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VERSO LE REGIONALI/ ALTRO CHE PARITÀ DI GENERE RISCHIANO LE CANDIDATURE FEMMINILI

Il totonomi nelle liste già consegna la fisionomia della prossima assemblea. Bocciata l’inammissibilità, solo multe a chi non rispetta l’alternanza uomo/donna.

«Bisogna chiedersi che cosa bisognava fare e non è stato fatto, da parte del legislatore regio­nale. C’è un disincanto da parte delle donne a candidarsi perché, appunto, non vogliono essere più fiore all’oc­chiello e cioè una presenza di lista, deve essere invece una partecipa­zione garantita». Tea Dubois, coor­dinatrice della Rete delle donne co­stituenti, commenta così l’ipotesi che il prossimo Consiglio regionale pu­gliese possa contare una ridotta pre­senza femminile. Molte delle uscenti potrebbero non essere candidate, per altre il percorso appare tutto in salita e anche chi sta pensando a una candidatura sa che la battaglia non sarà semplice.

E così, la geografia del parlamen­tino di via Gentile per la prossima legislatura potrebbe vedere una ri­dottissima presenza femminile, ri­spetto a quella in corso. Un para­dosso, se si considera che attualmente le donne in aula sono un quinto (otto su cinquanta) e che la stessa pre­sidente dell’assise è Loredana Ca­pone, prima donna a ricoprire questo ruolo.

«È stata bocciata – ricorda Dubois – la previsione di inammis­sibilità delle liste che non preve­dessero una presenza paritaria fem­minile. Dunque, chi non ottempera, come si continuerà a fare, sarà semplicemente multato con una sanzione amministrativa pari a quella com­minata a chi butta una cicca di sigaretta per strada». Una soluzione potrebbe arrivare dal tandem ovvero dall’accoppiata tra un candidato e una candidata (nella stessa lista) che potrebbero essere votati insieme, in caso di doppia preferenza. Soluzione non obbligatoria ma percorribile.

 «In Puglia il tandem ha avuto una sin­golare applicazione. In genere sul tandem si va in due – ironizza Dubois, facendo un riferimento alla bicicletta – invece qui c’è stata una decli­nazione patriarcale. Le candidature maschili non sono nate oggi, ma spesso sono frutto di tanti mandati e di tanta esperienza è chiaro che si esercita un potere di dominio sulle figure femminili che, ancora una vol­ta e nonostante siano competenti, hanno una minore esperienza am­ministrativa che, di solito, fa il con­senso.

Un tema assolutamente trasversale e anche Stella Mele, consigliere co­munale a Barletta per Fratelli d’Ita­lia, con una lunga esperienza politica alle spalle, non nasconde di seguire la situazione con perplessità. «La pos­sibilità che il prossimo Consiglio re­gionale abbia meno donne – o ad­dirittura nessuna – è un segnale preoccupante, soprattutto se consi­deriamo che negli ultimi anni sono stati fatti sforzi per garantire mag­giore rappresentanza e parità» di­chiara. «Il fatto che molte uscenti rischino di non essere ricandidate o decidano di fare un passo indietro, per ragioni personali, ma molto più spesso politiche, rivela quanto ancora la partecipazione femminile nelle isti­tuzioni sia fragile.

È vero – aggiunge – che ci sono leggi e regolamenti che cercano di favorire la parità di ge­nere, come le quote e l’alternanza nelle liste, ma ho sempre pensato che il problema sia più profondo: riguar­da la cultura politica, le modalità di selezione della classe dirigente e il sostegno reale, non solo formale, alla leadership femminile». Per Mele «ser­vono scelte politiche coraggiose. Non si può parlare di parità come prin­cipio astratto e poi, nei fatti, costruire liste e alleanze che escludono o penalizzano le donne. E serve anche che le donne che hanno fatto esperienza e acquisito credibilità siano messe in condizione di continuare a dare il proprio contributo, senza dover lottare ogni volta per il diritto di esserci. Perché le donne valgono sanno dimostrarlo».

«In definitiva – conclude – se si accetta passivamente che il prossimo Consiglio possa avere meno donne, si accetta anche che la democrazia pos­sa fare un passo indietro. E questo dovrebbe preoccupare tutti, non solo le donne, perché non è solo una questione di numeri, ma di qualità della democrazia. Quando le donne non sono presenti, o sono presenti in misura minima, mancano inevita­bilmente punti di vista, priorità, com­petenze e sensibilità fondamentali per costruire politiche inclusive. La democrazia è più solida quando rap­presenta davvero la pluralità della società».

gazzettamezzogiorno