Sono passati quasi quattro mesi dal 17 aprile. Quattro mesi in cui l’azione amministrativa della Provincia è stata paralizzata da logiche spartitorie e interessi personali. Quattro mesi in cui si è scelta la crisi, non il confronto. La resa dei conti, non la responsabilità.
Eppure, fino all’approvazione del bilancio di previsione 2025-2027 della Provincia di Foggia, ogni consigliere (di CON) è stato messo nelle condizioni di esercitare il proprio mandato. Ho attribuito deleghe e funzioni, rispettando anche la posizione del Partito Democratico che ha scelto di non assumere alcun incarico.
Ad ogni richiesta – di CON, del PD, e della minoranza – è seguito sempre un intervento immediato mio e/o della mia segreteria. Nessuno è mai stato escluso.
Da li tutto è cambiato. Sono stato attaccato in modo strumentale, anche su questioni che avrebbero potuto essere affrontate con chiarezza e rispetto. Di fronte al rifiuto di ogni forma di collaborazione, ho scelto di non reagire, superando le emozioni. Perché chi c’era, sa com’è andata.
Oggi, in Consiglio Provinciale, si è consumato l’ennesimo atto grave di irresponsabilità politica. Con il voto contrario al rendiconto di bilancio si è voluto costruire scientemente un deserto. Hanno deciso di bloccare tutto: oltre 8 milioni per strade, scuole, servizi. Progetti già finanziati, già pronti.
Ma per qualcuno – PD e CON in testa – contano più le liste per le prossime regionali che i bisogni dei territori.
La Corte dei Conti non giudicherà i post, giudicherà gli atti. E dovranno rispondere, punto per punto, euro per euro.
Oggi non mi hanno sfiduciato, perché la sfiducia si firma, si discute, si vota. Oggi hanno solo dimostrato di non avere il coraggio delle loro scelte. Hanno preferito sabotare l’Istituzione, invece di proporre idee. Hanno boicottato atti concreti, invece di produrre azione politica vera.
Io non mi faccio intimidire da chi prova a fermarmi con l’ostruzionismo. Il mio mandato è chiaro: lavorare per il bene della Provincia di Foggia. Fino all’ultimo giorno. E a marzo, quando si rinnoverà il Consiglio, vedremo chi resterà in piedi.
Non cerco maggioranze di comodo. Guardo ai cittadini, non agli equilibri interni di partito. Non accetto che si giochi con i servizi pubblici per costruire carriere personali. Non mi piego.
A chi oggi ha scelto la paralisi, dico: avete voltato le spalle alla Capitanata. E dovrete spiegarlo alle comunità, ai giovani, alle famiglie. La politica non è teatro. È responsabilità. Ed è tempo che ognuno si assuma la propria.
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