Donare è un atto eroico. Per donazione intendo, non il regalo di natale o compleanno, ma il privarsi di un pezzetto di se stessi, in alcuni casi anche totalmente, e darlo a qualcun altro senza aspettarsi per forza un ritorno. E sta proprio in questa intenzione: “il non aspettarsi il contraccambio” che genera automaticamente un ritorno smisurato.
In questi giorni la compagnia che Luisa Labombarda ha messo su per “I spruvvist l’aiut Crist”, quattro giorni di sold out, ha dato la somma di € 3.000,00 ad un’associazione teatrale che molti conoscono: Il teatro patologico. Questa un’associazione teatrale che vede presidente e direttore artistico un tizio che va in giro con una maglietta e su scritto “io sono un po’ matto, e tu?”. Il signore in questione è Dario D’ambrosi che nel 1992 ha ideato e fondato il Teatro Patologico occupandosi di trovare un contatto tra il teatro a un ambiente dove si lavora sulla malattia mentale e dove girano ragazzi con problemi psichici, ed è qui che nasce la prima Scuola Europea di Formazione Teatrale per persone con diverse abilità.
Il dono non è i € 3.000,00 che la locale compagnia teatrale e riuscita a dare a D’ambrosi e suoi ragazzi, perché quei soldi sono venuti dal ricavato delle esibizioni, non sono un pezzetto dei nostri attori che è stato donato. Il “dono eroico” che i nostri hanno fatto è stato il privarsi del proprio tempo, per un tot di giorni, e metterlo a disposizione di un futuro guadagno di altri. Per diversi giorni Luisa e tutta la banda, hanno dovuto togliere del tempo al proprio divano, alla propria famiglia, ai propri desideri di fare altro e lo hanno impegnato in qualcosa senza la pretesa di avere un contraccambio.
Non trovate che tutto questo sia un po’ folle? E quindi chi meglio del Teatro patologico?
Perché che cosa è la follia se non ciò che troviamo illogico e contrario alla nostra situazione di comodo.
Illogico, folle, è l’innamoramento, è Dio, è D’ambrosi e lo sono Luisa e tutti i suoi collaboratori.
Gaetano Simone



