In riferimento al comunicato diffuso dal Sig. Simeone nel quale si afferma che il rinnovato Consiglio Direttivo sarebbe frutto di una “cooptazione”, si ritiene necessario precisare quanto segue.
Le cariche associative risultano scadute dal mese di gennaio, e pertanto non è possibile procedere ad alcuna forma di cooptazione.
I relativi componenti del consiglio direttivo si trovano in regime di prorogatio, limitandosi cioè a garantire l’ordinaria amministrazione in attesa del rinnovo da parte dell’Assemblea dei soci.
È quindi evidente che, in tale condizione, non sussiste alcun potere di procedere a cooptazioni, trattandosi di un atto straordinario che presuppone la piena titolarità delle cariche — titolarità che, alla data odierna, non è più in essere.
Ogni eventuale rinnovo o integrazione degli organi sociali deve avvenire esclusivamente attraverso regolare convocazione dell’Assemblea dei soci, nel pieno rispetto delle procedure democratiche e trasparenti previste dallo Statuto.
Pertanto, qualsiasi atto o dichiarazione che attribuisca legittimità a un presunto “consiglio direttivo cooptato” non ha alcun fondamento giuridico né statutario.
Ma la cosa che ci sorprende maggiormente è che questa originale interpretazione dello statuto e dell’art. 2386 del Codice Civile, sia stata condivisa e supportata, a loro dire, dalla Confederazione nazionale.
Sarebbe bastato rispettare lo Statuto e convocare i soci, invece di procedere con scorciatoie autoreferenziali.
Un’Associazione vive di partecipazione, non di cooptazioni decise in stanze chiuse. Il rispetto delle regole non è un optional: è la base della trasparenza e della credibilità.
Respingiamo con fermezza le accuse di presunti ammanchi che vengono artatamente diffuse. Tali insinuazioni non solo sono prive di qualsiasi fondamento, ma rivelano chiaramente il tentativo di costruire un processo diffamatorio nei confronti del nostro gruppo.
Il vero processo diffamatorio, dunque, non viene subito, ma viene messo in atto da chi diffonde menzogne, nel tentativo di mascherare altre responsabilità o di spostare l’attenzione dai propri comportamenti.
Le parole hanno un peso, e chi sceglie deliberatamente di usarle per diffamare dovrà assumersi ogni responsabilità delle proprie dichiarazioni.
Riguardo “i numeri sbandierati senza alcuna cognizione di causa” ci preme sottolineare che il 70% da noi indicato riguarda gli abbinati INPS, non l’intera platea degli abbinati all’associazione. Sono due cose ben diverse. Se poi qualcuno non distingue tra le due, il problema non è nei dati ma nella capacità di leggerli.
In merito all’affermazione che “fare rappresentanza non è essere un mero fornitore di servizi “ci viene da sorridere, in quanto ricordiamo a chi è arrivato in Associazione solo quattro anni fa, che Confartigianato è una realtà nata sul territorio nel 1989 e se fino ad oggi si è potuta vantare di essere l’Associazione più rappresentativa del comparto artigianale, i meriti sono da attribuire a chi ha saputo fare un lavoro di “grande rappresentanza” in questi lunghi anni.
La rappresentanza non è un concetto astratto né un titolo onorifico: si conquista sul campo, rispondendo ai bisogni di chi si rappresenta, non con dichiarazioni autoreferenziali.
La vera rappresentanza non si proclama, si dimostra. Chi non serve i propri soci, semplicemente non li rappresenta.



