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LA FESTA DEL REDENTORE, I SANTI PATRONI DI VENEZIA E PESCHICI

E quel “fil-rose” del Giro che unisce Cacciari, Sànchez, Besos, Dolce&Gabbana.

Quando il D-Day del Redentore si avvicina – e non certo di soppiatto – i sentimenti prendono ad accavallarsi così velocemente da imporre riflessioni a lungo sopite.

La Festa del Redentore cade nel 2025 nel week-end lungo che va dal 18 al 20 luglio. Le pubblicazioni tracimano notizie, allerte, inviti, puntualizzazioni, eventi, e via discorrendo. E la mente corre al fatto sostanziale che praticamente ogni luogo vanti ricorrenze legate a Santi. La Festa in Laguna è il momento che ricorda la salvezza dalla peste. Si era tra il 1576, a metà strada del flagello cominciato un anno prima e finito un anno dopo. Gli archivi parlano di cittadinanza falcidiata di almeno un terzo, vale a dire circa 45.000 decessi su 135.000 mal censiti e, forse, pure mal contati.

La Festa del Redentore, con quella processione dalla Giudecca al nuovo Duomo partorito dalla mente del Palladio, si rinnova ogni anno in luglio. E’ un appuntamento tra il sacro e il profano ormai divenuto imprescindibile, che si accavalla ad un altro a noi ben più vicino in quanto insignito della cittadinanza onoraria di quel paesotto: Peschici, perla del Gargano, provincia di Foggia, promontorio che si slancia dal Mare Adriatico sino in cima alla Foresta Umbra (così chiamata per via dell’ombra che dà refrigerio d’estate e non per qualche strano intreccio con la Regione Umbria).

A Venezia si celebra l’uscita dalla pestilenza. A Peschici si onora Sant’Elia, che è narrato come il Profeta protettore dall’invasione delle cavallette a metà del XVI Secolo, più o meno nel periodo del dramma in Laguna. Il Santo di Venezia – vale rimarcarlo – è San Marco Evangelista, che si celebra il 25 aprile (giorno di un’altra Liberazione, come è ben noto), da sempre raffigurato con il leone alato con un libro che esorta: “Pace a te, Marco mio evangelista”.

San Marco (che è anche Patrono di Pordenone di Latina, tanto per rimanere bei capoluoghi di provincia italiani) e Sant’Elia nulla hanno a che fare tra loro se non d’essere Santi entrambi. Ma sono ben collegati l’un l’altro dal “fil rose” del Giro d’Italia, che ha regalato momenti indelebili dagli Anni Settanta del Novecento a ben oltre l’ingresso nel Duemila: sempre idealmente in sella alla bici da corsa, ovviamente

Venezia è su un piano ben diverso rispetto a Peschici. Sulla via del ciclismo agonistico, lo confessiamo, fu la cronometro del 1978 del Giro d’Italia rimodellato dal geniale Vincenzo Torriani a lasciarci a bocca aperta. Torriani, unico e vero Patron del Giro, e il fedele cartografo Cesare Sangalli – mai abbastanza celebrato – disegnarono un tracciato divenuto storico e inimitabile per via dell’evoluzione del mezzo ciclistico che ha portato gli atleti a velocità impensate: tracciato da Marghera a Piazza San Marco (…riecco il Patrono!). I tempi venivano staccati ben prima dell’arrivo all’ombra del Campanile perché la mèta era raggiungibile grazie anche ad un ponte di barche su cui i corridori non potevano essere spinti verso rischi eccessivi. Era il 21 maggio. Una domenica. Francesco Moser, fasciato dalla maglia iridata di campione del mondo conquistata nell’estate precedente a San Cristobal (Venezuela), si impose sul rivale di sempre, Giuseppe Saronni.

L’immagine del Giro a Venezia fece il …giro del mondo. E, in vena di confessioni, rimase nella mia mente sino a quando decisi di proporre la partenza del Giro del Centenario (1909-2009) proprio da Venezia e conclusione a Roma, nella Capitale d’Italia: gran finale rispolverato una dozzina di anni più tardi per riscoprire i Fori Imperiali. Nulla si crea e nulla si distrugge, disse Qualcuno.

