Il direttore dell’agenzia regionale Pugliapromozione sostiene che il sistema regge, nonostante le criticità segnalate a più riprese.
A furia di promuovere la Puglia, la mette quasi sul personale: «Noi ci diamo così tanto da fare con le campagne sul mare pulito e tutto il resto e voi parlate soltanto delle criticità…». Luca Scandale, direttore di Pugliapromozione, l’agenzia regionale per il turismo, sostiene invece che il sistema regge.
Gli operatori denunciano un calo delle presenze.
«Un conto sono le percezioni soggettive, un conto sono i dati. Quelli parziali di luglio parlano di un incremento del 2 per cento degli arrivi. E anche il presidente del Sindacato italiano balneari, Antonio Capacchione, ha spiegato che in un contesto nazionale di calo delle presenze, Puglia e Sardegna stanno procedendo invece in controtendenza. Altro che cali del 90 per cento, come qualcuno ha riportato».
Ad agosto, dicono gli albergatori del Salento, non c’è il tutto esaurito.
«Questo lo verificheremo quando saranno comunicati i dati all’Osservatorio del turismo. In ogni caso, oggi non si può più ragionare soltanto su un mese».
In che senso?
«La stagione ormai parte da aprile. In quel mese abbiamo avuto un milione di presenze. Un milione e mezzo il mese dopo. Per settembre e ottobre i previsionali ci riservano numeri molto interessanti».
Sta dicendo che la tanto invocata destagionalizzazione ora è realtà? «La strategia del piano Puglia365 mirava a quello e sta funzionando.
E ci siamo arrivati internazionalizzando, attraverso massicci investimenti in fiere, workshop, campagne di comunicazione in Paesi europei ed extraeuropei».
Però nel mercato internazionale l’equazione Puglia uguale mare è quella che continua a tirare.
«Per questo abbiamo investito in una massiccia campagna di comunicazione sul fatto che la Puglia ha il mare più pulito d’Italia. Sui social abbiamo raggiunto 12,7 milioni di visualizzazioni».
Un conto è visualizzare, un altro prenotare.
«Lo so bene. Ripeto, però: non inseguiamo le percezioni. Perché sono legate a fenomeni contingenti. Se prima nei centri storici si formavano le code alle gelaterie a mezzanotte, oggi i turisti stranieri, che sono in prevalenza, cenano alle 18,30 e di notte sembra ci sia il deserto. Ma le strutture turistiche sono piene, come dimostrano a luglio i dati delle città con tassa di soggiorno».
Conferma quindi che aumentano le presenze degli stranieri e diminuiscono quelle degli italiani, che sono però la polpa.
«Certo. I grafici in nostro possesso evidenziano molto chiaramente che c’è un turismo con il 52 per cento di stranieri che si distribuisce su tutto l’anno, ma non ha i picchi di luglio e agosto come per gli italiani. E se vogliamo approfondire le ragioni, non sono certo imputabili al sistema pugliese».
E a chi allora?
«C’è una crisi del mercato interno che riguarda tutte le regioni italiane. I salari sono fermi, l’inflazione si fa sentire e la vacanza diventa un lusso anche per il ceto medio».
Non stiamo pagando anche i costi di un’ubriacatura che ha portato alle stelle i prezzi di lettini e friselle?
«Se così fosse, non dipenderebbe certo dalle nostre politiche di promozione. Di sicuro non abbiamo mai incoraggiato queste tendenze. È importante mantenere la reputazione alta, che non significa negare l’evidenza ma alimentare il rapporto di fiducia con i viaggiatori, evitando, come diceva il sociologo Franco Cassano, di commerciare con il “poco, maledetto e subito”. E tenendo conto che il nostro turismo sta cambiando fisionomia».
In che modo?
«Siamo di fronte a un fenomeno di decentralizzazione. Molti borghi ieri inesplorati sono stati scoperti e si stanno popolando di turisti. Gli stranieri, peraltro, amano meno degli italiani il mare. Tutto questo contribuisce a percezioni distorte rispetto a un fenomeno che genera, secondo Bankitalia, 1,7 miliardi di spesa straniera in Puglia».
Fiducioso, insomma.
«Non lo sono soltanto io. Secondo un sondaggio anonimo dell’Università di Venezia l’80 per cento degli operatori e degli amministratori ha fiducia nella governance regionale. Se vi sono problemi, li affrontiamo e ne usciremo insieme».
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