Centodieci anni fa l’Italia, guidata per la prima volta da un presidente del consiglio pugliese, Antonio Salandra, decise di partecipare nel primo conflitto mondiale. Il 24 maggio 1915 infatti l’Italia entrò in guerra contro l’impero Austro Ungarico. Gli austriaci però furono i primi a colpire, poche ore dopo l’inizio delle ostilità. Fra le prime città italiane colpite dalle cannonate austriache furono quelle pugliese. Navi asburgiche colpirono infatti Barletta, Manfredonia, Vieste e le isole Tremiti.
Barletta fu attaccata nella mattinata del 24 maggio dall’incrociatore Helgoland, una nave di 3.500 tonnellate, 340 marinai di equipaggio e nove cannoni Skoda, fra le più nuove della marina imperiale asburgica perché entrata in servizio nel settembre del 1914. Poche ora prima, all’alba del 24 maggio 1915, due cacciatorpediniere austriache – il Csepel e il Tatra – avevano già bombardato Manfredonia.
Il bombardamento su Manfredonia iniziò, così come evidenziò con un telegramma il prefetto di Foggia Mario Furgiuele, alle 4 e 6 minuti. Miracolosamente non si registrarono vittime ma solo tantissimo spavento fra la popolazione di Manfredonia che si riversò in massa nelle campagne circostanti. A parlare di questo bombardamento furono il prefetto di Foggia, Mario Furgiuele ed il settimanale lucerino “Il Foglietto”.
La mattina del 24 maggio Furgiuele fu costretto a fare gli straordinari, raccogliere quante più informazioni possibili e informare così, mediante telegrammi, i suoi superiori romani. Ed informarli così di quell’attacco a sorpresa andato in scena a Manfredonia. Gli austriaci all’alba del 24 maggio 1915 colpirono sulla costa garganica anche Vieste, le isole Tremiti e Torre Mileto.
Dappertutto si registrarono danni ma non vittime. Nei pressi delle coste garganiche, fra Peschici e Vieste, ci fu una battaglia navale, con un cacciatorpediniere italiano, “Il Turbine”, che si trovò ad affrontare quattro nave austriache. Il “Turbine” – che pesava solamente 300 tonnellate – dopo aver attaccato l’Helgoland nei pressi di Barletta scappò verso sud, ma si scontrò con il Csepel, e il Tatra reduci dall’attacco a Manfredonia, e con il Lika e l’Oryen che lo avevano inseguito nella sua fuga dalle acque di Barletta.
Il “Turbine” accettò lo scontro, sparò con i suoi piccoli cannoni, ma fu bersagliato dai colpi nemici e costretto all’autoaffondamento a causa dei danni subiti. Il bombardamento più rilevante della giornata sulla costa pugliese fu quello di Manfredonia. Le navi austriache, il Cspel ed il Tatra, alle 3:30 della notte fra il 23 ed il 24 maggio si introdussero a lumi spenti nel porto di Manfredonia, fermandosi a dalla spiaggia. Gli austriaci fermarono un peschereccio e chiesero informazioni ai malcapitati pescatori sipontini dove si trovasse la stazione, obiettivo della missione.
Dopo aver avuto le informazioni incominciarono il bombardamento contro la stazione ferroviaria, il deposito macchine ed il binario. Le granate austriache abbatterono alcuni pali telegrafici facendo cessare così i collegamenti telegrafici. Le cannonate danneggiarono anche stabilimento cementificio, “Sipontina”. L’attacco contro il Gargano avvenne nell’ambito di una vasta operazione navale per colpire le coste adriatiche italiane che causò ima sessantina di vittime e vide impegnate complessivamente una cinquantina di navi austriache divise in vari gruppi. Manfredonia fu bombardata dai più moderni cacciatorpediniere austroungarici. Le due navi erano state realizzate sul finire del 1913, erano lunghe un’ottantina di metri, potevano ospitare un centinaio di marinai e toccare la velocità massima i 32 nodi, ovvero 60 km all’ora circa.
I due cacciatorpediniere erano dotati ciascuno di due cannoni Skoda K10, calibro 100 millimetri e sei Skoda K10 calibro 66 millimetri che fecero fuoco all’unisono all’alba del 24 maggio e scaricarono complessivamente 105 colpi su Manfredonia. “La popolazione allarmata scappa in campagna” scrisse il prefetto di Foggia Furgiuele ai suoi superiori romani sottolineando che non si erano registrate vittime. La tragedia sul Gargano però avvenne un anno e mezzo dopo. Il 2 novembre 1916 aerei austriaci, quando le lancette erano prossime a mezzogiorno, colpirono daccapo Vieste e distrussero quasi interamente la malcapitata famiglia Simone; morirono tre fratelli Michela, Carmelina e Santino di 15, 8 e 6 anni. La loro abitazione di due piani fu centrata in pieno da una bomba. Si salvarono solo la madre che era al piano inferiore e la domestica.
francesco barbaro