Ebbene: nel 2008 l’ispirazione mi portò a Venezia giusto un anno prima di quella che sarebbe divenuta la Grande Partenza del Giro del Centenario. Mentre la corsa del 2008 si sviluppava abbastanza vicina alla Laguna, con l’allora fedelissimo driver Alessandro Giannelli, feci rotta verso Piazzale Roma per far visita all’allora sindaco del capoluogo veneto: il filosofo Massimo Cacciari, che ben conosce la storia del Giro, che continua ad esserne innamorato e che sa valutare il peso specifico e sociale di qualsivoglia evento, che sia politico, sociale, cultirare, sportivo o di spettacolo.

Parcheggiata l’auto in un silos di Piazzale Roma, al di qua del Ponte della Libertà (!), feci da anfitrione in una camminata verso Piazza San Marco, sue giù il Ponte di Rialto. Primo stop presso il Caffè Florian, primo caffè al mondo ad essere inaugurato. Data: 20 dicembre 1720. Noi eravamo nel 2008… Sorseggiato un tostato normalissimo, Giannelli rimase stupito dal fatto che sul costo della bevanda ci fosse l’on-top del sovrapprezzo per la musica che saliva dal porticato. Secondo stop a Ca’ Farsetti – Ca’ Loredan, sede storica del Comune.

Massimo Cacciari ci aspettava con la sua barba brizzolata sotto il caschetto di capigliatura nerissima. Uomo di cultura prestato alla politica, non chiese alcun approfondimento. Capì la valenza della proposta in un batter di ciglia. E sposò l’idea, lasciando che fossero gli Enti a partecipazione comunale (Casinò compreso) ad affrontare e risolvere la questione economica. L’annuncio venne dato da Ca’ Farsetti. La presentazione ufficiale della corsa del Centenario venne fatta al Teatro La Fenice – e dici niente…: ora è in streaming da qualche parte e su qualche sito web che si interrompe puntualmente, lasciatecelo dire – e la frazione inaugurale del 9 maggio andò in scena al Lido di Venezia con una cronometro a squadre vinta dall’americana Columbia High Road “tirata” da Mark Cavendish, velocista britannico di straordinario spessore che ora si ritrova persino strade di Francia intitolate a suo nome per aver superato Eddy Merckx nel numero di frazioni giornaliere conquistate (35).

Quel giorno, Massimo Cacciari arrivò in zona traguardo in bicicletta. Tutti etano concentrati su Domenico Dolce & Stefano Gabbana, che avevano disegnato la maglia rosa del Centenario come meno chiacchiere al vento rispetto agli abiti forniti a Lauren Sànchez per il matrimonio in Laguna con Jeff Bezos del 2025. Il Sindaco evitò cerimonie e cerimoniali. Era là, al lido con l’accompagnatrice dai capelli rossi. Abiti casual. Mani sul manubrio. Il suo legame con il ciclismo, sport fatto con il mezzo di trasporto più democratico che ci sia, ne uscì fortemente rafforzato, ben al di là delle pregevoli opere cittadine lanciate durante i suoi mandati per portare a 50 chilometri lo sviluppo delle piste ciclabili in abbinata con Mestre. Un anno più tardi lasciò la politica e si dedicò soprattutto a qualcuno dei suoi sessante e oltre libri scritti in punta di penna.

Per la cronaca: il Giro 2009 è targato Danis Menchov, corridore russo accolto al Quirinale in maglia rosa dal Presidente Giorgio Napolitano che parlava nella lingua del conquistatore occasionale della corsa della Gazzetta dello Sport. Nulla di nuovo, dunque, sotto il cielo della Capitale se sulla linea d’arrivo si presenta Sergio Mattarella…

La Festa del Redentore si appresta ad andare in scena, lasciamo Peschici e le sue quattro tappe del Giro ospitate – record dei piccoli centri! – ad altri capitoli e facciamo rotta sulla Processione al centro delle celebrazioni del 2025 a Venezia e guardiamo con curiosità a quanto annunciato tipo l’apertura di venerdì del ponte votivo fatto con le zattere e che collega la Giudecca al Redentore,  lo spettacolo pirotecnico del sabato notte in Bacino San Marco, la Regata dei Giovanissimi della domenica unitamente alla Santa Messa Votiva della domenica. Momenti unici: c’è da giurarci.

angelo zomegnan