Riceviamo e pubblichiamo
Mentre il palcoscenico estivo di Vieste accoglie celebrità, eventi glamour e migliaia di turisti, c’è un’altra città che grida ma nessuno ascolta. È il Borgo Ottocentesco, un quartiere che vive nell’ombra, assediato dalla microcriminalità e abbandonato da una politica che sembra avere occhi solo per le luci delle vetrine.
Spaccio, furti, aggressioni, tentativi di incendio. Già da due notti consecutive, in via Chirurgo Dell’Erba, ignoti hanno tentato di appiccare il fuoco a due autovetture, mettendo a rischio non solo i mezzi ma anche le abitazioni civili circostanti. Solo il tempestivo intervento di alcuni cittadini esasperati e dei carabinieri ha evitato il disastro. Episodi che si ripetono con una frequenza preoccupante, senza che si intraveda una risposta concreta, strutturale e soprattutto preventiva da parte delle istituzioni.
Cos’altro dobbiamo subire affinché venga presa sul serio questa emergenza?
Chi vive nel Borgo Ottocentesco è stanco. Stanco di essere ignorato, stanco di vivere con la paura. È una zona dove la classe media lavora, paga le tasse e mantiene in piedi l’economia cittadina anche fuori stagione. Eppure viene trattata come un peso, come un problema secondario rispetto alla gestione del turismo di massa.
Due città, due pesi, due misure. Una Vieste curata per chi arriva e consuma, un’altra lasciata marcire per chi resta e costruisce ogni giorno la tenuta sociale della comunità. È la fotografia di una città a doppia velocità, dove la sicurezza si mobilita solo per gli eventi da cartolina, mentre nelle strade reali ci si arrangia come si può.
“Squadra Stato”, ci dicono. Ma dov’è lo Stato quando i cittadini chiedono aiuto ogni notte? Dove sono i progetti di inclusione, i piani di recupero urbano, gli interventi di presidio del territorio, le politiche giovanili? Nulla. Solo slogan e post su Facebook.
Eppure, la legalità si costruisce. Si educa. Come scrive la Prof.ssa Giusy Toto dell’Università di Foggia, “la devianza si apprende, ma anche la legalità si può e si deve apprendere, attraverso percorsi educativi e con la presenza reale dello Stato nei territori”.
Una verità scomoda per chi oggi si accontenta di amministrare le apparenze invece di governare le complessità.
Vieste non ha bisogno di propaganda. Ha bisogno di rispetto. Di ascolto. Di azioni. Il tempo delle promesse è finito. Non accetteremo più il silenzio, l’abbandono e la paura come normalità.
Dott. Leonardo Pagano



