forma di nave che, non a caso, ha approssimativamente le stesse dimensioni della biblica Arca, che è di m 156 di lunghezza, m 25 di larghezza e m 15 di altezza. Quindi pure gli Arcadi, come tutti gli altri popoli italici e per altri versi pure i popoli europei con i Celtici, che dal greco cella indica una cella, o conclave (un luogo chiuso come lo è il Pantanella), mentre dal verbo cellò indica un approdo presente nell’omerica Skeria, dimostrando che tutti i popoli hanno avuto origine da Vieste in quanto città Pizzomunno. La sacralità della Foresta Umbra, che si trova pure nel Monte Sacro del Gargano, nome che da Gargaro o gargaroò ha il significato di un <monte della lucentezza, che reca gioia>, ora per continuità detto Montagna del Sole, è nata in tempi remoti nel petto dei viandanti per mare giunti nel porto naturale del Pantanella per i motivi seguenti: 1-il sentimento di salvezza che questa montagna, isolata e alla vista nel mare, infondeva ai viandanti che, protetti nel loro navigare dalle intermedie isole adriatiche, attraversavano il mare con mezzi di fortuna e il terrore di naufragare, per cercare nuove terre da abitare; 2- la luminosità del monte Gargano, dovuta al biancore delle sue calcaree rupi marittime e alla sua peculiare posizione geografica avanzata nel mare. Infatti, il Sole, che nasce e muore senza ostacoli nello stesso mare per buona parte dell’anno, lascia godere la sua luce e il suo calore per molte ore al giorno. Questa natura è dimostrata dai più remoti toponimi e nomi di cittadine del Gargano, i quali inneggiano alla lucentezza e all’ardore sentimentale, che alcuni scrittori garganici (Manicone, Del Viscio, Masanotti) attribuirono a una del tutto inesistente origine vulcanica del territorio garganico. Dalla vista della nascita del sole all’orizzonte del mare deriva il nome di parte dei migranti Celtici si contraddistinsero col nome di Galli che ripartendo da Vieste si disseminarono nel territorio della Francia; 3- la sicurezza che veniva offerta dall’estremità del Gargano, nella fattispecie dal Muntarone, Montarone, che si mostra impetuoso nel mare con i suoi porti naturali, in particolare il Pantanella”, con la sua pregnanza di acque scorrenti e presenti nel suo precedente nome e omerico Gargaron, che dal greco gar-garos porta la sua nascita dai gargarismi che avvengono nei gargarozzi, o gole, delle correnti viestane; da questo gargaron nasce un primo nome dell’Italia identificata come Gargaria da Aristotile e di Gargaros per Vieste; 4- il favore dei venti e delle mareggiate, che sospingevano i viandanti per mare verso le sporgenti coste garganiche, in particolare verso il Montarone e il suo sicuro porto naturale del Pantanella; 5- la definitiva liberazione da quelle miserie che causarono la loro emigrazione in territorio straniero. Per comprendere la memoria di un territorio tanto antico e fertile da essere sacro, si aggiunge che gli Indoarii chiamarono il sito Urja e altri popoli Uria, fra cui Ourion da Strabone che per il significato di uovo infecondo che una volta fecondato da origine a tutto lo scibile umano, da cui l’identità del Montarone come Pizzomunno che è lo stesso di Estia; sacrario, casa comune, e ancora di più con Istia, una città monumentale (greco isthemi), diventata luogo di riferimento, per un semplice passaparola, per tutti i popoli emigranti, come pure per gli scrittori e storici antichi. Tutto questo autorizza a sintetizzare la sacralità di tutto il Gargano dal fatto che questa  montagna, con al vertice i corni del Montarone insieme con i suoi due porti naturali, che col nome di Estia: sacrario, casa comune, figlia di Urano (il Cielo) e Gea (la Terra), tanto per sintetizzare la remota edificazione di Vieste, che si inoltra nel mare verso Oriente, cioè verso la vista del Sole che nasce e che muore nello stesso mare per buona parte dell’anno, per soccorrere e dare una prima casa ai migranti per mare con l’ausilio delle isole croate che intercorrono tra la Croazia e Vieste. Funzione che appare in un’iscrizione a Venere Sosandra (soccorritrice) nella grotta del suo Scoglio.  