Menu Chiudi

MAFIA GARGANO/ «COSÌ VA VENDUTO IL CAFFÈ A MONTE E MANFREDONIA». L’«EREDITÀ» MAFIOSA DEI MIUCCI E LE ESTORSIONI AI BAR DEL GARGANO

L’eredità mafiosa. “Tu devi andare da tutti i bar che stanno a Monte, devi andare a parlare con quelli e dire: ‘io vendo caffè, tengo il caffè a questo prezzo, devo portare anche il caffè qua’. E quelli si devono prendere il caffè. Lo stesso a Man­fredonia: si va al bar, si dice: ‘vedi che qua devo portare il caffè, quan­ti ne consumi?’ Se quello ti dice che ha già l’appalto per il caffè, tu gli dici: ‘quanti caffè consumi, 25? 15 li prendi da quello e 5 li devi prendere da me”’. Così papà Enzino Miuc­ci a fine dicembre 2020 dal carcere telefonò (mica è un problema visti telefonini e schede di cui aveva la di­sponibilità) al figlio Anto­nio.

“Dalle telefonate intercet­tate emerge come Enzo Miuc­ci si avvalesse della colla­borazione del figlio Antonio per mantenere le redini del clan dei montanari; per non allentare la morsa del controllo del territorio, malgrado lo stato di detenzione.

E’ una telefonata di particolare ri­lievo investigativo in quanto fa emergere univocamente il coinvolgimento dell’intero nucleo fa­miliare dei Miucci che partecipa attivamente alle dinamiche cri­minali”, stando a quanto scrivono i carabinieri in una delle decine e decine di informative agli atti dell’inchiesta “Mari e monti” con­tro il clan Li Bergolis/Miucci: 41 arresti a ottobre 2024; e 50 richieste di rinvio a giudizio per 57 capi d’accusa tra mafia (26 gli imputati tra cui 7 pentiti; altri 7 sospettati sono stati uccisi nella guerra con i rivali del gruppo Romito/Lombardi/Ricucci), estorsioni, droga, ra­pine e altri reati; il 9 settembre l’udienza preliminare.

IL CLAN FAMILIARE – Prin­cipali imputati Enzino Miucci, de­tenuto dal 2019, ritenuto il reggente del clan Li Bergolis ereditato dai cugini Franco, Armando e Matteo Libergolis detenuti da an­ni; il figlio Antonio Miucci; il fratello Leonardo Miucci; il co­gnato Lorenzo Scarabino; alla compagna di Miucci, MarilinaScarabino, viene contestato il con­corso esterno in associazione mafiosa perché avrebbe fatta da por­tavoce degli ordini del boss dal carcere all’esterno. “Il nome di Enzo Miucci incute un intrinseco terrore” a dire dei carabinieri “non solo nella popolazione estra­nea al clan, ma anche negli stessi ambienti criminali. La voce che potrebbe uscire dal carcere basta da sola a rimodulare alleanze e assetti criminali, e quindi a ter­rorizzare gli oppositori”.

E IL FIGLIO – “Le in­dagini hanno permesso di porre in luce la spiccata ca­pacità delinquenziale di An­tonio Miucci” ancora l’Arma “che ripercorre le orme del padre detenuto, avendo già una solida reputazione che gli perviene dal suo cognome sia tra i pregiudicati più an­ziani sia tra i giovani che spingono verso il mondo cri­minale.

Gli elementi raccolti permettono di formulare l’ipotesi che Antonio Miucci abbia creato, organizzato e gestisca un proprio gruppo dedito principal­mente allo spaccio che controlla il territorio anche attraversi scontri con altri gruppi. Antonio Miucci si comporta come un vero e proprio capo criminale; si prodiga per sin­cerarsi delle condizioni dei sodali; si spende con solerzia per com­prendere le dinamiche di un ag­guato ai danni di suoi uomini, e promette vendetta armata”.

gazzettacapitanata