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L’ANTICO FASCINO DI RODI SOSPESO TRA MARE E TERRA. AGOSTINELLI LO RACCONTA IN UN DENSO VOLUME

La bibliografia delle opere a carattere storico su Rodi Garganico si arricchisce di un altro contributo. È la volta del denso volume di Pietro Agostinelli uscito per Esse editore di San Severo Rodi nell’anima (pp. 410, euro 25), che raccoglie quarant’anni di ricer­che dell’autore sulla cultura etnica del paese garganico, seguendo la scia di illustri precedenti, come Mi­chelangelo De Grazia, Michelantonio Fini e Antonio Beltramelli. Ne è scaturito questo volume complessi­vo che raccoglie precedenti sparse pubblicazioni e le articola in una virtuosa orchestrazione tematica che riguarda l’aspetto sociale, eco­nomico e culturale del paese poi ar­resosi, con molti compromessi, al progresso e alla tecnologia moder­na.

È una lunga cavalcata con innu­merevoli fotografie sul passato di Rodi, sulle sue vicende storiche, con­tese tra mare e terra, affidate a co­lonizzatori diversi (a partire dagli antichi greci), a mire espansionisti­che, a orgogli dinastici e finalmente approdando alla dignità della sua autonomia amministrativa e allo splendore imprenditoriale e com­merciale fatto all’insegna dei suoi pregiati possedimenti agrumari, grazie ai quali si relazionò con la vicina sponda balcanica e con quelle più lontane di una mitizzata Ame­rica. Grazie ad Agostinelli facciamo un bel viaggio nel vivo delle fiorenti tradizioni religiose (a presidio delle quali si contano numerose chiese e un pregiato convento), passeggian­do tra i caratteristici quartieri, cu­riosando tra le ridenti contrade e gli stemmi delle famiglie nobiliari, en­trando nelle ‘’casine” ottocentesche allietate da convivi estivi.

 Una co­munità basata su agricoltura, arti­gianato e commercio agrumario, fat­to grazie alle speciali imbarcazioni dallo scafo svasato (i “trabaccoli”) i cui autorevoli padroni, tra tutti Car­bone e Ciampa di origine campana, sfidano l’alea della navigazione per costruire un futuro più prospero. Ed ecco Rodi che tra metà Ottocento e armi Trenta del Novecento diventa uno dei porti più ricchi del Sud, si riveste di una ferrovia (la Garganica), parla inglese in America e rus­so con gli zar, tedesco col kaiser Gu­glielmo Il e diffonde con le zagare il profumo dei suoi prodotti. Ovvio che l’autore fosse stregato anche lui da un tale passato che oggi è quasi tutto affidato al turismo con un attivo nuovo porto e si fregia di prodotti agricoli di riconosciuto valore.

E c’è un’immagine di questo spe­ciale film: è quella dell’attività di un’ampia sala cinematografica ge­stita dalla famiglia Apicella e fun­zionante fino agli anni ’90 col sup­plemento di uno spazio per la vi­sione estiva all’aperto, che dà un’idea più larga di come una co­munità si offra ad immaginari più generosi e sappia nutrirsi di realtà altre e alternative. Non importa poi che i locali di quel cinema siano stati convertiti in un elegante hotel: resta la traccia della giusta ambizione ad una vita più ricca e ad orizzonti più larghi, gli stessi che lo stupendo sce­nario marino di Rodi permette da secoli.

sergio d’amaro