In questo contesto migratorio, come ora dimostrano i numerosi sbarchi clandestini sul suolo italiano, si inseriscono tanti gruppi di anonimi popoli indeuropei e dell’Asia minore che, oltre gli Arcadi sbarcano per primi i futuri Umbri che poi divennero Italici, ai quali popoli orientali piacque distinguersi con nomi originati dalle varie caratteristiche di Vieste. Così, come è avvenuto con gi Arcadi pure gli Umbri che diventano Ausoni Umbri detti pure Aurunci (gr. Aurougcoi o Aurònissoi), popolo italico che dal greco aurion indica la sua provenienza dal luogo da dove si vede nascere il mattino, che conduce a Vieste in quanto figlia dell’Oriente che è lo stesso di mattino, città che per prima vede il Sole che sorge per la sua prominenza nel mare verso oriente. Gli Aurunci vengono chiamati da Livio anche Euganei, perché nati dal margine orientale, (indeur. ausos da cui deriva il greco eòs, sscr. usah, latino aurora) o dal far del mattino, come pure dell’oriente da dove nasce il Sole. Un dato di fatto che rende gli Euganei identici agli Aurunci per la loro provenienza da un luogo esposto all’Oriente, che sta all’origine del nome greco di Vieste. Città dalla quale gli Euganei furono scacciati dai Pelasgi (Pelasgoi) – (Plinio III.8,50), antichi abitanti del mondo greco, che però non appartengono all’attuale Grecia, poiché in origine il termine greco veniva usato per tutto ciò che si trovava sulla linea di percorso del Sole il giorno del solstizio d’estate. Evento interamente presente nel latino aestus da cui i Viestani che si autocertificano come Vestisane, che da V(i)-(a) estus-ane, significa: figli dell’aestus più antico, tutto il resto era considerato barbaro, a cominciare dall’attuale Grecia. Gli omerici Pelasgi sono tuttora definiti abitanti della terra, anche se da pelas-gi: mare-genia, sono geneticamente popoli del mare, che in ogni caso sono originari della terra e del mare della greca Vieste, che ha tra i suoi significati pure quello di figlia del Greco. Un dato di fatto che serve, anche per il suo passato, ad identificare Vieste come la Magna, maggiore soprattutto per età, Greca, da cui per estensione il nome dell’Italia meridionale quale Magna Grecia, poiché il giorno del solstizio d’estate i Viestani, oltre a vedere il Sole sorgere frontalmente da dietro la punta occidentale dell’isoletta di S. Eufemia, o di S. Eugenia, subiscono frontalmente il vento di Greco, l’omerico Euro. Due fatti che escludono che il termine greco provenga dall’attuale Grecia, un nome che ha determinato una colossale confusione nell’intero mondo ed ora difficilmente districabile. Tant’è vero che tuttora ben sette città dell’attuale Grecia si vantano di aver dato i natali a Omero, il più grande poeta di tutti i tempi e del mondo, che in realtà è un Italiano di nascita viestana.Un errore che assai probabilmente è stato generato dall’iniziale individuazione dell’attuale Bosforo con l’omerico Ellesponto, che da pontos è un sentiero del mare forte e alto che, secondo Omero, l’indispettito Achille minacciò di tornare in patria “navigando per tre giorni sul pescoso Ellesponto, andando verso l’Aurora per raggiungere  Ftia”, che significa viaggiare da Vieste in quanto Merino, o Troia, per raggiungere la Tracia. Ellesponto che divideva il Golfo Adriatico dal Mare Ionio, presente nell’Odissea quando Omero fa esprimere ad Alcinoo, re dei Feaci, il dubbio se il naufrago Odisseo provenisse dalle genti esperie (occidentali: Esperia è un altro nome dell’Italia che parte da Vieste, non della