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IL CENTRODESTRA (FI E FDI) FA IL PIENO IN PUGLIA SUI PARCHI NAZIONALI. LA LEGA CHE NON TOCCA PALLA

Sul Parco del Gargano (che va a Forza Italia) Salvini “smentito” dal suo stesso governo, mentre FdI “incassa” l’ Alta Murgia. Emiliano “a bocca asciutta” ricorre all’avvocatura di stato.

Era l’inizio di giugno scorso quando Matteo Salvini arrivò a Foggia in pompa magna, seguito dall’on. Durigon (lo stratega del sud della LEGA), per annunciare che la presidenza del Parco Nazionale del Gargano era in quota del suo partito. Infatti alla precisa domanda di una giornalista“il Parco del Gargano è in quota LEGA o Forza Italia?”, davanti a tutta la stampa della Capitanata il Ministro rispose in modo secco: “in quota LEGA! In quota Lega”e continuò precisando “che cercheremo di mettere le persone migliori al posto giusto al momento giusto!” lasciando intendere di star lavorando alla nomina di un garganico doc per la presidenza, un garganico esperto e a conoscenza delle svariate problematiche che affliggono il territorio.

Uno scenario tra l’altro che “rispondeva” in pieno anche e soprattutto alla richiesta avanzata in tal sensogià da tempo dai 18 Sindaci della comunità del Parco,che da mesi sollecitavano“discontinuità” alla guida dell’ente, anche con proteste e incontri con il Prefetto.

E invece, nella torbida estate pugliese,contraddistinta da gravi e numerosi incendi che hanno distrutto gran parte del pregiato territorio del Parco nazionale del Gargano, in particolare l’Oasi Lago Salso, a bruciare è stata anche la “promessa di Salvini”, il quale, suo malgrado,si è ritrovato – come dire- “smentito” dal suo stesso Governo, di cui è addirittura vicepresidente.

Perchè? Perché in data 22 luglio è arrivata al protocollo di Monte Sant’Angelo dell’ente Parco -con effetti retroattivo al 15 luglio – la nomina a commissario straordinario del forzista foggiano Raffaele Di Mauro. Atto firmato dal suo “collega” di partito vale a dire il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin.

Insomma tutto il contrario – né in quota LEGA e né del Gargano – di quello assicurato con grande sicumera daMatteo Salvini dinanzi a giornalisti foggiani non più tardi di due mesi fa.

Una doccia fredda che ha scatenato rabbia e delusione nel mondo leghista di Capitanata. Da subito le chat dei militanti del partito sono state invase da messaggi gonfi di frustrazione e rabbia. La parola più ricorrente è stata: tradimento.

 Non sono mancati – sempre sui social- propositi (e non poteva essere altrimenti) di abbandono e di allontanamento dal partito (una eventualità che dovrebbe preoccupare i vertici provinciali e regionali, ma tant’è…) visto che a prendere l’impegno – disatteso pubblicamente- era stato addirittura il capo del partito, il vice premier Matteo Salvini.“Se non ci possiamo fidare nemmeno di lui ….” il commento più ricorrente. Un colpo micidiale, come è facile intuire, alla figura del “Capitano” che sull’onorabilità della propria parola – “che mantengo sempre” ama ripetere spesso- ha costruito nel tempo la propria immagine politica vincente (almeno finora).

D’altronde si è sempre professato (Salvini) un uomo del fare. Ma i militanti non si danno per vinti e sperano ancora. Si dicono convinti che uno “sgarbo” politico così eclatante non può essere archiviato con una semplice alzata di spallucce. Anzi…. Che “Matteo si farà valere” assicurano. Si chiama “cieca e incrollabile fiducia nel loro condottiero”. 

Negli ambienti leghisti di Capitanata la convinzione unanime che la presidenza del Parco Nazionale del Gargano fosse in quota Lega era data più che certa perché frutto di un accordo “romano”grazie al quale era stata prevista una equa distribuzione delle nomine dei 24 parchi nazionali presenti in Italia.

Non a caso Forza Italia e Fratelli d’Italia negli scorsi mesi hanno incassato nomine in numerosi Parchi, vedi quello della Sila, dell’Aspromonte, della Maddalena, dell’Asinara, dell’Arcipelago Toscano, dell’Appennino Lucano ed altri ancora. Per non parlare di quelli dell’Abruzzo, che sono ben 3, tutti in quota FdI. Da qui la frustrazione della base leghista di Capitanata che si sente “tradita”e punta il dito all’indirizzo degli alleati, ma anche dei cosiddetti strateghi regionali e provinciali del Partito, i quali sono accusati di non aver saputo vigilare abbastanza, facendo così rimediare “una figura non certo bella” al loro capo. I militanti sperano di cancellare al più presto la macchia “della Lega che sui Parchi nazionali in Puglia non tocca palla”. Almeno finora. L’ultima novità in ordine di tempo sulla questione è l’improvviso “risveglio” di Michele Emiliano, governatore di Puglia, che “curiosamente” alla nomina di Di Mauro sul Gargano dello scorso 22 luglio ha taciuto, mentre ieri mercoledì 6 agosto alla notizia della nomina di un esponente meloniano di Altamura (Nicola Loizzo) al vertice del Parco nazionale dell’Alta Murgia, si è accorto (chissà perché) che le prerogative regionali previste dall’intesa tra Stato e Regione sulle nomine dei commissari (art. 9 legge quadro 394 del 91 sulle aree protette) ai parchi nazionali sono state disattese. Ed ha chiesto all’Avvocatura dello Stato (perché non il Tar Puglia?) “di agire nei confronti del Ministro per aver calpestato le prerogative regionali costituzionalmente garantite”.