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IL FILOSOFO CACCIARI QUESTA SERA A VIESTE: “LA POLITICA È ININFLUENTE DALLA PUGLIA A BRUXELLES. IL GOVERNO MELONI VA. DE CARO-VENDOLA? SI VOTA IL MENO PEGGIO

Il filosofo Massimo Cacciali sarà oggi ospite d’eccezione del festival «Il libro possibile» a Vie­ste, con una lectio magistralis sulle «figure della Passione». Con la Gazzetta ha dialogato sull’attua­lità tra inchieste giudiziarie, guer­re e ruolo dell’Italia nello scac­chiere internazionale.

Professor Cacciali, lei è stato anche sindaco ed europarla­mentare: le inchieste giudi­ziarie da Milano alla Puglia influiscono sul quadro poli­tico. Un antico cortocircuito politica-magistrati?

«Quella meneghina è un’inda­gine su casi vari. Non c’è nessuno che si sogna di tirare fuori un atteggiamento particolare della ma­gistratura. Ci sono riflettori su fat­ti amministrativi».

Il governo di Giorgia Meloni in che acque naviga?

 «Tranquille sul piano interno, sulle questioni internazionali il quadro è più complesso. L’Europa invece attraversa una stagione no. Le dinamiche nazionali però sono marginali rispetto ai nodi più importanti».

Si riferisce all’Ue in crisi?

 «L’Unione vive una difficoltà enorme nei rapporti con gli Usa e l’amministrazione Trump sul piano commerciale e per gli effetti della guerra tra Kiev e Mosca. Emerge una debolezza economica interna, evidente, e una carente coesione politica».

Su Gaza?

«Su quel fronte appare una ver­gognosa impotenza davanti alle incredibili tragedie nella Striscia e in Medio Oriente. L’Ue è sostan­zialmente afasica, alla faccia dell’attivismo sbandierato sui di­ritti umani».

Per il conflitto russo-ucrai­no?

«Vediamo una assenza totale di ogni disegno di pace o di azioni per il cessate il fuoco. Peggio di così non potrebbe andare per l’Euro­pa»

Il diritto internazionale è an­nichilito tra Gaza ed Est Eu­ropa. Di chi è la colpa?

«Di tutto l’Occidente, Russia com­presa, che da anni lavora per eli­minare ogni autorità e autorevolezza negli organismi sovrastatali, dall’Onu alle Corti di giustizia. Or­mai vige il diritto del più forte che contraddice l’idea del diritto in­ternazionale».

In passato le piazze si mobi­litavano, dal Vietnam all’Iraq. Le opinioni pubbli­che sono sonnolente o di­stratte?

«È cresciuto un senso di impo­tenza e la consapevolezza che il nostro governo può influire ben poco in questi scenari. I partiti in grado di mobilitare l’opinione pubblica non esistono; strategie distinguibili da appoggiare o con­tro cui schierarsi non ci sono. La Schlein, del resto, non ha votato a Bruxelles per la von der Leyen? Contro chi ti mobiliti in questo quadro? È difficile fare qualcosa.

Le ultime grandi manifestazioni erano per la pace, ai tempi della guerra a Baghdad; si fondavano sulla contrarietà rispetto all’inva­sione Usa. C’era un obiettivo chia­ro, e ingenuo se si vuole».

Adesso?

«Su cosa ci si mobilita? Per l’Ucraina con Zelensky che vuole i missili per bombardare Mosca? 0 per Putin? È incredibile che non venga fuori una decente opposi­zione che sensibilizzi l’opinione pubblica con mozioni o manife­stazioni in sede di parlamento eu­ropeo per la situazione di Gaza».

Quello che avviene nella Stri­scia è sotto gli occhi di tutti, popoli e politici.

«Lì l’obiettivo è chiaro. Non è pos­sibile che uno stato, sedicente de­mocratico, massacri volontariamente dei bambini che fanno la fame. È intollerabile, una vergo­gna che per l’Ue non si potrà can­cellare».

Un suo allievo, Alessandro Aresu, ha scritto un saggio sulla Geopolitica dell’Intelligen­za artificiale (Feltrinelli): an­che in quel settore l’Ue an­naspa.

«Dopo uno studio sulle relazioni Usa-Cina per la Nave di Teseo, presenta una disamina della gran­de competizione tecnologica in corso, fondata su analisi e su dati. Sono studi preziosi, tutti gli storici e i politici dovrebbero conoscerli. E’ uno dei più brillanti giovani intellettuali italiani. Descrive un’Europa decadente. Chi vuole capire dove si sta andando, nei suoi libri troverebbe delle belle tracce».

In Italia la sfida è tutta nell’ambito ristretto del lea­derismo, con partiti sempre più deboli. Il prossimo derby sarà Meloni-Schlein o i rifor­misti dem esprimeranno una personalità più solida?

«Se ne parla da anni della crisi dei partiti, per tante cause, anche cul­turali».

Giorgia contro Elly?

«I problemi sono su una dimen­sione internazionale e anche le questioni interne verranno decise su questo piano. Quello che av­viene in ogni singolo Paese, e in Paesi come il nostro, è poco in­fluente».

In Puglia la partita è tutta a sinistra, tra Antonio Decaro, che osteggia le candidature come consiglieri dei governa­tori uscenti Nichi Vendola e Michele Emiliano…

«La politica conta sempre meno. Decaro o Vendola… Si voterà il meno peggio. Non mi faccia dire di più».

Sul palco di Vieste terrà una lezione sui «volti della Pas­sione», quelli della Vergine Maria e di Vincent Van Gogh.

«Sono accomunati dalla “Passio­ne”: Maria per un verso in una dimensione teologico religiosa, e l’artista in una versione estetica. Le considero due figure parados­salmente vicine. Sono entrambe piene di misericordia, non di pas­sione passiva, ovvero la passione che significa sofferenza per la sof­ferenza dell’altro. Maria la mo­strava per Gesù, ai piedi della cro­ce, non a caso la chiamavano “la Crocifissa”. Van Gogh voleva es­sere generoso con tutti, era osses­sionato dal donarsi agli altri. Sono due figure che hanno molto da in­dicare nel nostro tempo tragico».

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