Grecia), o dalle genti orientali (eonion: da cui il Mare Ionio)  cui si aggiunge lo “Stretto Ionico oltre il quale c’è il Golfo Adriatico” di Polibio e il passaggio stretto del Laurento, detto pure la “via senza via” da Virgilio, oltre i quali c’è la Tracia, i cui abitanti, alleati dei Troiani, venivano chiamati “Traci che chiudevano l’Ellesponto (Iliade. II, 844). Di questo Laurento c’è testimonianza nella spiaggia e nell’omonimo promontorio di (S.) Lorenzo che si trovano subito in adiacenza del Montarone e nell’iscrizione su pietra con la scritta Lauren si avinas, poi ridotta a Laurensianus, donata dal sindaco di Vieste al comune di Apricena che l’ha piazzata ai piedi della statua di S. Michele all’entrata della città. La Tracia, che rappresenta la penisola balcanica, particolarmente la Croazia, di fatto veniva raggiunta ancora qualche decennio addietro navigando da Vieste verso l’Oriente con barche a remi o a vela dopo tre giorni di navigazione con inevitabili soste notturne sulle isole Pelagosa, Lagosta e Meleda. L’Ellesponto che altre volte Omero identifica come un braccio del vasto mare, non è affatto il canale marittimo stretto da due terre dell’attuale Bosforo, detto altrettanto erroneamente Stretto dei Dardanelli, nome derivante da Dardania, l’antica Troia, distrutta una prima volta daEracle per una questione di commercio di cavalli narrata da Omero. Ma che, a parte la direzione del percorso del Bosforo, che dalla parte opposta trova il Mar Nero, una volta superata l’omerica Tracia, da elles di Ellesponto derivano gli Elleni che per Omero erano capeggiati da Achille, ragione per la quale furono identificati pure come Achei, nomi ispirati dalle punte (gr. acis: leggi achis) del Montarone, che per il loro colore bianco calcareo, Omero inventa pure il nome di Creta e di Argo. Da cui il nome di Argivi per gli Achei, popoli combattenti contro Troia più tardi identificati come Greci, ma derivanti dalla antica greca Vieste, non dall’attuale Grecia. Per tornare alle origini da Vieste di tutti questi popoli ai quali si aggiungono i Pelasgi, capeggiati da Pelasgo, un nome già citato da Omero, che non è un greco nativo dell’attuale Grecia, ma un Italiano e precisamente un Viestano come lo sono gli Elleni, gli Achei e gli Argivi. A tutti i precedenti popoli Umbri o Uriatini, si aggiungono i Lidi (Erodoto 1.94; Plinio, ivi) che dal greco Ludios, il Rocci indica una loro provenienza dalla Lidia, regione dell’Asia, ma che come ludopatès diventano un popolo molle, di timorosi chi si orinano addosso per via delle correnti esistenti sui litorali viestani, che da ludiòn diventano anche degli istrioni, difetti derivanti dal nome degli Uriatini, o degli Umbri, che una volta durante l’arrivo di nuovi naufraghi si videro cambiare il nome di Uria con Caere: un saluto del primo mattino di cui Vieste è figlia, fatto da una sua sentinella a un popolo di invasori poi Lidi Etruschi. Caere, città etrusca mai prima identificata, detta pure Agylla: via maestra (il Laurento; l’omerico Ellesponto; la via luminosa di Iria, altro nome di Vieste dalla quale questa via aveva origine), è una città che si trova su una rupe marinara (il Montarone!) con concavi colli che chiudono in cerchio il gelido fiume di Cere con nere abetine (la conformazione del Pantanella e la corrente della Chiatà, miticamente a volte gelida e altre volte calda (Timavo) con i pioppi presenti nel porto dei Ciclopi) restia alla pirateria, opulenta, molto potente e famosa per la sua giustizia (Virgilio. VIII, 797) poi codificata nelle Tavole Ceretane, città di riferimento anche del profeta Ezechiele, che fra poco verrà considerato, ma stessa città di Cere, o Agylla, che ha avuto parte determinante nella fondazione di Roma, che col significato di forte presente nel greco rome prende il suo nome dalla