L’agguato mortale, avvenuto il 20 giugno del 2017, rientra nell’ambito della violenta guerra di mafia tra clan rivali.
La Polizia di Stato – con l’intervento congiunto della S.I.S.C.O. di Bari e della Squadra Mobile di Foggia, coordinate dal Servizio Centrale Operativo – ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bari, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia locale.
Il provvedimento è stato emesso nei confronti di due soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di duplice omicidio volontario, detenzione e porto illegale in luogo pubblico di armi da guerra e armi comuni da sparo, con l’aggravante mafiosa, sia per modalità che per finalità di agevolazione mafiosa.
Il delitto, avvenuto nel tardo pomeriggio del 20 giugno 2017 ad Apricena, ha avuto come vittime Nicola Ferrelli e Antonio Petrella.
Le indagini hanno permesso di accertare che l’azione omicidiaria fu commessa per agevolare le attività della consorteria mafiosa allora nota come clan Lombardi/La Torre/Ricucci – frutto della riorganizzazione del clan Romito – nonché della cosiddetta “società foggiana”, con particolare riferimento alla batteria Moretti/Pellegrino.
Il duplice omicidio si inserisce nel contesto di una guerra di mafia tra il gruppo Lombardi/La Torre/Ricucci e la fazione rivale Di Summa/Ferrelli, in lotta per il controllo del territorio di Apricena e dell’area limitrofa di San Marco in Lamis, con l’obiettivo di assumere il monopolio delle attività criminali, in particolare il traffico di droga.
Accogliendo l’impianto accusatorio della D.D.A. di Bari, il G.I.P. ha disposto la custodia cautelare in carcere per due esponenti di spicco del citato gruppo criminale, entrambi già detenuti per precedenti operazioni antimafia nel Gargano. Uno dei due è attualmente sottoposto al regime di carcere duro (art. 41-bis O.P.).
Le indagini, affidate congiuntamente alla Sezione Investigativa di Bari del Servizio Centrale Operativo e alla Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile di Foggia, hanno preso avvio dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia dell’area garganica, che hanno fornito elementi informativi di grande rilievo, successivamente verificati e riscontrati dalla Polizia Giudiziaria.
Grazie a tali riscontri, è stato possibile costruire un solido impianto probatorio nei confronti degli esecutori materiali del delitto, realizzato con modalità tipicamente mafiose, facendo leva sulla forza intimidatrice del sodalizio criminale e sulla conseguente condizione di omertà e assoggettamento.
L’azione del commando armato è stata caratterizzata da un’esecuzione particolarmente efferata: un prolungato inseguimento in pieno giorno e l’esplosione, su una strada pubblica, di numerosi colpi d’arma da fuoco ad alto potenziale offensivo, in un contesto in cui erano presenti anche cittadini ignari a bordo di altri veicoli.
L’intera scena del delitto è stata ripresa da telecamere di videosorveglianza, che hanno documentato l’azione omicidiaria nella sua brutalità, compreso il “colpo di grazia” alla testa delle vittime, inferto per devastarne il volto e “cancellarne la memoria”.
Le immagini hanno consentito, in una fase successiva, rilievi tecnico-scientifici complessi svolti dal personale specializzato del Servizio di Polizia Scientifica di Roma. Grazie a una consulenza antropometrica, è stato possibile stimare le caratteristiche fisiche dei soggetti ripresi, in particolare l’altezza, giungendo così a una valutazione di compatibilità tra le misure dei killer e quelle degli attuali indagati.



