Menu Chiudi

MCCURRY A VIESTE. IL VIAGGIO NEL MONDO E’ ATTORNO AL CIBO

Nell’esposizione, curata da Biba Giacchetti, un’esplorazione nell’emergenza alimentazione: un tema universale declinato a 360 gradi.

Fa sempre un certo effetto ritrovare gli scatti di Steve McCurry, una del­le voci più autore­voli della fotogra­fia contemporanea, tra le strade e i palazzi delle grandi capitali del turi­smo mondiale. Immagini che urta­no, negano, contrastano le espres­sioni del benessere, in una sorta di contrappasso che riporta al centro dell’attenzione l’altra metà del mon­do, quello espulso ed invisibile.

Assume, dunque, ancora più valo­re la mostra Steve McCurry. Cibo che da venerdì 23 maggio – alle 11,30 l’inaugurazione con la parteci­pazione di Luca Argentero – fino al 28 settembre sarà ospitata dal Mu­seo Civico Archeologico del Comu­ne di Vieste, crocevia del turismo balneare che, in anni recenti, ha pro­posto al suo pubblico eventi cultura­li di rilievo, offrendo modalità differenti di consumo culturale della cit­tà.

Quello del cibo è un tema scivolo­so, in un’epoca in cui la concezione culturale dell’alimento, al pari di al­tre espressioni locali, assume massi­ma centralità nel paniere di un terri­torio, enunciando i valori di tipicità, unicità e tradizione, non senza il suo carico di divulgazione iconica, sospinto dalla pervasività dei social.

Ed è in questo processo di ostenta­zione e godimento che McCurry agi­sce contromano, attraversando il pianeta alla ricerca di connotazioni del tutto differenti del nostro modo di intendere il cibo, i menu, i prodot­ti gastronomici. Assistiamo a tuttaltro: un cibo negato, carente, inacces­sibile, impoverito. Nel valore sociale e antropologico di questo mezzo di sussistenza si misura la qualità di vi­ta di un popolo, ma anche le forme di potere, le relazioni, le economie e le contraddizioni.

La mostra di Vie­ste raccoglie oltre 70 immagini, scel­te dal fotografo, documentando so­prattutto “i luoghi torturati da guer­re o da calamità naturali o più sem­plicemente da una natura impervia, dove il cibo ha un valore profondo che sconfina nel sentimento, leni­sce paure e accomuna gli esseri umani”, annota la curatrice Biba Giacchetti.

L’accostamento tra im­magini di straordinaria dolcezza – costruite attorno al sentimento fa­miliare della condivisione, dell’uni­tà e della sicurezza di un focolare do­mestico – e situazioni drammatiche di sopravvivenza in territori estre­mi, rivela la forza stridente dei para­dossi legati a uno dei massimi biso­gni primari dell’uomo.

Indagine che McCurry sa condurre per mezzo di una narrazione insidiosa, elaboran­do fotografie patinate, spettacolari, dai grandi contrasti cromatici, eppu­re abitate da profonde riflessioni e criticità. Il quattro volte vincitore del World Press Photo, celebre a livello globale per l’attività svolta con Magnum Photo e per le evocative copertine di riviste come National Geographic, esplora l’Afghanistan, l’India, il Sud America e il continente africano, incontra contadini, schiavi e commercianti, racconta di mercati e di scambi, si addentra nei luoghi più impervi della caccia e della pesca, componendo un affresco dell’umanità intera attraverso espressioni, volti e gesti.

E nella dignità che accompagna la povertà, lascia che lo sguardo superi la semplice re­torica del pietismo privilegiando la relazione, la comprensione, il rap­porto autentico con l’altro. Tra le di­verse sezioni della mostra, particola­re importanza assume il racconto del ciclo di vita del cibo, dalle com­plicazioni di territori aridi e deserti alle ferite del consumo e dello spre­co capitalista. Grande simbolo uni­versale dell’alimentazione è il pane, elemento primario, vero e proprio totem universale per le civiltà di ogni luogo e tempo.

Ampio spazio è dedicato inoltre al lavoro di produ­zione e raccolta tra i campi, le pian­tagioni e il mare, così come alle fasi di trasformazione del cibo, per giun­gere poi sulla tavola quale segno di coesione, convivialità e speranza.

La mostra è visitabile dal martedì alla domenica (dalle 18 alle 22); nei mesi di luglio e agosto dalle 18,30 al­le 23,30. Info 353.429.95.17.

repubblicabari