possanza del Montarone, come avviene per la forte Adria e per l’infaticabiltà di Atlantide la cui identità si trova nel sinonimia di atlante e di pizzo di Pizzomunno. E poi nella loro partecipazione da codardi e istrioni ad alcune guerre puniche e difetti che stanno alla base della distruzione di Uria, in quanto Pizzomunno, per volere degli dèi. Della origine da Vieste degli Umbri Ausoni, o Aurunci che per significati diventano gli stessi di Euganei, c’è il fatto che Ausonia è stato uno dei primi nomi dell’Italia: isola in fiore, o lussureggiante non dell’attuale Grecia. Il nome Italia fu gridato per prima da giovani immigrati indeuropei (Virgilio) nel porto del loro sbarco a Vieste, che col significato di figlia dell’Aurora, o del Greco, dà pure il nome agli Umbri in quanto Aurunci. Della origine degli Umbri come Euganei c’è traccia della loro origine nell’isolotto del Faro chiamato di (S.) Eufemia, o di (S.) Eugenia che è pure il toponimo che, guardando Vieste dai monti, appartiene tuttora anche al corno di sinistra del Montarone, identificato col toponimo di (S.) Eugenia, che nel Cartolario delle Tremiti compare come “Pinna (punta) Sancti Eugeniae et pinna Sancti Laurenti” che delimitavano l’antico porto viestano per l’occasione chiamato porto Aviane. Nome che dal greco  auò-anò significa: “mandare un grido al termine del viaggio”, che avviene con il nome di Italia gridato per prima dai giovani immigrati appena giunti nel porto del Pantanella (Virgilio). Tutto questo per spiegare il fatto che Aurunci ed Euganei sono sempre lo stesso popolo degli Umbri, o degli Uriatini. Poiché l’Italia era anticamente identificata come un’isola di forma triangolare (vedi mappa della Terra di Al Idrisi) con al vertice la città Pizzomunno, i Lidii Etruschi abitanti dell’Etruria, che da et(e)r(os)uria vanno identificati come i superstiti; l’altra parte, di Uria, detti pure Thurreni, nome proveniente dal greco thura che significa: porta, da identificare con il Montarone in quanto Pizzomunno sul quale poggia il centro storico di Vieste, già identificato come Porta della Gran Madre Terra. Acqua Sorgiva, città che così diventa pure città genitrice del Mare Tirreno. I Thurreni al loro sbarco a Vieste dopo l’ennesimo naufragio, fondano la città di Thuria, scacciando gli Umbri e cambiando il precedente nome di Uria (Strabone, Italia, VI.3,6), che è lo stesso di Umbra. Dall’indeuropeo turah: porta, nasce la Tiro narrata da Ezechiele nella Bibbia senza sapere a quale poetica città si riferisse. Lo stesso vale per l’altro loro nome dei Thurreni come Tusci (Thuoscoi), che da thuo indica l’incessante esposizione ai venti e alle maree dalle quali si erge e misteriosamente s’inabissa Uria, ora Vieste in quanto Marinum stessa fine che però parte da quella di Troia, lo stesso di Marinum, raccontata da Omero. Ancora di più viene dal nome dei Liguri, greco Ligus, abitanti della Liguria, nome che da ligus, geograficamente è un piegamento del territorio di Uria esteso alI’Italia, per via della presenza del golfo. Ma poeticamente lo stesso greco ligus significa: sonoro, armonioso, melodioso, canoro, soave che parte dal viestano Omero per i suoi poemi cantati e presenti anche nel greco liguros da cui più verosimilmente originano i Liguri che quindi, non a caso, conservano questi significati con il festival della canzone italiana che si realizza ogni anno nella loro città di Sanremo, già sede di precedenti manifestazioni canore. Ne è prova l’etimo finale uria di Etruria e di Liguria. Uria è la non più contestabile Vieste, che si trova al vertice del triangolare Gargano, il cui Montarone viene tradizionalmente ritenuto un’isola già da Omero, che per una maggiore estensione passa alla triangolare isola dell’Italia di Polibio, che nella i iniziale diventa l’isola in fiore, o