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VERSO LE REGIONALI/ PUGLIA, VACILLA IL CAMPO LARGO IL REBUS DECARO BLOCCA TUTTO

Tavolo di coalizione tra oggi e domani. Il Pd potrebbe provare a convocare gli alleati per cercare una convergenza con Avs e M5s. Niente accordo con Emiliano. Calenda: «Antonio fa bene a non volere pupari.

Sono due i candidati governatori che mancano al centrosinistra, o «campo largo» che sia, in vista del voto d’autunno previsto in sette Regioni. Definito sabato lo sfidante in Calabria (Pasquale Tridico) ed esclusa la competizione in Valle d’Aosta che fa storia a sé (dove si voterà il 28 settembre), i buchi neri restano in Puglia e Campania.

E non a caso qui si giocano le partite più delicate e complesse, nonostante la sinistra parta favorita. Colpa dell’incrocio di ambizioni, rivalità, mal di pancia e rivendicazioni che toccano i Democratici quanto i 5 Stelle. E più di recente, pure Avs che alza la voce temendo di restare schiacciata dal «duopolio» dei partiti maggiori.

La somma delle complicazioni sembra concentrarsi in Campania, regno di Vincenzo De Luca da 10 anni. Il nome di Roberto Fico, grillino della prima ora ed ex presidente della Camera, è di fatto congelato in attesa del sì di tutti e, più di ogni altro, di De Luca. Che sembrava pronto ad accettare se non fosse che il gioco si è spostato su un altro tavolo: quello per scegliere il prossimo segretario regionale del Pd, con l’offerta del figlio Piero, attualmente deputato che però non soddisfa tutti.

Ma il problema principale è in Puglia dove si dovrebbe votare il 22 e 23 novembre e dove il tavolo di coalizione non è nemmeno stato convocato. Giovedì Antonio Decaro ha rotto il silenzio e ha dato la disponibilità a candidarsi. Ma con «zero intralci», ossia senza l’uscente Michele Emiliano (che in realtà è uscente) e il predecessore Nichi Vendola, che puntano a fare i consiglieri regionali.

È difficile che Emiliano receda dall’intenzione, già annunciata da mesi, di candidarsi: se lasciasse la Regione finirebbe in panchina, e dovrebbe tornare al lavoro (è ancora magistrato in aspettativa) o chiedere la pensione. L’ipotesi che il Pd trovi per lui un ruolo adatto è al momento residuale, perché le nomine disponibili (si è parlato del cda di qualche grande azienda pubblica) lo relegherebbero comunque nel cono d’ombra della politica.

Tra oggi e domani il Pd dovrebbe provare a convocare il tavolo della coalizione, sperando di mettere insieme M5s e Avs: i vendoliani, però, dopo le parole di Decaro hanno fatto capire che non intendono essere comprimari nella costruzione del campo largo. Difendendo Vendola, il segretario nazionale di Sinistra italiana, Nicola Fratoianni, ha fatto capire che l’accordo potrebbe rompersi sul nascere. Mentre i grillini sono ufficialmente pronti a schierarsi con Decaro chiedendo però “rinnovamento”, che potrebbe voler dire un «no» a Emiliano.

A gettare benzina sul fuoco è Carlo Calenda. «Fa benissimo Decaro a dire che non vuole avere dei pupari in Consiglio che gli suggeriscano cosa fare. Io lo appoggio – ha detto il leader di Azione -. Purtroppo anche in questo caso emerge che il Pd non ha più nessuna vocazione riformista: sta svoltando verso una sudditanza, anzi una corrispondenza di valori con il M5s». Azione ha abbandonato il campo anche in Calabria, mentre in Campania c’è l’ipotesi di un’alleanza con il centrodestra: «Noi – ha detto – non mettiamo un veto sul Movimento, la nostra linea è sempre stata molto chiara: non sosteniamo candidati del M5s e non sosteniamo candidati del Pd che si facciano dettare la linea dai Cinque Stelle».

Il dibattito pugliese invece langue. Sono intervenuti gli ex Articolo 1, con il consigliere regionale Pierluigi Lopalco e Gabriele Abaterusso, che chiedono l’intervento di Elly Schlein. Stesso appello dall’ex sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, che chiede alla segretaria di partecipare a una riunione della segreteria regionale Pd per sostenere Decaro e «chiedere a Emiliano, proprio iscritto e dirigente, di mettersi al servizio del partito e della coalizione in altro modo».

Ma anche il centrodestra è in difficoltà. Le uniche candidature ufficiali sono quelle dei governatori uscenti, Francesco Acquaroli nelle Marche e Roberto Occhiuto in Calabria. Il problema resta il Veneto, tra le resistenze della Lega e le mire di Fratelli d’Italia. In Puglia, FI spinge per Mauro D’Attis, segretario regionale del partito, ma la Lega sta provando a sparigliare e alla fine potrebbe proporre un civico.

gazzettamezzogiorno