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IN RICORDO DI MATTEO VOCINO (1973–2025). SCRITTORE, POETA, ATTIVISTA. UOMO DI PAROLA E DI RESISTENZA

Con profonda commozione abbiamo appreso la notizia della scomparsa di Matteo Vocino, avvenuta a causa della distrofia muscolare Duchenne, contro cui ha lottato per tutta la vita con intelligenza, ironia e coraggio.

Nato a San Severo il 5 febbraio 1973, Matteo viveva a San Nicandro garganico. Era un autore dalla voce inconfondibile, capace di coniugare la leggerezza del racconto fantastico con la profondità della riflessione poetica. Affermatosi con la raccolta “Favole Bonsai”, firmata con l’amato pseudonimo Dr Doodle, aveva saputo dare nuova linfa alla narrazione breve, trasformando minuscoli racconti grotteschi e paradossali in vere e proprie “microscopie dell’assurdo”. Le sue favole, accompagnate da vignette colorate, parlavano di insetti filosofi, lecca-lecca ribelli, animali impossibili, principesse in cerca di sé stesse: erano mondi surreali ma sempre umani, in cui ogni lettore poteva riconoscersi.

Ma Matteo era anche un poeta dell’interiorità, come testimonia la raccolta “Versi e canti diversi”, presentata nel 2011 a San Nicandro Garganico. In quei versi, scritti nell’arco di vent’anni, raccontava con sincerità e delicatezza il proprio vissuto: l’infanzia segnata dalla malattia, le difficoltà dell’inclusione, ma anche l’affettività, la libertà interiore e la forza dello spirito.

“Non esiste solo la distrofia”, scriveva: e in queste parole c’era la sua sfida più grande, il suo messaggio più potente. La malattia non è tutto, ma parte di una storia più ampia fatta di affettività, lotte quotidiane, emozioni profonde.

Alla scrittura, Matteo ha unito sempre un forte impegno civile. Nel 2013, la sua lettera aperta al Parlamento per l’approvazione della legge n. 24 fu un grido di dignità.

Durante una maratona Telethon, ebbe il coraggio di criticare pubblicamente  la narrazione pietistica della disabilità. Nella lettera aperta al direttore del comitato scientifico, pur apprezzando le iniziative di raccolta fondi, chiese rispetto per la dignità dei malati, criticando l’esibizione delle loro storie come casi pietosi. Propose di destinare parte dei fondi anche al miglioramento della qualità della vita dei pazienti, poiché molti purtroppo non avrebbero mai visto i risultati della ricerca. Sottolineò l’importanza di un cambiamento nell’approccio di Telethon per affrontare le sofferenze dei malati.

Un appello scomodo, ma necessario, che ancora oggi risuona con forza e verità.

Dietro ogni riga, ogni poesia, ogni favola, c’era un pensiero lucido, un’ironia raffinata, una gentilezza che sapeva farci riflettere. C’era un uomo che ha fatto della parola il suo strumento di libertà.

Matteo Vocino ci lascia una testimonianza preziosa, fatta di fantasia, resistenza, poesia e impegno. La sua voce resterà con noi nelle sue opere, nelle sue battaglie e in tutte le persone che ha toccato con la sua umanità.

Alla famiglia, agli amici, ai lettori che lo hanno seguito con affetto, va il pensiero commosso di chi oggi riconosce in lui non solo un autore, ma un esempio raro di coraggio civile.

Che la terra ti sia lieve, Matteo. E che le tue parole continuino a volare, leggere e luminose, come le tue favole.

teresa maria rauzino