lussureggiante, che poi si trasferisce nella lussuria che fu una delle cause per la quale scompare sott’acqua Uria. Da quest’altra parte dell’Italia ci sono i Veneti, gli omerici Oinetoi, o Heneti, alleati dei Troiani e soprattutto il Frìuli Venezia Giulia che ha origine dagli Eneti-Troiani poiché Troia viene detta da Omero pure Ilio, da cui Iulo e Iulia e quindi Giulio e Giulia. Tant’è vero che il vichese Del Viscio, erroneamente convinto dell’assonanza Uriano/Varano ha scritto un libro: Uria, in cui narra due episodi riguardanti la fine di una fanciulla, non identificata, di nome Giulia, che insieme allo zio, principe di Uria, sprofondano sott’acqua insieme con tutta la città per la vita lasciva, dedita alla simonia, alla corruzione e alla prostituzione che in essa si conduceva. L’unica verità è la stretta parentela di Troia con Uria che è quella della nipote, Giulia, con lo zio principe di Uria. Tant’è vero che lo stesso Del Viscio racconta che da questo sprofondamento si salva solo una donna di costume illibata, ugualmente non identificata, di nome Nunzia che riesce a calmare le acque rifugiandosi all’estremo del monte (quindi a Vieste), ma che personifica al femminile il Montarone che solitario si annunzia nel mare verso l’origine del Sole. Tant’è vero che questo Montarone viene identificato con tutte le riserve d’acqua come Monte Sancto Angniolo dal portolano Magliabecchi nel 1420 e soprattutto Monte Angniolo dal “da Uzzano” nel 1442 nome che viene dal greco aggello (leggi angelo): annuncio, che è lo stesso di annunzio, poi passato fin dai tempi remoti a tutto il Gargano e infine utilizzata dai Montanari che chiamarono la loro città col nome di Montesantangelo. Per la precisione Varano viene dal greco faragx, o varagx (leggi varanx) indicante un burrone, o un dirupo, che è quello che in realtà si trova sul fianco di Cagnano Varano e che fa parte del suo lago, ma che vale pure nella città ligure di Varazze. Mentre Cagnano deriva dal greco cauma, che significa: calore della vampa (del Sole), mentre il finale ano proviene dal greco anò indicante il suo stare nella parte più alta, che porta questa cittadina all’identità di “burrone della vampa del Sole più alto”, che potenzia la luminosità ardente del Monte Gargano, ora Montagna del Sole, e smentisce la provenienza del Gargano come terra vulcanica paventata dai predetti scrittori garganici. Senza considerare che il latino uro, proveniente dal sanscrito ur: fuoco, da cui il polivalente nome di Uria per Vieste e fuoco che viene utilizzato da Omero nell’incendio di Troia, ora Merino, da Diomede, Odisseo e pochi valorosi compagni nascosti nella pancia del cavallo, prima che Troia venisse sprofondata dalle acque dei fiumi per volere degli Dei. Da ur nasce Urano, il Cielo, in una cui esplosione nacquero tutti i corpi celesti, funzione poi ridotta a Uria, in quanto genitrice di tutti i popoli e di tutte le più antiche città italiane ed europee, anche perché la moglie di Urano, Gea, la Terra, che partorisce tutte le principali divinità, tra le quali e in tempo successivo Zeus, Poseidone ed Estia, è presente nel toponimo “la Gioia” a Vieste, chiamata originariamente con il nome della sempre vergine Estia, per la presenza dell’omerico sacrario di Myrina, o Istia per il suo essere una città monumentale, un punto fermo dell’intero antico mondo, che è lo stesso di una città Pizzomunno. Allo scopo di evitare di considerare la nascita da Vieste in quanto Pizzomunno di tutti gli altri popoli Italici, allo scrivente ora preme giustificare la non del tutto azzardata ipotesi sull’associazione degli Origoni, abitanti dei  monti, con gli omerici Lestrigoni che, secondo Omero, si lanciano dai picchi rotolando con pietre pesanti per proteggere la figlia di Antifate andata ad attingere acqua alla sorgente Artachia, ma