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“CITTÀ GARGANO” NASCE SENZA VIESTE: UN PROGETTO MONCO?

I sindaci del Gargano firmano per un’unione strategica, ma Vieste resta fuori. C’è un programma? Da dove si parte? E soprattutto: perché manca la città simbolo del turismo garganico?

Ieri sera è stata firmata la nascita della “Città Gargano”.  Non è un sogno ingenuo” –  è stato scritto  “ma è la sfida più concreta e necessaria che questo tempo affida ai firmatari”:

Carmine d’Anelli, sindaco di Rodi Garganico;

 Luigi D’Arenzo, sindaco di Peschici;

 Raffaele Sciscio, sindaco di Vico del Gargano;

 Rocco Di Brina, sindaco di Carpino;

 Alessandro Nobiletti, sindaco di Ischitella;

 Michele Di Pumpo, sindaco di Cagnano Varano;

 Matteo Vocale, sindaco di San Nicandro Garganico;

 Pierpaolo D’Arienzo, sindaco di Monte Sant’Angelo;

 Michele Leombruno, vicesindaco di Serracapriola;

 Michele Merla, sindaco di San Marco in Lamis;

 Antonio Potenza, sindaco di Apricena;

 Luigi Fiore, sindaco di Rignano Garganico.

 Un progetto ambizioso che riunisce numerosi comuni del promontorio con l’obiettivo di dare finalmente una voce unitaria al territorio, accedere con maggiore forza ai fondi europei e sviluppare strategie condivise in ambito turistico, infrastrutturale e culturale. Ma la notizia non fa solo rumore per l’accordo firmato, bensì per una pesante assenza: quella di Vieste.

La città faro del turismo garganico, il motore economico della costa, non ha aderito. E a molti – cittadini, operatori turistici, osservatori politici – non sfugge il paradosso: com’è possibile parlare di “Città Gargano” senza includere Vieste? È come disegnare l’Adriatico senza il mare.

Una città monca?

Senza Vieste il progetto nasce zoppo. Non solo per una questione simbolica o di prestigio, ma per il peso economico e strategico che la città riveste nell’intero comprensorio. Le ragioni dell’assenza ufficiale non sono ancora state chiarite: divergenze politiche? Mancanza di condivisione sul metodo? Semplice ritardo di valutazione?

C’è un programma?

Dall’atto fondativo emergono obiettivi generici: promuovere lo sviluppo sostenibile, migliorare i collegamenti, valorizzare l’identità garganica. Ma manca un piano dettagliato: quali risorse verranno investite? Quali priorità saranno condivise? Il rischio, senza una visione concreta e unitaria, è che tutto resti sulla carta.

Da dove partire?

Il primo passo, ora, dovrebbe essere quello del dialogo. Non per cercare “colpevoli”, ma per riallacciare un confronto. Se Vieste ha scelto (o è stata costretta) a restare fuori, è nell’interesse di tutti comprendere il motivo. La “Città Gargano” ha senso solo se è inclusiva, non esclusiva. E Vieste, piaccia o no, è una parte fondamentale di quel senso.

La speranza è che il progetto non diventi l’ennesimo contenitore senza contenuto, o peggio, l’ennesima sigla vuota per spartizioni locali. Il Gargano ha bisogno di unirsi davvero. E di farlo insieme. Ed è un’occasione da non perdere.