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60° ANNIVERSARIO HOTEL DEL FARO PUGNOCHIUSO. INAUGURAZIONE 1° AGOSTO 1965. VIESTE: “IL PUNTO ESTREMO DELLO SPERONE GARGANICO – PUGNOCHIUSO L’ALBERGO DEL FARO” – (6)

Ricordi dell’esperienza lavorativa di Giannino Anselmi. Raccolte e ordinate da Giacomo Anselmi.

ANNO 1967.

A metà gennaio tornai a Vieste per controllare lo stato dei lavori: come il

solito erano in ritardo. Occorreva anche predisporre un esame degli impianti

e degli arredi dell’albergo che, sebbene in forma ridotta, era sempre stato

aperto. Il blocco centrale dell’edificio era stato predisposto con il

riscaldamento affinché potesse essere utilizzato anche nella stagione

autunnale durante il periodo della caccia ed io vi trovavo alloggio durante le

mie permanenze a Vieste. Dovevamo inoltre sistemare i fabbricati esistenti a

Santa Tecla, dove si riparavano i pastori per l’inverno, per creare una

foresteria per i cacciatori. A Torre Preposti, promontorio posto sopra

l’Albergo del Faro, l’impresa Chiesa stava costruendo, sempre su progetto

degli architetti Monti, un villaggio con villini a picco sul mare che poi

furono venduti a privati. Nell’uliveto di Pugnochiuso si stavano realizzando

quattro ville in muratura progettate dal famoso architetto Ignazio Gardella33,

a cui l’anno prima avevo avuto il piacere di mostrare la zona. In una valletta

laterale stavamo approntando le baracche per il personale dell’albergo: in

agosto erano disponibili su tre baracche ottantasette letti singoli e diciotto a

castello.

Il lavoro non mi mancava e ormai risiedevo permanentemente all’Albergo

del Faro mentre la famiglia, purtroppo, era a San Donato perché i miei figli

andavano a scuola.

Per tutta la primavera i lavori continuarono con intensità e iniziarono anche

le opere per le finiture interne alla Pagoda: le pareti e il pavimento del night

erano rivestiti di moquette rossa della Lanerossi di Schio, mentre il

pavimento del bar e del ristorante era in piastrelle in cotto fiorentino. Tutte

le terrazze che circondavano i negozi e il bar erano delimitate da grosse

fioriere in cemento armato. Proprio riguardo a queste fioriere mi torna alla

memoria un ricordo particolare. Un anno dopo, nel fare il collaudo delle

opere terminate, feci aprire una fioriera per controllare la composizione dei

drenaggi e la sua impermeabilizzazione. L’operaio che stava compiendo

l’operazione a un certo punto mi chiamò e mi fece vedere che in mezzo alle

palline del drenaggio c’era una pipa e io con grande stupore la riconobbi:

era mia! Non ho mai capito come sia finita lì dentro e non ricordavo

neanche di averla persa: in quel periodo ne utilizzavo parecchie e giravo

sempre con la pipa in bocca.

A metà giugno tornai una settimana in ufficio a Milano, per poi ridiscendere

a Vieste in macchina con la famiglia. Come gli anni precedenti la sistemai

nel villino di Campi e mi gettai a capofitto nel lavoro, anche perché il 9

luglio doveva arrivare l’on. Aldo Moro, presidente del consiglio di allora,

per l’inaugurazione della Pagoda. Gli ultimi giorni furono “di fuoco” perché

arrivarono diversi personaggi importanti e addetti alla sicurezza: ognuno

aveva le sue richieste da fare e accontentarli tutti non era per niente facile.

Ricordo che in quei giorni ero molto teso e anche un po’ arrabbiato.

C’è una foto34 che fa capire bene il mio stato d’animo di quei giorni: si vede

l’on. Moro che parla con il Prefetto circondato da diverse autorità tutte in

giacca e cravatta. L’unico davanti all’onorevole vestito con maglietta e

calzoni cachi e la faccia un po’ alterata ero io. Mi ero rifiutato di mettermi in

giacca e cravatta come tutti, litigando per questo anche con mia moglie che

mi voleva un po’ meno cafone.

Finita la burriana dell’inaugurazione, ripresero i lavori normali, compreso il

servizio antincendio. A fine giugno arrivò la licenza per costruire un altro

albergo, l’Albergo degli Ulivi, posto all’inizio dell’uliveto e di fronte alla

Pagoda. I lavori iniziarono alla fine di settembre, sempre con l’impresa

Chiesa. A ottobre arrivò anche la licenza per la costruzione della piscina

olimpionica sistemata tra la Pagoda, la spiaggia e la sala congressi, posta

sotto la strada di accesso all’Albergo del Faro con vista sul mare. A fine

settembre tornai a Milano con la famiglia e mi fermai un po’ in ufficio, ma

già a fine ottobre dovetti scendere a Vieste per organizzare i nuovi lavori,

albergo e piscina, con il geometra Rivelli. Tra le molte cose, dovemmo

anche rimettere in sicurezza tutti gli impianti e le attrezzature dopo la

stagione balneare.

6 – continua