distruggendo la flotta e uccidendo la maggior parte dei compagni di Odisseo, fatta eccezione della sua nave e del suo equipaggio, poiché questi picchi in origine si riferiscono alle punte delle colline che circondano il porto dall’entrata stretta dei Lestrìgoni e del Pantanella, picchi poi trasferiti agli Origoni in quanto abitanti dei monti. Il fatto principale è che secondo la mitologia (A. Morelli, Dei e Miti, voce Ausonio), che sotto sotto nasconde la verità, Ausonio, capostipite degli Ausoni (Umbri), è un secondo figlio di Odisseo avuto con Calypso, la ninfa dai riccioli belli che Omero immagina e che nella realtà risiedeva poeticamente in località Viestana detta di Sotto il Ponte. Nome che dal greco ponèto indica: pena, che come La Pena questa stessa punta compare nella mappa del Magini nel 1600. Questa pena deriva, o è il luogo di ispirazione per Omero, dalla pena sofferta con tante lacrime versate da Odisseo, tenuto in ostaggio, costretto, in questa località per sette lunghi anni da Calypso. Sta di fatto che Ausonia diventa, per continuità, un nome poetico dell’Italia che come isola in fiore, o lussureggiante, ha origine sempre dal Montarone viestano. Premesso che dal 1400 gli storici e i portolani indicavano Vieste come <lisola bestia> e che il Gargano tuttora conserva la memoria di un’isola, che viene dal Montarone e dalla <fossa con canale per trarre le navi da e per il mare>, equivalente del greco òuròs da cui Uria per Vieste, conduce a tantissimi altri fatti e prove. A sostegno della veridicità di questo scritto si citano soltanto due che valgono per tutte. A cominciare da quella di Seneca (a Elvia VI;VII) che scrive: “Si può immaginare un posto più nudo, più dirupato di questa roccia? più sprovvisto di ogni agio? una popolazione più incivile? un paesaggio più orrido? un clima più malsano? Eppure ci sono più forestieri che indigeni. A tal punto il cambiamento di luogo di per sè non è gravoso, che certuni hanno lasciato la patria per questo buco (la fossa del Pantanella!) (..) A che scopo enumerare Antenore, il fondatore di Padova, ed Evandro il re che trasferì gli Arcadi sulla riva del Tevere? O Diomede e gli altri che la guerra di Troia disseminò, i vinti insieme ai vincitori, per le terre altrui? (..) Non c’è bisogno di altri esempi, ma ne aggiungerò uno che salta agli occhi: quest’isola (il Montarone) ha cambiato spesso abitanti. A prescindere dalla storia più antica, oscurata dal tempo, prima i Greci, lasciata la Focide, si insediarono nell’isola (il Montarone); se ne andarono chissà perché, se per l’inclemenza del clima o per l’affacciarsi della potenza italica o per le coste importuose. Certo non fu per la natura selvaggia degli abitanti, se si incunearono tra le popolazioni della Gallia, allora più che mai feroci e incivili. Vi passarono i Liguri, vi passarono anche gli Spagnoli, come appare da certe analogie: hanno in comune coi Cantàbri il copricapo e le calzature, e anche alcune parole, giacché la lingua nel suo insieme si è alterata in seguito ai contatti coi Greci e coi Liguri. Poi vi furono fondate due colonie di cittadini romani, una da Mario, una da Silla: tante volte è mutata la popolazione di questo scoglio tutto roccia e rovi (il Montarone in quanto Pizzomunno!). Insomma, farai fatica a trovare una terra abitata ancora dagli indigeni: tutto è il risultato di mescolanze e innesti. Uno ha preso il posto di un altro; questo volle avere ciò che quello non voleva più; quello fu espulso da dove aveva scacciato: Così piacque al fato, che niente al mondo avesse una stabile sorte“. Lo stesso Seneca tramanda che Uria, qui identificata come buco,  isola,  scoglio,  terra, è stata colonia di cittadini romani una volta sotto Mario e un’altra sotto Silla. Premesso che Tiro, greco Turos, proviene dall’indeur. turah indicante