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REGIONALI/ LO SFOGO DI EMILIANO: “VINCEREMMO PURE SENZA DI LUI”

Altri strali sul successore del campo largo. “Ma lo voterò, superiamo le paturnie”.

«Per elezioni così impor­tanti non c’è stata capacità di Antonio di comprendere che iniziare così non era utile»: il nuovo round nella vertenza po­litica tutta pugliese del Pd, dopo l’indicazione dell’eurodeputato Decaro come candidato gover­natore, è andato in onda su Rete4, con il presidente Michele Emiliano che – ospite dello spa­zio di approfondimento 10 mi­nuti, curato da Nicola Porro – ha raccontato la sua versione delle roventi divisioni.

La nuova puntata arriva dopo le dure cri­tiche che Emiliano ha mosso a Decaro («un uomo solo al co­mando») durante il suo discor­so nell’inaugurazione della Fie­ra del Levante (a cui sono però seguiti tentativi, sul cui esito non c’è riscontro, volti a riat­tivare un canale di comunica­zioni cordiali fino al 23 e 24 no­vembre).

«Per incastrare Decaro e far­lo candidare, mi sono dovuto ritirare. Avevo concordato con Antonio la mia discesa in cam­po come consigliere»: Emilia­no, interrogato da Porro dopo la visione di una clip nella quale elogiava il suo (ex) delfino su un palco barese, ha spiegato le mo­tivazioni per cui ha dovuto fare un «passo di lato».

 «Gli avevo detto che anche con il terzo mandato – ha aggiunto il ma­gistrato in aspettativa – non lo avrei inseguito: gli volevo ce­dere immediatamente il posto». La collocazione che aveva scel­to? «Tutti quelli che fanno i guerrieri poi vanno nel consi­glio della tribù…».

Il giornalista pugliese ha poi incalzato Emiliano sui motivi di questa lite: «Bisogna chie­derli a lui. Si è rappresentato la scena di un consiglio regionale dove ero seduto io. E ha pensato di non candidarsi».

Da qui 1’evocazione della categoria del «tradimento», che Emiliano pe­rò non condivide: «Non mi sen­to tradito: la lettura psicologica di questa cosa a me è chiara. Non si doveva iniziare così. Ora? Sto cercando dì minimiz­zare il danno. Anche io però sto un po’ arrabbiato: mi ha fatto esporre per la candidatura e poi ho letto che non mi voleva più sul giornale…».

Emiliano ha prefigurato in ogni caso un happy end: «No­nostante questa storia pugliese, io e Antonio stiamo insieme. Lo sosterrò e cercherò di battere il centrodestra. Ogni tanto qual­cuno di noi ha idee particolari e cerchiamo di superare le patumie senza dividerci», ha pun­tualizzando escludendo che le divergenze possano avere effet­ti sulla campagna elettorale. E ha dato anche qualche numero:

«I sondaggi in Puglia sono de­vastanti per le forze del governo Meloni: il centrodestra ha tren­ta punti in meno. Avremmo vinto anche con un candidato dei 5S. In questi vent’anni le cose, evidentemente, sono an­date bene».

Porro ricorda che il collega governatore Vincenzo De Luca ha descritto la bagarre dem pugliese come «una sce­neggiata napoletana». Emilia­no, amico del presidente cam­pano, ha sorriso: «Io difendo Decaro anche da De Luca. Non bisogna mai cadere nelle grin­fie di De Luca…». Le ultime due battute sono sui cacicchi e sul caso dello stupratore maliano che è stato lasciato libero a Mi­lano.

«Io un capo bastone? Ci tengo a dire che fossi il capo di un sistema di potere, Decaro non si sarebbe potuto permet­tere di dire che si candidava solo se io non ci fossi stato. Per evitare di prendere il candidato vincente, il governatore ha fat­to un passo di lato e se Decaro si è ingoiato (il passaggio, ndr). Mi sarebbe piaciuto continuare a lavorare per la Puglia, ma suc­cede…».

Sulla vicenda milane­se: la battuta finale di Emiliano: «I magistrati commettono mol­tissimi errori, lo so per espe­rienza. Dovrebbero essere me­no sicuri di loro stessi. Ho letto che a Milano sono state ritirate alcune misure, lo stesso a Lecce per un mio ex assessore molto bravo. I magistrati devono ope­rare con enorme cautela. Ora arriva una riforma che com­plicherà le cose: un pubblico ministero – fuori dalla cultura della giurisdizione diventerà un super poliziotto».

gazzettadelmezzogiorno