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AL PROCESSO IN CORTE D’ASSISE A FOGGIA IL COMANDANTE DEI ROS, GARGINI RICOSTRUISCE L’OMICIDIO TROTTA A VIESTE

I clan in guerra, le alleanze, le rotture, la scia di sangue. Si è parlato di questo in corte d’assise a Foggia con l’interrogatorio del maggiore Nicola Gargini, ex comandante del reparto ope­rativo dei carabinieri prima e del Ros poi nel capoluogo dauno.

E’ uno dei testi d’accusa nel processo a Angelo Bonsanto, 34 anni, di Lesina e al pentito Gianluigi Troiano, trentaduenne viestano, accusati di concorso nell’omicidio aggravato dalla mafiosità di Omar Trotta, il giovane ristoratore ucciso nel suo locale “L’an­tica bruschetteria” nel cen­tro di Vieste il primo po­meriggio del 27 luglio 2017, sotto gli occhi di moglie e figlioletto e dell’amico Tommaso Tomaiuolo che venne anche ferito dalle pi­stolettate esplose da 2 kil­ler.

L’agguato è collegato alla guerra tra il clan un tempo capeggiato da Marco Raduano pentitosi a marzo 2014; e i rivali del clan di Girolamo Perna (ucciso ad aprile 2019) e dai cugini Giovanni e Claudio Iannoli. Per l’omicidio Trotta già condannati in primo e secondo grado nel processo “Omnia nostra” 3 pentiti: Raduano a 20 anni, anche per mafia, un altro omicidio e un tentato omicidio; il compaesano Danilo Pietro Della Malva a 11 anni anche per mafia e altri reati; e Antonio Quitadamo, mattinatese, a 12 anni e 4 mesi anche per mafia.

Nella ricostruzione accusatoria Raduano diede l’ordine di uccidere Trotta perché ritenuto vicino al clan rivale; Della Malva e Quitadamo supportarono i 2 sicari prima e dopo l’agguato; Bonsanto è uno dei killer (l’altro non è stato individuato al di là di sospetti su un foggiano affiliato al clan Moretti della “Società”); Troiano entrò nel ristorante poco prima del delitto per accertarsi che Trotta fosse all’interno e mandare un sms di via libera al commando.

Troiano pentitosi nell’estate/autunno 2024, e ora difeso dall’avv. Giovanni Signorile ha confessato il pro­prio ruolo rivelato già da altri pentiti e chiesto scusa alla famiglia della vittima. Bonsanto difeso dall’avv. Luigi Marinelli si dice innocente. I due imputati sono a piede libero per questa accusa ma sono detenuti per altre vicende; il processo è in corso dal febbraio 2023.

Il maggiore Gargini ri­spondendo alle domande di pm e difesa ha spiegato co­me inizialmente Raduano fosse alleato di Perna, en­trambi al vertice del clan viestano alleato dei gruppo Li Bergolis. In seguito all’omicidio del cognato Gianpiero Vescera ucciso a Vieste a settembre 2016, Ra­duano abbandonò i Li Ber­golis e passò col clan rivale Lombardi/Ricucci/Romito. Stesso percorso di Troiano inizialmente sodale del clan Li Bergolis, poi transitato nelle fila av­versarie. I Lombardi/Ricucci/Romito sono alleati del clan Moretti/Pellegrino della “Società fog­giana”, cui sarebbe vicino Bonsanto che sarebbe stato quindi “prestato” ai garganici per far fuori Trotta.

Il gruppo Perna/Iannoli è invece alleato dei Li Bergolis che storicamente sono vicini alla batteria Sinesi/Francavilla rivale su Foggia dei Moretti/Pellegrino.

Nelle prossime 3 udienze del 3 e 17 ottobre e novembre saranno interrogati gli ultimi testi d’accusa e quelli a discarico citati dall’avv. Ma­rinelli. Poi parola a Dda e difensori per re­quisitoria e arringhe, la sentenza di primo grado sarà pronunciata verosimilmente nei primi mesi del 2026.

gazzettacapitanata