una porta già presente in thura all’origine dei Thurreni che si trova a Vieste come Porta della Gran Madre Terra. Acqua Sorgiva, presente in una iscrizione su pietra scritta in greco arcaico interpretata da M. Petrone senza sospettare che si riferisse a Vieste in quanto città Pizzomunno con tutte le sue correnti d’acqua e che la Terra (Gaia, Gea, o Ge o De) si trova nel toponimo viestano “La Gioia”, il profeta Ezechiele (Sacra Bibbia 26, 27, 28) presenta la predetta seconda prova scrivendo: “I prìncipi tutti del mare scenderanno dai loro troni, deporranno i loro manti e si spoglieranno delle loro vesti ricamate; si vestiranno a lutto, siederanno in terra, tremeranno di continuo e saran costernati per la tua caduta. E su di te leveranno questo lamento: Come mai sei distrutta e sparita dai mari, tu, città famosa, che sul mare eri sì potente, coi tuoi navigatori, che incutevano spavento a quanti abitavano sul continente (…) Ti renderò oggetto di spavento, e non esisterai più:si faranno ricerche di te ma né ora né poi non sarai più trovata (falsità!), assicura il Signore Dio” (…) “Figlio d’uomo, poiché Tiro ha detto con scherno di Gerusalemme: <Ah, ah! è infranta la porta dei popoli! E’ passata a me; io ne sono arricchita; e quella è deserta!>. Perciò, così parla il Signore Dio: Eccomi contro di te, o Tiro: farò avanzare contro di te genti numerose, come il mare fa salire i suoi flutti: distruggeranno le mura di Tiro, e abbatteranno le sue torri: spazzerò via anche le sue macerie, e la renderò un arido scoglio. Ella sarà, in mezzo al mare, una baia da stendervi le reti. Perché io ho deciso, dice il Signore Dio: Tiro sarà preda dei popoli. Le sue città dipendenti, che stanno sulla terra ferma, periranno di spada..(..)..Farò cessare le tue armoniose canzoni, nè s’udrà più il suono delle tue cetre;(26) “O tu che siedi sulla riva del mare, e facevi damediatrice dei popoli sparsi nelle numerosissime isole (Croate!), così parla il Signore Dio: Tiro, tu hai detto: Io son nave di perfetta bellezza! I tuoi domini si estendono in alto mare! I tuoi costruttori ti hanno fatta di bellezza meravigliosa. Coi cipressi dell’Ermon costruirono tutto il duplice scafo prepararono i tuoi remi con le quercia del Basan. Costruirono la tolda d’avorio incastonato nel cedro delle isole dei Cittei (gr. cytos: brocca, o carena, o circuito che portano al cyathos della Chiatà nel Pantanella e nome poi passato ai Pugliesi e agli Italiani!)” (27) La città simile ad una nave di colore ganoino (il Montarone!). “In alto mare, tu fosti condotta dai tuoi rematori. Il vento orientale  ti travolse negli abissi marini …; Ecco che io dal settentrione guido contro Tiro Nabucodonosor, il re di Babilonia, il re dei re, con cavalli, con carri e cavalieri e gran numero di armati 26) io faccio venire contro di te genti straniere, le più feroci tra i popoli. Essi colpiranno con la spada le bellezze della tua sapienza e oscureranno il tuo splendore (.) Tu eri il tipo della perfezione, ripieno di sapienza, e di bellezza meravigliosa: abitavi nell’Eden, giardino di Dio (il paradisiaco territorio viestano!) (.) Ti stabilii quale cherubino protettore (il monte dell’angelo!), ti posi sul monte santo di Dio (l’omerico monte Ida, il Monte Sancto Angniolo e Monte Sacro del Gargano!) (28) tutti gli uomini del mare scenderanno a terra (.) e grideranno amaramente; si getteranno polvere sulle loro teste, si voltoleranno nella cenere. Per te si raderanno i capelli e vestiranno il sacco (.) e faran di te questi lamenti: Chi era come Tiro, divenuta ora muta in mezzo al mare? (il Montarone) (28) I popoli che ti conobbero, rimangono stupiti della tua scomparsa. Sei divenuto oggetto di terrore, e per te è finita per sempre”.

Prof, Giuseppe CALDERISI


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