Ricordi dell’esperienza lavorativa di Giannino Anselmi. Raccolte e ordinate da Giacomo Anselmi.
ANNO 1967.
A metà gennaio tornai a Vieste per controllare lo stato dei lavori: come il
solito erano in ritardo. Occorreva anche predisporre un esame degli impianti
e degli arredi dell’albergo che, sebbene in forma ridotta, era sempre stato
aperto. Il blocco centrale dell’edificio era stato predisposto con il
riscaldamento affinché potesse essere utilizzato anche nella stagione
autunnale durante il periodo della caccia ed io vi trovavo alloggio durante le
mie permanenze a Vieste. Dovevamo inoltre sistemare i fabbricati esistenti a
Santa Tecla, dove si riparavano i pastori per l’inverno, per creare una
foresteria per i cacciatori. A Torre Preposti, promontorio posto sopra
l’Albergo del Faro, l’impresa Chiesa stava costruendo, sempre su progetto
degli architetti Monti, un villaggio con villini a picco sul mare che poi
furono venduti a privati. Nell’uliveto di Pugnochiuso si stavano realizzando
quattro ville in muratura progettate dal famoso architetto Ignazio Gardella33,
a cui l’anno prima avevo avuto il piacere di mostrare la zona. In una valletta
laterale stavamo approntando le baracche per il personale dell’albergo: in
agosto erano disponibili su tre baracche ottantasette letti singoli e diciotto a
castello.
Il lavoro non mi mancava e ormai risiedevo permanentemente all’Albergo
del Faro mentre la famiglia, purtroppo, era a San Donato perché i miei figli
andavano a scuola.
Per tutta la primavera i lavori continuarono con intensità e iniziarono anche
le opere per le finiture interne alla Pagoda: le pareti e il pavimento del night
erano rivestiti di moquette rossa della Lanerossi di Schio, mentre il
pavimento del bar e del ristorante era in piastrelle in cotto fiorentino. Tutte
le terrazze che circondavano i negozi e il bar erano delimitate da grosse
fioriere in cemento armato. Proprio riguardo a queste fioriere mi torna alla
memoria un ricordo particolare. Un anno dopo, nel fare il collaudo delle
opere terminate, feci aprire una fioriera per controllare la composizione dei
drenaggi e la sua impermeabilizzazione. L’operaio che stava compiendo
l’operazione a un certo punto mi chiamò e mi fece vedere che in mezzo alle
palline del drenaggio c’era una pipa e io con grande stupore la riconobbi:
era mia! Non ho mai capito come sia finita lì dentro e non ricordavo
neanche di averla persa: in quel periodo ne utilizzavo parecchie e giravo
sempre con la pipa in bocca.
A metà giugno tornai una settimana in ufficio a Milano, per poi ridiscendere
a Vieste in macchina con la famiglia. Come gli anni precedenti la sistemai
nel villino di Campi e mi gettai a capofitto nel lavoro, anche perché il 9
luglio doveva arrivare l’on. Aldo Moro, presidente del consiglio di allora,
per l’inaugurazione della Pagoda. Gli ultimi giorni furono “di fuoco” perché
arrivarono diversi personaggi importanti e addetti alla sicurezza: ognuno
aveva le sue richieste da fare e accontentarli tutti non era per niente facile.
Ricordo che in quei giorni ero molto teso e anche un po’ arrabbiato.
C’è una foto34 che fa capire bene il mio stato d’animo di quei giorni: si vede
l’on. Moro che parla con il Prefetto circondato da diverse autorità tutte in
giacca e cravatta. L’unico davanti all’onorevole vestito con maglietta e
calzoni cachi e la faccia un po’ alterata ero io. Mi ero rifiutato di mettermi in
giacca e cravatta come tutti, litigando per questo anche con mia moglie che
mi voleva un po’ meno cafone.
Finita la burriana dell’inaugurazione, ripresero i lavori normali, compreso il
servizio antincendio. A fine giugno arrivò la licenza per costruire un altro
albergo, l’Albergo degli Ulivi, posto all’inizio dell’uliveto e di fronte alla
Pagoda. I lavori iniziarono alla fine di settembre, sempre con l’impresa
Chiesa. A ottobre arrivò anche la licenza per la costruzione della piscina
olimpionica sistemata tra la Pagoda, la spiaggia e la sala congressi, posta
sotto la strada di accesso all’Albergo del Faro con vista sul mare. A fine
settembre tornai a Milano con la famiglia e mi fermai un po’ in ufficio, ma
già a fine ottobre dovetti scendere a Vieste per organizzare i nuovi lavori,
albergo e piscina, con il geometra Rivelli. Tra le molte cose, dovemmo
anche rimettere in sicurezza tutti gli impianti e le attrezzature dopo la
stagione balneare.
6 – continua



